Novantanove giorni da sfollata – Anna Maria Galeota

L’attimo prima la vita è regolare, con la classica routine quotidiana. Pochi secondi dopo giunge crudelmente il repentino cambiamento: il terremoto. Questa volta però, a “scriverlo” è una sfollata, che ne ha vissuto la catastrofe e le luttuose conseguenze.

Anna Maria Galeota è un’insegnante, che viveva come tutti noi, nella propria casa, che faceva i suoi piccoli programmi per il futuro: piccoli viaggi, ricongiungimento con la famiglia in vista della Pasqua ecc. Ma l’avvenimento di quel ormai 6 aprile 2010 ha sconvolto completamente la sua esistenza, così come quella di tutti i cittadini aquilani e di Onna, sopravvissuti, mentre centinaia oggi non ci sono più. Il diario della docente testimonia il dramma ma anche il coraggio, racconta la generosità iniziale, ma anche la stanchezza deturpante, la solidarietà, le iniziative, la volontà di ricominciare, ma anche la fragilità, la debolezza e innanzi tutto la paura. Perché

gli esseri umani si uniscono solo nelle difficoltà, poi vivono in una illusione di auto sufficienza e di immortalità.

Quello dell’Abruzzo è stato un sisma “passato alla storia”, come quelli violenti e impietosi che purtroppo ci hanno sconvolto più volte in Italia. La testimonianza vuole essere un esempio di precarietà, che per certi versi è più duratura di quanto si crede, mentre per altri può servire da esempio per non sprecare mai un momento. E vuole essere un’opportunità di denuncia sociale e istituzionale di promesse ancora non mantenute, che naturalmente hanno bisogno di tempo, di pazienza e di burocrazia. È anche un esempio di quanto è difficile la convivenza forzata che spesso provoca il peggio di noi, l’ospitalità che a lungo termine si trasforma in invadenza, l’indossare vestiti usati con profumo di sconosciuti, semplicemente perché abituati alle proprie comodità, alla privacy che in questi casi svanisce drasticamente.

Ed è un racconto di come in queste “occasioni” si tocca con mano la

pochezza della fragile democrazia: l’antico vizio di chiedere favori, invece di reclamare diritti, il bassissimo o inesistente senso dello Stato che spinge ad approfittare della situazione invece di chiedere il giusto per tutti, il cercare l’utile privato anziché il bene comune». Però come in tutti i mali qualcosa di buono resta, perché secondo la docente «ogni tanto serve guardare in faccia la morte, ora essere vivi ha un altro sapore.

A otto mesi dal tragico evento la casa editrice La tecnica della scuola ha pubblicato il diario della professoressa, fornendo la possibilità a dirigenti e insegnanti impegnati nelle scuole italiane di partecipare alla raccolta fondi.
L’Aquila è nata dalla composizione di 99 castelli, a noi non resta che augurare che questi 99 giorni di racconto siano di auspicio, affinché dopo la morte ci sia una degna rinascita, che a distanza di tempo ancora tarda a venire.

Novantanove giorni da sfollata
Anna Maria Galeota
La tecnica della scuola

 

Maria Ausilia Gulino

Maria Ausilia Gulino

Teacher – Journalist