L’Infanzia di un mago – Mario Rossitto Savasta

 

È stato l’amico Paolo Di Gabriele a presentarmi il suo amico Mario Rossitto, nato a Rosolini il 5 marzo 1936, attraverso i suoi scritti L’infanzia di un mago, che è una raccolta di poesie, racconti, riflessioni e opere pittoriche. Ed è stato sempre Paolo a chiedermi di scrivere una piccola Prefazione al libro dell’amico Mario, pur segnalandomi che il testo aveva già una egregia prefazione redatta dall’autorevole Prof. Corrado Vaccaro che ne accentua l’importanza.

Io sinceramente ho pensato di dovere scrivere la classica prefazione a un libro che dovrà uscire, secondo i soliti canoni, un po’ formali e stantii, seppur sempre lodevoli e apprezzabili. Invece sfogliando le pagine ho scoperto “un mondo nuovo” per così dire e questo è il mondo nuovo di Mario Rossitto.
In realtà il mondo nuovo di Mario non è affatto nuovo e attraverso le riflessioni e i versi scritti, l’autore rivela e manifesta un “mondo antico” o meglio “un mondo classico” nel senso più letterale del termine. Leggendo Mario si entra in un’altra dimensione che appare immediatamente come giusta e dal sapore arcaico, ma che proprio per la sua esattezza, se posta in relazione ai nostri giorni moderni, sembra essere lontana, quasi fuori dal tempo.

Mario Rossitto trasporta dal proprio cuore alle proprie pagine, un senso forte e profondo di amore per la vita, per la donna della sua vita, per la scrittura, per la sua Terra che è la Sicilia, prima lasciata e poi ritrovata con la medesima intensità e identità.
L’amore per la Sicilia è lo stesso amore che lo lega anche alle altre Terre da lui attraversate, quali il Venezuela che gli ha lasciato nel cuore la passione per il popolo amazzonico e per tutte le etnie a rischio di estinzione. Mario trasporta dal cuore alle pagine anche l’amore per la scrittura e in ultimo, anche se mai ultimo, l’amore per Dio.
Ecco, aprendo e sfogliando le pagine di Mario si entra in un mondo giusto e vero che corrisponde alla reale dimensione e al reale significato di ciò che significhi essere un uomo, con un orgoglio che lo lega indissolubilmente alla propria Terra di origine, nonostante questo non gli abbia impedito affatto di amare anche tutte le altre Terre del mondo che la vita gli ha posto lungo il cammino.

Il libro di Mario è un’Odissea continua, ininterrotta ed incessante che porta l’autore a spostarsi di continuo, attraverso i suoi sentimenti, i suoi pensieri, i suoi vissuti e i suoi dialoghi frequenti con Dio.
Questi ultimi dialoghi sono in realtà spesso silenziosi, profondi e rispettosi perché antepongono sempre Dio rispetto alla propria individualità.
La sua non è una religiosità formale o distratta, ma al contrario è una religiosità che dà sangue, ossigeno, gambe e braccia a Dio, che lo accompagna costantemente nei suoi lunghi percorsi e che gli rimane sempre accanto, di fronte agli incontri con gli altri.

Racconta Mario molto di sé e della sua esistenza nelle sue pagine, con la passione che contraddistingue gli uomini autentici e veri, sempre con umiltà e discrezione. Lui ama scrivere e anzi, è sempre spinto dalla necessità e a volte anche dall’urgenza di narrare tutta la pienezza che gli scorre dentro. Sì, perché il mondo che Mario racconta è un mondo sempre pieno e ricco, anche quando attraverso i fatti narrati sembra essere povero, mentre in realtà è costantemente denso e intenso di umanità, di sincerità e di affetti profondi.

Sempre colto, sapiente e profondo a Mario sta a cuore la sorte dell’intera umanità perché lui è un uomo generoso che sa vivere bene al di fuori dei limiti ristretti e vincolanti del proprio Ego. Lui stesso scrive che non conosce e né contempla lo spirito di competizione nel suo lavoro di scrittore e già questo sembra qualcosa di naturale in lui, mentre in realtà rappresenta una rarità.

Le poesie di Mario sono davvero molto belle, così come lo sono le sue riflessioni e i suoi racconti, impreziositi dalle sue rappresentazioni pittoriche che mescolano i diversi idiomi: il siciliano con il castigliano e la lingua dei “Wuarao” appartenenti all’etnia Yanomamis, tutti intrecciati in un tripudio di colori vivi e vivaci.

Mario Rossito Savasta è un’artista poliedrico ed eclettico che sa esprimersi senza limiti e frontiere. Membro del “Circulo de Cultura y Bellas Artes” di Maracay e dell’Associazione Scrittori del Venezuela, per oltre un ventennio è stato opinionista di quotidiani venezuelani a tiratura nazionale, quali El Impreso di Cagua e El Aragueno di Maracay. La sua produzione artistica e letteraria è vasta, ampia e fertile.
Ha partecipato ad oltre cinquanta esposizioni organizzate dal “Circulo de Cultura y Bellas Artes” di Maracay con opere pittoriche e con una vastissima gamma di El Mestiziaje. Ha allestito anche delle Personali alcune presso l’Università di Carabobo in Extencion Maracay e a Rosolini nel dicembre 2003, gennaio e agosto 2005,

Dio è sempre presente e il dialogo è sempre contestualizzato ad uno spirito di ricerca e di evoluzione verso Dio stesso, da trasmettere e da vivere in mezzo agli uomini. Fra tutte le poesie lette, una mi è rimasta particolarmente cara perché contempla l’essenza di quello che è la vita, che pur nella sua complessa incomprensibilità è capace di dare e di continuare a dare amore anche quando tutto si confonde come il volto di un figlio che si confonde con quello della madre in un grido di dolore che ricorda il Grido di Munch.

Riporto ora qui, con autentica convinzione, i versi della poesia e ringrazio sia Paolo Di Gabriele che Mario Rossitto, il primo per avermi fatto conoscere il secondo ed il secondo che è l’autore, per avere scritto e raccontato un mondo con un tale garbo e con una tale umanità che vale assolutamente la pena di leggere e di meditare.

In una stanza di via Curtatone
In un letto speciale per ammalati,
di fronte al letto uno specchio grande,
si vedevano due facce somiglianti,
quella di mia madre e la mia.
Non si distinguevano per niente,
sembravano la stessa figura doppiata
nonostante i ventidue anni di differenza:
eravamo invecchiati quasi allo stesso tempo.
Un‘immagine pittorica uscita fuori
dal famoso pittore Munch:
sembravamo la riproduzione del suo ―urlo.
Vedevo me e vedevo mia mamma.
La solitudine nella stanza creava l’effetto,
quello che produce la mente di chi osserva:
la mamma e se stesso in una sola immagine.
Tristezza e malinconia insieme unite.
Uniti al principio per chissà quale destino.
Ognuno di noi percorriamo questa direzione
che ci conduce in un viaggio verso chissà dove,
e la fine, come l’inizio, si confonde nello specchio…

 

 

 

Rosetta Savelli

Rosetta Savelli

Scrittrice