La Pleiade – Giambattista Bergamaschi

Sulla copertina dell’ebook La Pleiade, di Giambattista Bergamaschi si adagiano figure di geometria piana e concetti primitivi di euclidea memoria. I vari capitoli sono indicati da numeri arabi, 1.1 per dare avvio al racconto e 2.11 per porre fine al medesimo, seguiti da un grosso punto interrogativo colorato di rosso, al quale l’autore attribuisce il significato di “quasi un giallo letterario”, preparando così il lettore a vivere le emozioni di La Pleiade. Non credo che Giambattista Bergamaschi voglia mostrare che sommando gli angoli interni del triangolo di copertina si ottiene un angolo piatto oppure la regola del prodotto della base per l’altezza per conoscere la superficie di un rettangolo o di un quadrato, ma istiga a tenere presente queste regole per comprendere meglio il racconto e il campo in cui si muove la trama del romanzo che è fra l’enigmatico e il poetico e la sorpresa del giallo. Sembra quindi che il segreto dell’interpretazione di quest’opera stia proprio nel seguire le regole, dove le figure geometriche di copertina rappresentano la strategia di superficie di come procede l’opera, la quale racchiude sentimenti e relazioni conflittuali, regolati in modo quasi copernicano, per capirne le dimensioni, il percorso e il senso, anche quando il lettore lascia cadere questa ipotesi e, addirittura, quando qualche volta la nega per fare posto al racconto fantastico.
Il tutto ruota attorno al circolo dei poeti che vogliono imitare La Pleiade, nata intorno al ‘500-’600, ad opera di Pierre de Ronsard, il quale, con alcuni amici, aveva fondato una specie di scuola poetica.
Gianbattista Bergamaschi inizia col raccontare se stesso, agendo in piena libertà, senza coercizione alcuna, col convincimento di soddisfare le proprie aspirazioni, arricchire il lessico linguistico, la retorica e considerare il racconto e la poesia come una forma sperimentale della tragedia, dell’elegia e dell’epopea, utilizzando i mezzi moderni di comunicazione, come Facebook o Twitter, sino al punto di sdoppiarsi come narratore e diventare personaggio della narrazione.

Diversamente, il sogno svanirebbe, la tensione pure, e con essa si dissolverebbe per sempre l’eccitante condizione spirituale propria di quest’ineffabile trovarsi “in stato di narrazione”, tra i cui ingredienti, non ultimo, il non saper mai come esattamente andrà a finire e se davvero ce la faremo…

L’autore, ricco di fantasia e di carica morale, condiziona l’avvio del racconto fino a quando non si munisce di sufficiente supporto documentale, per cui perde la concentrazione necessaria a comporre, rimane bloccato, gli sfugge la verità e ricorre al consiglio di un amico per superare l’apatia della quale è sopraffatto. Ma, ahimè, l’amico mischia il suo stato di inerzia con il decadimento generale del paese, generando in lui la voglia di verità e l’abbandono di ogni fantasia, infatti, verifica con la moglie i comportamenti ambientali, scopre notevoli contraddizioni e conclude che “tutto il mondo è paese!”
Ricorda anche l’esperienza di Julius che, in mezzo a sedicenti poeti, tutt’altro che pieni di sensibilità, con molta ingenuità aveva creduto di avere trovato un cantuccio tra le pagine di un portale on line, dedito alla poesia, con 5719 iscritti i quali però, dopo aver letto la pubblicazione di una sua poesia sul web, lo linciano in modo quasi anonimo, con commenti beffardi e odiosi, portandolo a reagire, anche se in modo garbato, contro coloro che, senza scrupoli e scambiando come un insulto la sua signorilità, lo costringono ad abbandonare il sito. Allora egli si approccia ad un altro web, ma anche qui si ripete la stessa scena, anzi peggio, vi sono minacce di morte.
Successivamente egli non fa l’educato, reagisce pesantemente fino a quando non si accorge dello stravolgimento del significato delle parole, ciò avviene nel momento in cui riceve la seguente risposta da parte della sua interlocutrice:

Caro Julius,
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“…ormai “psicopatico” significa solo “birichino”, “meschino”, come viene detto a me, significa appena “non ti capisco”
Quando le parole cambiano segno fino a questo punto è soltanto squallore”.

Qui l’autore è talmente sottile che riesce a spostare l’attenzione del lettore dal raggiro del significato dei termini alla violenza che ogni giorno si consuma sui siti web, dove il mezzo telematico può diventare diffusione di odio, tradendo il suo scopo di libertà, di emancipazione, di socializzazione e di arricchimento culturale.
All’uso della tecnologia l’autore reagisce reclamando l’alternativa del foglio di carta A4, ricordo recuperato dall’immaginario delle scuole elementari di un uomo che, piegando il foglio in otto scomparti, vi scrive ogni sua fantasia, richiamando così le “lessìe” di Roland Barthes, tendenti a neutralizzare la tradizionale opposizione tra gli scrittori e gli scriventi, cioè coloro che usano la scrittura come mezzo di comunicazione culturale, fino ad annullare ogni distinzione fra i due e produrre un “tipo bastardo” di comunicazione che allontana le convenzioni del leggibile e del leggere in modo univoco.
Al di là delle distinzioni, viene trovato un libro con la raccolta dei pieghevoli di fogli di A4, con i nomi degli autori, ispirato al circolo La Pleiade, all’interno del quale vi è la reperibilità civica, l’email e, infine, l’http del sito, nella seconda di copertina invece vi è il nome dell’editore Tarquinio Caccini. Lo scopritore del libro, pensando di incontrare gli autori di quella splendida opera, contatta il Caccini, anche presidente onorario del circolo, il quale gli risponde in modo immediato, descrivendogli l’attività del sodalizio. Egli, come dice l’autore, si eccita al punto tale da non veder l’ora di incontrare quei venerabili della parola. Il Caccini telefonicamente gli fissa un incontro nella sede del circolo, in una sala del castello di Fortezza Grande, prima di indire l’assemblea plenaria presso “La taverna dei poeti”. Egli l’indomani sera, pieno d’ansia, si reca, quindi, all’appuntamento fissato per le ore 21.
Arriva sul luogo molto in anticipo e dopo avere dato uno sguardo, allo spazio antistante, ove è posteggiata una sola macchina, cerca l’ingresso che non riesce a trovare fino a quando, sbirciando da una vetrata, vede all’interno una scritta “Circolo Poetico La Pleiade”. Suona il campanello, ma nessuno si fa sentire, suona ancora, ma inutilmente, continua a suonare fino a quando avverte l’inutilità dell’insistenza, la speranza di vedere il Caccini si affievolisce sempre più e, sconsolato, abbandona il campo.
Quando sale in macchina, lasciata in sosta nel parcheggio, da una finestra con poca luce appare accostata la figura di una persona ignota che lo segue con lo sguardo fino alla sua partenza. Giunto a casa scrisse immediatamente una email a Caccini, esternandogli il profondo rammarico per il mancato incontro, ma non ricevette risposta, ogni attesa fu inutile, la risposta non giunse mai.
L’indomani, sulla prima pagina di un quotidiano locale, vi è la sconvolgente notizia, dell’uccisione di Julius Varzi, trovato morto in una delle sale del convivio, presso la Fortezza Grande del Circolo La Pleiade. A fronte dell’irruenza della cronaca svanisce la bellezza della poesia, affiora la ruvidezza dell’uomo, viene meno ogni speranza e non ha più senso l’atteggiamento, buono o cattivo, di Julius.
Un anonimo aveva avvertito i carabinieri del grande movimento notato sul luogo del delitto la sera precedente e, soprattutto, la presenza di una persona alla ricerca di qualcosa. A pochi centimetri dal corpo senza vita di Julius vi erano una ventina di fogli di A4, contenenti le poesie che Luca Sargassi aveva inviato a Tarquinio Caccini; quella più vicina al cadavere, forse, era quella che Julius stava leggendo al suo assassino: Con te…
Adesso nell’immaginario, anziché l’assassino, appare la figura geometrica piana della copertina, il cerchio, il cerchio della morte, come potrebbe definirsi. Non è facile capire se dentro questo cerchio c’è solamente Julius con il suo “io” narrante, chiaro è, invece, intuire che anche fuori di esso circola indisturbata la violenza, sia in modo virtuale che reale.
L’opera di Gianbattista Bergamaschi viene proposta gratuitamente, può essere scaricata liberamente in pdf o letta in ebook sfogliabile, vi si può apprezzare lo stile elegante, la correttezza sintattica tradotta in forma narrativa e la mancanza di superficialità che rende il racconto profondo e significativo.

La Pleiade
Giambattista Bergamaschi
Grazzanise on line, 2014

Franco Santangelo

Franco Santangelo

Critico e Storico