Quando medicina e letteratura si intrecciano: Carmela Gabriele

Scrivere oggi sembra prerogativa di tutti, ma non sempre ciò che si legge entra nell’anima. La scrittrice Carmela Gabriele che da piccolissima ha incominciato a usare la penna si occupa di Counseling esistenziale e Medicina tradizionale tibetana e cinese, dunque usa la scrittura anche in modo terapeutico, così chi la legge può avere l’opportunità di apprendere qualcosa di positivo da estendere anche alla vita che conduce. L’abbiamo incontrata e ci ha spiegato meglio cosa significa per lei amare.

Quando il suo primo approccio alla scrittura?
Il mio avvicinamento alla scrittura è stato molto precoce – lo ricordo ancora come se fosse ieri – avevo dieci anni e dopo aver finito di fare i compiti, tiravo fuori pazientemente dal mio cassetto segreto un quadernetto, di quelli a righe con la bella copertina disegnata, e scrivevo poco alla volta il mio primo romanzo, La famiglia Terlizzi che aveva come protagonista un simpatico medico alle prese con le mille marachelle dei suoi figli. Poi, a sedici anni, ho scritto un altro romanzo, La storia di Lilly, in questo caso romanzo impegnato, poiché trattava la tematica della droga, con la protagonista che doveva a tutti i costi salvare il suo ragazzo fino al collo invischiato in questo tunnel; successivamente nacque Nedda. Quest’ultimo, rimasto inconcluso, aveva come personaggio portante un’orfana di raro talento letterario, maltrattata dai suoi zii. I miei romanzi dell’infanzia e adolescenza non sono mai stati pubblicati per mia scelta, ma restano un ricordo a cui sono gelosamente legata, il mio primo passo nella vita di altri esseri più o meno tormentati. A diciotto anni, quindi verso la maturità concreta, è iniziato il mio lungo viaggio poetico e poi, poco alla volta nel mondo del teatro con la stesura di testi comici.

Ci racconta come è nato un suo libro, con tutto l’iter editoriale?
Dunque, visto che ho scritto vari libri ed ho seguito diverse linee di pubblicazione, vi parlerò in particolare di uno che è stato la mia fatica più grande, La villa sul mare romanzo edito nel 2002. La storia è nata dopo una lunga vacanza estiva a Ravenna, luogo in cui ha lavorato per diversi anni mio padre, restando affascinata non solo dalle meraviglie della città, ma soprattutto dal racconto di un vecchio ristoratore del posto, che aveva superato vari ostacoli per raggiungere la sua posizione sociale ed essere felice. Da lì l’idea di scrivere una lunga storia con protagonista prima Federico Moreni, poi suo figlio Giorgio, assillato da questo padre-padrone assettato di fama e denaro; lui giovane incline piuttosto all’arte pittorica e da sempre contrastato nel suo sogno dal perfido padre. Naturalmente il romanzo non è solo questo, c’è il viaggio spirituale del protagonista che si sposerà alla fine con una pittrice tibetana e la morte del padre come chiusura di un ciclo generazionale, per darne il via ad una altro migliore interiormente. Questo libro l’ho scritto con tanto amore, e dopo ho cominciato a fare il giro delle case editrici di persona, o l’ho semplicemente inviato per posta, fino a che non ho trovato chi voleva pubblicarmelo, ossia le Edizioni Int. Beta di Roma, e abbiamo programmato tutto. È nata come cosa ultima la copertina, che ha una casa che si intravede sommersa nel viola, il colore del rilassamento e della pace. Ho presentato il libro a Ravenna, nella sala Comunale ed in varie manifestazioni, vincendo tra l’altro molti premi letterari. È una “creatura artistica”che mi ha preso l’anima e mi ha fatto crescere.

Cosa vorrebbe che i suoi lettori percepiscano dalle sue parole?
Il mio desiderio più grande è che i lettori riescano a cogliere dai miei testi l’importanza del vivere appieno questi giorni, non buttandoli via per cose stupide come odio, amor proprio, gelosie e pregiudizi, e guardino tutti con occhi diversi, quelli di chi vive in armonia con la natura e tutti gli altri esseri viventi, trovando la forza di reagire positivamente anche di fronte ai dolori più sterminanti. In effetti, sono la gioia e il rispetto, l’amore e la lealtà, la sensibilità e la comprensione i cardini su cui dovrebbe reggersi il mondo, troppe volte macchiato da disordine, ingiustizia, guerre e cattiveria gratuita.

Cosa vorrebbe lasciare ai posteri?
La voglia di conoscere sempre e con profondità le cose, oltre al piacere di amare e perdonare per non regredire a bestie.

In che modo uno scrittore vive la sua vita e l’amore?
La vive a 360 gradi, talvolta amplificando delle piccolezze per la sua eccessiva sensibilità o “deformazione dell’anima” come dico io, cercando eternamente la ricetta per il completo appagamento dei sensi, evitando però lo stordimento, che potrebbe far male o deviarlo da certi buoni principi. Vita è amore per me, costantemente calcolando i pro e i contro, giacché l’amore purtroppo certe volte non viene apprezzato e si sceglie di nascondersi sotto una corazza di ipocrisia per pararsi da esso.

Quali i libri e autori preferiti?
Io sono molto affezionata ai classici, sarà per la mia formazione prevalentemente ricca di queste letture, avendo frequentato il liceo classico e poi essendomi laureata all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” in Lettere, quindi amo Umberto Saba, Pasolini, Moravia, Morante e così dicendo, poiché l’elenco sarebbe lunghissimo. I miei libri preferiti all’attuale sono La sposa di Giorgio Montefoschi, autore contemporaneo che descrive perfettamente vizi e virtù della nostra borghesia, e Ossi di seppia di Montale, il libro di poesie a mio parere più innovativo per la letteratura.

Come vive la quotidianità, di cosa si occupa?
Vivo ogni giorno ringraziando Dio per quello che mi ha dato, e cercando di coglierne tutte le sfumature, con spirito creativo e sociale, trovando il coraggio pure di riconoscere gli errori commessi, cosa che è difficilissima in generale fare, soprattutto per chi scrive ed è abituato quasi a cristallizzare comportamenti e pensieri umani senza ripensamenti, e se posso, annullo la sofferenza con le cose che amo di più.  È una ricetta efficace. Io mi occupo dell’organizzazione e della conduzione di eventi culturali ed offro la mia consulenza in critica letteraria e correzione bozze. Avendo fatto anche molti studi nel campo della recitazione, partecipo su richiesta a spettacoli teatrali in veste di attrice. Dal 2009 sono il Presidente dell’Associazione culturale e teatrale “Luce dell’Arte” e cerco di sollevare al massimo la cultura con iniziative rivolte ad artisti di ogni genere. Inoltre, ho conseguito varie specializzazioni nel Counseling esistenziale e Medicina tradizionale tibetana e cinese, e sto ultimando gli studi in Naturopatia olistica, ossia in cure con rimedi naturali e tecniche alternative per il benessere psicofisico. I miei amori sono in conclusione due ed indivisibili, arte e medicina, altrimenti non sarei quella che sono: Carmela Gabriele, la donna con la penna in una mano e nell’altra un composto naturale per salvare una vita che sta sfiorendo.

 



Maria Ausilia Gulino

Maria Ausilia Gulino

Teacher – Journalist