Un illuminismo autocritico – Rino Genovese

L’illuminismo ha davvero cancellato la superstizione? Quali erano i principi iniziali che hanno in qualche modo colpito il lume del sistema occidentale con successo?

Se è vero che oggi viviamo in un “caos planetario” questo lo dobbiamo agli avvenimenti che non sono stati capaci di autoresponsabilizzarsi. Quando si parla di sviluppo bisogna un po’ stare attenti a distinguere cosa è realmente evoluto in modo radicale da cosa invece è cambiato portando strascichi di arretratezza. Lasciando per esempio da parte (e non per poca importanza ma solo per questioni di priorità che possono riguardare la nostra popolazione) ciò che è accaduto nel mondo, in Italia pare che vi sia stato uno “sviluppo nel sottosviluppo” dove entrambi i termini continuano a convivere male.

Il filosofo Rino Genovese nel suo Un illuminismo autocritico, attraverso una accurata analisi di ciò che rende l’illuminismo autocritico grazie al pensiero di alcuni padri della Filosofia, descrive in maniera quasi “illuminante” ciò che è accaduto in Occidente nell’ultimo secolo, confrontandolo con la situazione orientale.

Quello che per molti può rappresentare una fuga dal passato per una situazione migliore nel futuro, non è altro che un desiderio di rivolta scaturito dall’’oscillazione mentale tra il desiderio di andar via e la conquista di libertà in patria, come per esempio accade ai tanti migranti che vengono in Italia. Il desiderio di supremazia creato dal mondo Occidentale avrebbe creato un paradosso, secondo Genovese, che avrebbe in qualche modo indebolito però, perché i presupposti sono decaduti, a causa di un sostrato d’identità tradizionale forte.

Le forme di vita premoderne hanno reagito all’attacco conto l’identità tradizionale trasformandola in qualcosa d’altro. Il risultato è un’identità che per mantenersi ha negato se stessa, sempre in bilico tra l’arcaico e il moderno.

In sostanza è accaduto che l’Occidente ha talvolta preteso una evoluzione e uno sviluppo repentini, andando a colonizzare in maniera violenta popolazioni, distruggendo la loro tradizione e lasciando il vuoto visto che nessuno era preparato al cambiamento, che di solito non può mai avvenire in modo totalizzante e immediato. Il risultato è stato negativo, perché non solo non è avvenuto lo sviluppo, ma nemmeno si è conservata la tradizione, lasciando una situazione ibrida e in sospeso.

Quando presero piede i principi forti dell’Illuminismo, che avrebbero dovuto combattere in maniera definitiva, attraverso il lume della ragione, tutti gli atti di stregoneria (ma non solo) che ci si trascinava dal Medioevo, l’Occidente, vedendo una possibile realtà di predominazione, cambiò, magari involontariamente e lasciandosi guidare dal corso degli eventi, il vero principio, divenendo artefice di quello che oggi definiamo espansionismo di natura predominante sugli altri popoli.

Al viaggiatore che si rechi in Africa, o magari soltanto in Calabria, appare evidente come le culture locali vivano per lo più una seconda vita dopo quella morte che l’Occidente illuminato aveva stabilito per loro. Queste culture sono state costrette a entrare in una simbiosi con la forma di vita moderna; non hanno potuto restare «fredde» per dirla con Lévi-Strauss, cioè fuori dal tempo, e tuttavia sono entrate nel clima rovente della storia a modo loro. Non sono né rimaste quelle che erano, sopravvivendo a se stesse, né sono passate sotto l’arco di trionfo della civiltà e del progresso (come gli illuminati filantropi dei secoli scorsi avevano desiderato e previsto). Hanno dovuto adattarsi, hanno dovuto affrontare il problema che nessuna cultura è mai davvero pronta ad affrontare – il rapporto con un invasore immensamente potente -, ma non per questo sono dileguate: piuttosto hanno fatto buon viso a cattivo gioco, modificandosi e restando comunque, seppure ai margini, escluse o autoescluse.

L’autore, con un’analisi parecchio dettagliata di esempi storici dal punto di vista del pensiero di grandi autori della Filosofia (come Faucault, Sartre, Adorno ecc.) ha praticamente chiarito che lo sviluppo tecnico-economico non coincide affatto con il progresso civile: il più oppressivo potere patriarcale può benissimo coesistere con l’idea di cambiamento e libertà. Dopo la caduta di Napoleone, i principi di progresso, autonomia, dignità della persona ed emancipazione non si potevano esportare in qualità di progresso civile, mentre, secondo lo studioso, il dominio connesso allo sviluppo sì: e in questo modo il progresso divenne qualcosa di riservato all’Occidente, che in fin dei conti non lo seppe gestire bene, visto che si vennero a creare ibridi con le forme di vita tradizionali.

Il testo è molto interessante, perché analizza gli ultimi avvenimenti che hanno cambiato il mondo ma che purtroppo hanno anche creato spaccature profonde di cui ancora subiamo le conseguenze. Riporta alla luce riflessioni sulla debolezza dell’uomo che ha modificato la storia in un vero “caos planetario”, ci regala una chiave di lettura per il mondo moderno e ci fa comprendere quanto siamo deboli a recepire i cambiamenti importanti.

 

Un illuminismo autocritico
Rino Genovese
Rosenberg & Sellier, 2013
Pagine 188
Prezzo di copertina € 18,00

Maria Ausilia Gulino

Maria Ausilia Gulino

Teacher – Journalist