Nuovo dizionario delle cose perdute – Francesco Guccini

Se non siete proprio giovanissimi e avete voglia di fare un “tuffo” nel passato, dovete assolutamente leggere il Nuovo dizionario delle cose perdute di Francesco Guccini (Mondadori, 2014). Fra l’altro, potrete scoprire un Guccini, grande cantautore di origini modenesi, scrittore dalla prosa evocativa e ricca d’ironia. Già nel 2012 egli ci aveva omaggiato con un “Dizionario”, ovvero un inventario di oggetti in ricordo del tempo passato, e ora, a distanza di due anni, torna a parlarci di altre cose e tradizioni che hanno accompagnato generazioni d’italiani.

Per sua stessa ammissione, da quando è uscito il primo “Dizionario delle cose perdute”, il cantautore non può più andare per strada senza che la gente lo fermi per suggerirgli qualche oggetto del passato che merita di essere ricordato. Parlando di Guccini, questo libro può essere definito come una “ballata del tempo che fu”.

Tutto parla di ricordi, a partire dalla copertina che ritrae il disco forato di un vecchio telefono, che un tempo compariva nelle cabine telefoniche che funzionavano a gettoni in lega metallica, ormai quasi del tutto estinte; oppure nei luoghi, tipo bar o alberghi, dove vi fosse un telefono pubblico. Lontana era l’epoca dei cellulari, tramite i quali si è sempre reperibili e si può chiamare in qualunque momento.

Il libro è piacevolmente diviso in tanti piccoli capitoli, ognuno dei quali tratta di un argomento del passato che i giovani non conoscono. Si parte a narrare di come oggi i ragazzi vestano con jeans appositamente strappati e lisi, mentre una volta era solo ed esclusivamente l’usura a far sì che comparissero buchi o irregolarità nel tessuto. Allora sapienti mani di massaie rattoppavano con perizia quelle vesti, di cui il proprietario non sarebbe più andato fiero.

Poteva esserci un sistema, un palliativo: cercare di tirare giù la giacca dietro in modo da coprire almeno parzialmente lo scandalo, ma la distanza fra il bordo della giacca e la vergogna sottostante  era veramente insuperabile, anche provando con grande fatica a camminare tutto spostato all’indietro, come colpito da un vento impetuoso di fronte. Ovviamente era una posizione non sostenibile a lungo. Poi ti veniva fatto di pensare che qualcuno, vedendoti in quella curiosa postura, si dicesse: «Ma guarda quello lì come cammina! Non starà cercando di nascondere le pezze nel culo?».

Proseguono i ricordi, con cose come l’idrolitina, ovvero quella polverina magica con cui si faceva l’acqua minerale, rendendo frizzante e più gradevole la semplice acqua del rubinetto; i calendarietti profumati che davano i barbieri, un’attività ormai praticamente in via d’estinzione e sostituita dai moderni parrucchieri unisex; i deflettori nelle auto, ormai spariti.

Dove sono finiti i deflettori che erano nelle automobili? Erano comodissimi. Si aprivano parzialmente ed entrava un soffio d’aria rinfrescante, potevi fumare senza impregnare di fumo l’abitacolo (già, a proposito, dove sono finiti anche i portaceneri delle automobili?).

E poi le autoradio estraibili che accompagnavano le persone in qualsiasi luogo andassero per paura che qualcuno potesse rompere il finestrino dell’auto e impossessarsene in maniera impropria. Le veci dei gabinetti, di cui le case erano sprovviste, venivano fatte dai cosiddetti “luoghi comodi”, ovvero posti angusti e appartati muniti di turca con “vuoto a perdere” in grosse fosse statiche, oppure dai vespasiani presenti nello spartitraffico dei viali e destinati ai bisogni “impellenti”. Guccini accenna anche ai cari vecchi rimedi casalinghi, i cosiddetti “rimedi della nonna”, che permettevano di curare patologie non gravi quali l’orzaiolo e il fuoco di Sant’Antonio. Per finire, le tradizioni che si sono perse, come quella di scrivere la letterina da consegnare a papà a Natale, ricca di buoni propositi. In sintesi, cose che basta solo nominare per aprire le porte di un mondo trascorso.

Sono scomparsi gli oggetti, ma soprattutto l’autore pare consapevole che siano cambiati gli stili di vita che li rendevano possibili. Guccini è stato bravo a focalizzare questi argomenti, attraverso un’opera autobiografica, che li “racconta” con episodi e ricordi della sua giovinezza. Ha saputo dominare con ironia la struggente nostalgia per un’Italia che lui ha visto e ora non c’è più.

Nuovo dizionario delle cose perdute
Francesco Guccini
Mondadori, 2014
Pagine 148
Prezzo di copertina € 12,00

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa