Luci di Natale – Grazia Deledda e Daniele Mencarelli

Due racconti di spirito natalizio. Quest’anno, la proposta della casa editrice Graphe.it è quella di porre a confronto un Nobel per la Letteratura e uno scrittore-poeta contemporaneo, con due racconti che hanno in comune il tema natalizio ma da due punti di vista completamente opposti, che rimandano quasi all’arcaico il primo, al distopico il secondo.
Il dono di Natale, scritto da Grazia Deledda ci fa rivivere l’atmosfera calda del focolare domestico, dove non possono mancare in una bella famiglia numerosa il cibo e l’accoglienza. Tutto un susseguirsi di preparazioni per festeggiare il lieto evento che è la nascita di Gesù con un bel colpo di scena alla fine che ci strappa un sorriso di dolcezza.

Poi arrivarono gli altri fratelli, portando nella cucina, prima tutta in ordine e pulita, le impronte dei loro scarponi pieni di neve, e il loro odore di selvatico. Erano tutti forti, belli, con gli occhi neri, la barba nera, il corpetto stretto come una corazza e, sopra, la matrucca.

La gioia di prepararsi al Natale, con un bel fidanzamento in casa, con tante speranze per il futuro e la voglia di credere al domani anche se mancano i soldi si scontrano con un racconto che, invece, impaurisce e stronca quello che la società consumistica, attenta oggi solo all’egoismo personale e alla voglia di vivere a lungo, desidera ardentemente a discapito dei sentimenti. A.D.2953 è il titolo del racconto di Daniele Mencarelli che ci pone di fronte una realtà simile a quella del Mondo Nuovo di Aldous Huxley dove questa volta protagonista è l’immortalità del corpo. Una corsa, dunque al raggiungimento dell’eterna vita fa perdere di vista quello che invece si festeggia a Natale, la nascita. Una specie di dicotomia dirama questo racconto in una corsa che ci fa perdere di vista la realtà, i sentimenti sui quali poggiamo i pilastri della vita. Una corsa a combattere la morte che diventa mostruosa e indicibile.

Di me e i gendarmi non resterà abbastanza per la ricostruzione genetica. A questa considerazione mi scappa un sorriso, vuol dire che non potranno mettere più le mani sul mio corpo, la mia testa. Mi balenano negli occhi i miei cari, penso alla mia vita, ai miei centoventisei anni; d’un tratto mi sento vecchio, vecchissimo.

Un esempio di quanto vivere a lungo alla fine può diventare una condanna più che un premio, una corsa verso l’inutilità di essere immortale, che ci fa perdere di vista il tempo che, nel frattempo,appunto, fugge.

 

Luci di Natale
Grazia Deledda e Daniele Mencarelli
Graphe.it, 2014
Pagine 60
Prezzo di copertina € 5,00

Maria Ausilia Gulino

Maria Ausilia Gulino

Teacher – Journalist