Enrico Gregori racconta di Rino Gaetano

In quest’ intervista Enrico Gregori ci parla di Rino Gaetano a cui ha dedicato due libri  e cosa continua a rappresentare per lui.

Lei ha conosciuto Rino Gaetano quando lavorava per Ciao2001, la prima impressione che ha avuto appena ha incontrato il cantautore?

Un ragazzo abbastanza timido. Sicuramente dava l’impressione di credere molto in quello che faceva, ma non aveva l’atteggiamento di chi si ritiene un genio.

Un’amicizia vera di quelle che rimangono per sempre nel cuore, cosa le manca di Rino?
Principalmente la sua capacità di affrontare qualunque situazione con fatalismo e ironia. Era rigoroso con se stesso, ma cercava sempre di non prendersi troppo sul serio e di non prendere troppo sul serio tutto quello che ruotava intorno a lui.

Le canzoni tutte particolari ma tutte con un messaggio importante quella a cui è più legato?
Difficile dirlo perché praticamente ho assistito in diretta a quasi tutte le sue composizioni. Forse “Cogli la mia rosa d’amore”, perché mi sembra quella che contenga proprio tutti i temi della sua creatività

Tre aggettivi per descriverlo?
Irriverente, modesto, imprevedibile

La sua carriera non è stata facile, è stato molto criticato, ma se ancora oggi le sue canzoni sono presenti, un motivo c’è e secondo lei qual è?
Io credo che, proprio perché raccontava cose che succedono a tutti e a tutte le età, sogni compresi, alla fine nelle sue canzoni ci si ritrovano un po’ tutti. È possibile che anche il suo linguaggio, tra il diretto e il surreale, abbia avuto buon gioco. Ma ci metterei anche la musica. Sempre orecchiabile, anche quando gli arrangiamenti erano un po’ più elaborati.

Cosa ricorda della notte dell’incidente che ha portato via Rino?
L’ho saputo alle 6 di mattina. In sostanza non ho avuto reazioni perché sono riuscito solo a sdraiarmi sul divano e rimanere muto. Anche perché il giorno precedente mi aveva chiesto di uscire con lui proprio quella maledetta sera. Avevo accettato, ma poi ebbi un contrattempo e lo chiamai per dirgli che ci saremmo visti il giorno seguente. Purtroppo, per lui il giorno seguente non ci fu.

Tornando a lei, cosa rappresenta la scrittura?
Un passatempo. Probabilmente questo concetto sembrerà irriverente, ma è un modo per mettermi alla prova tentando un minimo di creatività e sperando che anche chi legge, poi, possa trascorrere un po’ di tempo con leggerezza e relax.

E la musica cos’è per lei?
La colonna sonora della mia vita. Parlo del rock e del beat, essenzialmente. Quando avevo 12-13 anni ebbi l’avventura di ascoltare Hendrix, Doors, Velvet Underground, et cetera. Da lì è stata una escalation progressiva verso la scoperta di migliaia di cose.

Tre aggettivi per descriversi?
Fatalista, umorale, ansioso

Progetti futuri?
Continuare a praticare il bridge agonistico, che è la cosa che mi impegna di più. Ho anche un paio di romanzi nel cassetto. Vedremo se andranno da qualche parte. Ma non importa. Le patrie lettere godranno di buona salute anche senza i miei libri.

 

Claudia Crocchianti

Claudia Crocchianti

Giornalista pubblicista e scrittrice