I Normanni del Mezzogiorno e il movimento crociato – Luigi Russo

Parlare di un saggio di storia non è mai facile, e ancor meno lo è se dell’argomento trattato si conosce poco. È il caso de I Normanni del Mezzogiorno e il movimento crociato, scritto da Luigi Russo (Adda Edizioni, 2014). L’autore è nato a Sorrento nel 1971, ed è ricercatore presso l’Università Europea di Roma, nonché collaboratore di importanti riviste storiche e revisore scientifico dell’Enciclopedia del Medioevo, edita da Garzanti nel 2007. In sostanza, un vero e proprio specialista nel campo della storia medievale, forse proprio uno di quei pezzi del nostro passato dei quali sappiamo meno. I secoli dell’oscurantismo sembrano avercela messa tutta a tenere occultate le fonti, essendo andata perduta buona parte della documentazione – vedi la storia di Federico II, tanto per fare un esempio. Buona parte di colpa l’abbiamo anche noi, nel nostro metodo di studiare la storia. Abbiamo infatti consapevoli lacune, quasi seguissimo uno schema preconfezionato, che ci impedisse di andare oltre. Proprio in occasione di questi “approfondimenti”, sconosciuti ai programmi scolastici, scendono in campo figure come l’autore, pronte a narrarci la grande espansione normanna nel Meridione italiano e attraverso il Mediterraneo, secondo quelle che sono le più aggiornate ricerche sui secoli delle Crociate.

Una volta, guerre d’espansione sanguinarie fra cristiani e mussulmani apparivano lontanissime, nello spazio e nel tempo, forse è anche per questo che non si è dato loro il giusto spazio; dopo l’11 settembre 2001 invece, mai un argomento come le crociate è apparso tanto attuale. E ci siamo resi conto di non saperne nulla, tranne forse uno sguardo un po’ più ampio su quella che fu la prima crociata. Per esempio, del termine “crociata” si parla soltanto all’inizio del Settecento, ecco perché i partecipanti alle guerre sante vengono definiti in quest’opera “pellegrini”. Se allora, guardando la croce cucita sulle vesti, quale simbolo di voto contratto, ci fossimo rivolti a loro chiamandoli “crociati”, non avrebbero nemmeno compreso quale fosse il significato.
Le Crociate non sono solo guerre combattute fra XI e XII secolo in terre lontane, prevalentemente sul terreno dell’Anatolia e del Mediterraneo orientale, bensì hanno avuto un profondo riscontro anche nella nostra Penisola, coinvolgendo in particolare i Normanni, ovvero quei popoli scandinavi, del nord, verosimilmente di origine germanica.
In questo trattato, Luigi Russo compie una rivisitazione della storia, poiché ancora oggi uno degli equivoci più radicati è quello di una sostanziale differenza nella partecipazione normanna al movimento crociato, improntata ad istanze di natura terrena, al contrario di quanto è avvenuto per gli altri pellegrini, reclutati al seguito di un appello lanciato dal Papa – l’appello è quello di Clermont nel novembre 1095 e il Papa è Urbano II.

Del resto il finanziamento crociato rappresenta uno degli aspetti maggiormente enfatizzati dalla storiografia degli ultimi anni, come appare chiaro dalla lettura della ponderosa sintesi di Christopher Tyerman (recentemente tradotta) che a più riprese sottolinea la centralità degli aspetti finanziari e le ripercussioni cui andarono incontro i pellegrini poco attenti ad essi. Gli eventi tuttavia avrebbero contribuito ad indirizzare la partecipazione normanna in direzioni inattese, con la conquista di Antiochia e l’instaurazione di un principato nel 1098 retto prima da Boemondo, poi dal cugino Tancredi. Al loro fianco sono infatti attestati un nucleo di fedeli di cui si circondarono i primi due principi sin dagli esordi; emerge con tutta evidenza che un buon numero di essi vantava una discendenza etnica normanna: su un totale di venticinque, abbiamo infatti nove normanni in senso lato, a fronte di cinque non-normanni, mentre undici casi non sono identificabili con certezza.

Facendo il punto su ricerche storiografiche di livello internazionale, Luigi Russo intende collocare l’apporto dei Normanni nel più ampio contesto storico e comprendere le ragioni che li spinsero a realizzare una politica espansionistica così impegnativa, in direzione dell’impero bizantino e della Terrasanta latina, meglio conosciuta col nome di Outremer. Tutto questo sotto la guida di Roberto il Guiscardo prima, e poi di suo figlio Boemondo, il principe di Antiochia a cui l’autore dà ampio spazio nello scritto. A proposito, sapevate che Antiochia era la terza città più importante in quel periodo? Ebbene sì, una delle tre città dove è nato il cristianesimo, possiamo affermare, in lizza con Costantinopoli e Roma.
Ebbene, come vi dicevo all’inizio, la materia è vasta e complessa, anche se spiegata in modo chiaro, da chi è avvezzo all’insegnamento o comunque a parlare alle folle.
Non occorre essere un esperto di storia medievale per poter leggere questo libro, basta soltanto amarla, la storia, e avere la curiosità di conoscere un periodo che rimane tuttora un po’ nebuloso, specialmente perché è da lì che si sono sviluppate ideologie e conflitti che ritroviamo nel mondo attuale.

Non sono certa di avere compreso tutto di questo saggio, e soprattutto di essere riuscita a riportarlo in maniera soddisfacente. Ad ognuno di noi, leggendo un libro, rimangono impresse alcune cose. A me è piaciuto ricordare quello che vi ho citato.
Una volta letta un’opera, la domanda da porsi è cosa rimanga. Ecco, se ognuno di voi saprà riportare due o tre cose, anche piccole e all’apparenza insignificanti, come ho fatto io, la battaglia per la conoscenza sarà iniziata.
L’autore potrà ritenersi soddisfatto di sapere che il suo messaggio è stato recepito.

 

I Normanni del Mezzogiorno e il movimento crociato
Luigi Russo
Adda, 2014
Pagine 192
Prezzo di copertina € 25,00

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa