Piccola dea  – Rufi Thorpe

Il 7 maggio 2015 è uscito, edito da Sonzogno, un romanzo di formazione, che parla di scelte di vita, di amicizia e di un destino che difficilmente segue una logica. È Piccola dea, opera d’esordio della scrittrice americana Rufi Thorpe.
La storia è narrata da Mia, una ragazza californiana legata da una grande amicizia a Lorrie Ann, la sua “amica del cuore”. Sono gli anni Ottanta, quando le due ragazze trascorrono il loro tempo in riva al mare, spalmandosi i capelli di succo di limone, confessandosi a vicenda sogni e segreti. Mia è più realista e disillusa; proviene da una famiglia sbandata: la madre è alcolizzata, il padre se ne è andato e i due fratellini sono abbandonati a se stessi. Al contrario, Lorrie Ann, bionda e bellissima, sembra essere cresciuta nella famiglia del “Mulino bianco”, dove tutto è perfetto e i valori vengono condivisi.

I genitori di Lorrie Ann, invece, non perdevano la fiducia. Vivevano in un modo diverso, migliore. Ogni domenica andavano in chiesa. Ogni venerdì sera prendevano a noleggio un classico dell’horror, e persino il fratello maggiore di Lorrie Ann, che al tempo aveva sedici anni, restava a casa a guardarlo mentre ordinavano una pizza a domicilio e facevano i popcorn nel minuscolo bilocale dove vivevano tutti e quattro insieme. Suo padre, Terry, portava un orecchino (un grande cerchio dorato, come quello di un pirata) e per la serata insegnanti-genitori si metteva in testa un cilindro nero. Aveva un gruppo di christian rock, mentre la madre di Lorrie Ann, Dana, era una maestra di scuola materna che faceva collezione di gnomi: gnomi di legno e di ceramica di ogni stile e dimensione, posati a terra o su tavoli e ripiani, con la schiena al muro, lo sguardo spento rivolto verso il centro della stanza.

Mia ha sempre pensato all’esile Lorrie Ann come ad una dea, paragonandola a quella divinità mediorientale dell’epoca mesopotamica, Inanna, di cui, una volta adulta diventerà un’attenta studiosa.
A 15 anni, Mia rimane incinta, ma sceglie di abortire.

Di certo credevo che Lorrie Ann non sarebbe mai stata tanto stupida da rimanere incinta in seconda superiore di un ragazzo che nemmeno le piaceva, esattamente quello che avevo fatto io. Eppure, durante la primavera dei miei quindici anni fu proprio Lorrie Ann che mi accompagnò ad abortire, che mi aiutò a programmare tutto. Aveva già compiuto sedici anni e preso la patente, ma non avevo bisogno di lei solo perché guidava. Avevo bisogno che, in tutta la sua bontà e correttezza, mi perdonasse, mi desse il suo consenso partecipando al mio disegno.

Nella mente di Mia, sarebbe stato logico che, una volta cresciute, il destino avesse riservato a lei tutte le sfortune. Invece, avviene l’esatto contrario.
L’esistenza idilliaca di Lorrie Ann termina con la morte del padre, avvenuta in seguito ad un incidente in moto. Da qui, la sua vita sarà tutta in discesa. Anche Lorrie Ann rimane incinta, ma decide di tenere il bambino. Durante il parto però si verificano delle complicazioni, e il piccolo Zack rimane cerebroleso. Lor – così come è chiamata – si sposa col padre del bambino, che decide di arruolarsi nell’esercito e muore durante una missione in Medio Oriente. Rimasta sola, la ragazza si mette assieme ad un reduce di guerra, a cui mancano le gambe, e con lui entra nel baratro della droga.
Mia invece, quella dal “cuore nero”, che sente di non meritare nulla, ha più fortuna. Riesce ad entrare a Yale e a diventare una latinista. Inoltre, trova un brav’uomo che l’ama e che formerà con lei una famiglia.

Il racconto della vita sbandata di Lorrie Ann stride con l’immagine che Mia ha sempre avuto di lei. Per questo, ella si accanisce per cercare di capire come abbia potuto la “dea” Lorrie Ann cadere così in basso. Il messaggio è che per certe cose non ci siano spiegazioni logiche; e che soprattutto non si finisca mai di conoscere le persone.
La storia di Mia e Lorrie Ann è determinata dalle scelte che si fanno nella vita, e dal fatto che qualunque esse siano, cambiano la vita per sempre. Se sbagliate, portano delle conseguenze e inducono ad espiare per il resto dei giorni.
Piccola dea è un romanzo intrigante e coinvolgente, scritto in modo semplice, filtrato dallo stupore della protagonista. Le avventure di Lorrie Ann sono imprevedibili anche per Mia, che è stata la sua migliore amica. Le persone crescono, cambiano, e ci si ritrova a chiedersi se un tempo siano state veramente amiche. In un rapporto a due, molto spesso le aspettative dell’uno superano di gran lunga le reali qualità dell’altro.
Tralasciando il presente, che non può più far ritornare quell’idillio, rimane l’affetto e il ricordo per il sentimento provato.
Proprio per il pathos che caratterizza queste 269 pagine, in cui mai si avvertono cali di attenzione, ci si sarebbe aspettato qualcosa di più dal finale. Piccola dea rimane comunque una buona prova d’esordio per l’autrice californiana Rufi Thorpe. In patria, il romanzo è stato accolto come una delle rivelazioni dell’anno, essendo stato finalista del prestigioso premio letterario Dylan Thomas Prize 2014 e del Flaherty-Dunnan.

Consigliato a chi crede nell’amicizia ed è anche un po’ nostalgico nei confronti del passato, ma non a tal punto da rifiutarsi di lasciarlo andare.

 

Piccola dea
Rufi Thorpe
Sonzogno, 2015
Pagine 270
Prezzo di copertina € 16,50

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa