Una ballata del mare salato – Hugo Pratt

Chi insegue un sogno non desidera, in realtà, la sua realizzazione, ma vuole solo poter continuare a sognare. All’orizzonte di quell’oceano ci sarebbe stata sempre un’altra isola, per ripararsi durante un tifone, o per riposarsi e amare. Quell’orizzonte aperto sarebbe sempre stato lì, un invito ad andare.

Con queste parole intensamente evocative e libertarie si autodetermina il destino di chi, per sbaglio o per amore, si ritrovasse a sfogliare il primo romanzo che Hugo Pratt abbia mai scritto (Una ballata del mare salato, Einaudi Tascabili, Roma, 228 pagine), strettamente gemellato con l’omonimo graphic novel e anzi da esso derivato. Il termine, come si sa, vuol porre l’accento sulla qualità artistica, descrivere un’opera che si differenzia dal fumetto tradizionale finalizzato alla sola comicità ed è invece frutto di una ricerca matura, letteraria, che ha come proprio destinatario un pubblico in grado di cogliere riferimenti colti a più livelli di lettura. Ampiezza di respiro, presenza di un inizio uno svolgimento e una fine ben definiti, la diversa profondità con cui sono tratteggiati i personaggi sono i principali elementi che possono farci considerare “romanzo grafico” un fumetto, assieme al riconoscimento di un certo pregio estetico e ai rimandi e le suggestioni letterarie e artistiche, che ne La ballata del mare salato ritroviamo sotto forma di omaggi più o meno espliciti a scrittori che colpirono l’autore e ne influenzarono l’opera: è frequente che i personaggi di Pratt leggano libri realmente esistenti, dei quali appaiono, tra un volo di gabbiano e un dialogo surreale, i titoli trascritti con precisione estrema.
A detta di Luca Boschi, ideando Una ballata del mare salato, Pratt

crede di scrivere solo una storia insolitamente lunga, con tempi più lenti e più trascinanti della norma. Invece senza saperlo inventa un prototipo di graphic novel che tanto stimolerà la fantasia e la creatività dell’autore da spingerlo a trarre dal fumetto il romanzo omonimo.

Ma forse la migliore spiegazione del passaggio da “letteratura disegnata” a romanzo è lo stesso autore a fornircela: «Sono un autore di letteratura disegnata. Disegno la mia scrittura e scrivo i miei disegni».
È in tale perfetta circolarità tra elemento figurativo ed elemento narrativo, nell’intento dichiarato di fondere segno e parola finché non siano in grado di esprimere gli stessi valori, la chiave per comprendere l’impulso di trasporre in “prosa tradizionale” il meraviglioso potenziale creativo della “letteratura disegnata”.
Una ballata del mare salato, titolo evocativo che colpisce l’immaginario, richiama in maniera quasi immediata la Ballata del vecchio marinaio di Coleridge, e schiude gli orizzonti di tutta quella letteratura avventurosa, esotica, marinaresca, che ha reso intramontabili scrittori come Stevenson, Melville, Conrad. È l’esordio di un ciclo di viaggi, di un’odissea spazio-temporale, e la prima apparizione di Corto Maltese, il personaggio più caro e più vicino al sentire di Pratt, un alter ego nel quale è facile ritrovare, scavando di poco sotto la superficie, l’esperienza personale e profonda del suo creatore. È infatti grazie a questo personaggio che Pratt verrà considerato dagli specialisti del settore uno dei più importanti autori del mondo, ed è a Corto Maltese che Pratt affida e consacra il proprio testamento poetico. Corto rappresenta l’archetipo dell’eroe romantico, sempre in movimento, sempre restio ad accettare che qualsiasi forma di potere possa disporre della sua libertà, e legato al mare da un amore ancestrale, fraterno: Pratt trasferisce nel suo personaggio parte significativa delle sue corde profonde, la vaga tendenza anarchica, l’esistenzialismo, la consapevolezza di muoversi contro corrente combattendo i criminali perché fanno venale mercimonio di tutto ciò che nutre i sogni. Come scrive Vincenzo Cerami,

Il comandante Corto Maltese, suddito britannico, è nato a La Valletta e residente ad Antigua. È un gentiluomo di fortuna. A chiunque, dopo averlo a lungo osservato gli dica:– Ma lei non è nostro connazionale! – lui puntualmente replica:– Ah, no… ho un sacco di origini e tre o quattro nazionalità, ma non la sua!

Ecco creato dal nulla un universo in cui realtà e immaginazione sono fuse al punto da risultare inestricabili: il protagonista fa la sua prima apparizione legato ad una croce di legno, sballottato qui e lì dalle onde dell’oceano dopo che il suo equipaggio si è ammutinato, e nel corso di tutta la storia sarà in balia di un continuo alternarsi di colpi di fortuna e incidenti, ritrovandosi svariate volte vittima degli improvvisi cambiamenti di umore dei personaggi che lo circondano. La narrazione si svolge tra il novembre del 1913 e il gennaio del 1915 nei mari della Melanesia, tra la Nuova Guinea, le isole Salomone e le isole Tonga. Corto e Rasputin, compagni dai tempi della battaglia di Mukden, battono il Pacifico sotto la bandiera del Monaco, il misterioso leader di una piccola comunità pirata che li ha incaricati di depredare navi mercantili per impossessarsi del carbone che trasportano e rivenderlo a peso d’oro alla marina tedesca. Le loro vicende si intrecciano a quelle dei due giovani e ricchi naufraghi Pandora e Cain Groovesnore, raccolti per caso in seguito a un ciclone, a quelle del tenente di vascello Slutter, ufficiale tedesco eternamente diviso tra gli ideali e il dovere, e a quelle dei numerosi volti della Divisione d’Oriente, il contingente che la Germania ha dislocato nel Pacifico in seguito alla mobilitazione contro Russia, Serbia e Francia. In un turbine di colpi di scena, strategie, alleati che diventano nemici non appena cambia il vento e viceversa, ogni pedina di questa multiforme scacchiera vive, muore o si evolve mantenendo un rapporto di diretta dipendenza dalle scelte, dalle azioni, le incoerenze degli altri. La Guerra Mondiale, la reazione inglese all’occupazione del Belgio, l’ingresso in guerra del Giappone, avvenimenti reali e contingenti, perdono d’urgenza rispetto al fuoco di fila di situazioni che Corto e gli altri si trovano a fronteggiare: la macrostoria europea si scolora all’orizzonte, a tutto vantaggio di una movimentatissima e personalissima microstoria, quella che si sta svolgendo nel Pacifico, tra un nugolo di uomini eterogenei e stranamente assortiti, impegnati ciascuno a seguire i propri interessi destreggiandosi come può tra la propria e le altrui vite.

La prosa di Pratt è fluida e lineare e fondamentalmente di qualità descrittiva, mira al cuore delle cose e le ritrae con una naturalezza che si colora di volta in volta di candore e di realismo. La narrazione si fonda soprattutto sui dialoghi, sulla straordinaria capacità di penetrare la natura dei rapporti che legano e dividono i protagonisti: sono figure immediatamente riconoscibili, complesse e contraddittorie, ma fedeli al proprio intrinseco essere. Il linguaggio non è artefatto, e nemmeno tradizionale: realistico, mai crudo, in grado di adattarsi perfettamente a qualsiasi situazione, “disegna” le scene e le rende palpabili, portando a compimento la ricerca di Pratt, ovvero la capacità di restituirle alla pagina con immediatezza attraverso uno stile naturalista, raffinato, ricco di sfumature. Significative particolarità del romanzo sono l’attenzione per l’aspetto etnico contrapposto alla colonizzazione europea e la possibilità di leggere tra righe la presenza di una sorta di “metaromanzo” di formazione, un autentico Bildungsroman col proprio autonomo sviluppo.

Una lettura complessa, profumata, profondamente magnetica, in cui passaggi di autentica intensità corrispondono nel romanzo a quelle vignette, quelle inquadrature in cui tutto si ferma, e ci sono solo un gruppo di palme e un nugolo di gabbiani, una linea verd’azzurra con un’ombra di nave poggiata sopra, oppure un marinaio – Corto – e una ragazza che non assomiglia a nessun’altra – Pandora – a osservarsi per un eterno istante negli occhi, un attimo prima che venga pronunciato un addio.

 

Una ballata del mare salato
Hugo Pratt
Einaudi, 2012
Pagine 228
Prezzo di copertina € 17,00

Teodora Dominici

Teodora Dominici

Articolista, collaboratrice editoriale free-lance e scrittrice in pectore