Giulio Perrone, da editore a scrittore

In questa intervista lo scrittore Giulio Perrone parla del suo libro L’esatto contrario, della sua passione per la scrittura e delle sue letture inseparabili. Egli, che vive a Roma, dove nel 2005 ha fondato la casa editrice che porta il suo nome, insegna Organizzazione e gestione delle imprese culturali presso la facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma.

Il tuo libro si intitola L’esatto contrario, perché questo titolo?
Penso che questo titolo, scovato dal mio editor Stefano Izzo, rappresenti perfettamente l’idea del libro sia dal punto di vista della trama che del protagonista. Riccardo infatti nel corso della sua indagine improvvisata, della sua rincorsa al passato si trova spesso a scontrarsi con personalità che sono il suo “esatto contrario” e che lo spingono ad andare avanti.

Chi è Riccardo Magris il protagonista? Somiglia un po’ a te?
Riccardo Magris è un ragazzo di trentacinque anni che come tanti oggi sceglie in qualche modo di sopravvivere alla vita. Ha un lavoro precario che però dipende anche dalla sua volontà di non impegnarsi a fondo, rapporti flebili e intermittenti con le donne e poche, piccole soddisfazioni che lo tengono a galla, come la passione per la Roma e l’affetto degli amici con cui condivide serate e bevute. Un ragazzo come molti oggi, che non sa mettersi in gioco ma che è anche dotato di una sua morale, non assoluta, ma forte. Credo che come tutti gli autori abbia messo qualcosa di mio in lui anche se per tanti versi non mi assomiglia e anzi si oppone al mio modo di vedere le cose e di agire.

Come è nata l’idea di scrivere il libro?
L’idea nasce dalla lettura casuale di un caso di cronaca che ho trasportato a Roma perché l’ambientazione romana era per me essenziale nel libro. La città è un altro grande protagonista che avvolge i personaggi e permette di raccontare anche cose molto dure con uno stile e un piglio talvolta ironico tavolta amaro ma comunque non dark.

Cosa rappresenta per la scrittura per te?
In questa prima esperienza è stata sicuramente una vacanza dalla mia consueta attività editoriale e quindi la possibilità di dedicarmi al lato più creativo e anche di recuperare qualcosa che avevo messo da parte quando dieci anni fa ho cominciato a fare l’editore. D’altronde la passione per i libri viene proprio da lì e dall’altro fondamentale elemento che è la lettura, cioè la passione di entrare prima di tutto nei libri degli altri e poi pensare di scriverne uno.

Uno scrittore e un libro a cui se più legato?
Il primo libro che mi ha davvero appassionato a tredici anni è stato IT di Stephen King quindi ci sono affezionato, ma se devo dire un libro da cui non mi separerei mai dico La luna e i falò di Pavese. Sullo scrittore invece non ho dubbi Cormac McCarthy.

Tre aggettivi che ti descrivono?
Furbescamente dico quelli positivi: determinato, divertente, passionale.

 

Claudia Crocchianti

Claudia Crocchianti

Giornalista pubblicista e scrittrice