Anna Karenina – Lev Tolstoj

La passione, il tormento, la ricerca della felicità e della pace interiore sono i temi principali del romanzo di Lev Tolstoj dal titolo Anna Karenina. Un titolo che lascia presupporre la biografia di una donna, ma che invece riguarda più famiglie, con l’amore visto attraverso varie sfumature: tormentato, tradito, rivendicato ma anche suggellato dal simbolo del matrimonio e della famiglia.
Anna, che lascia il marito per andare a vivere con Vronskij, incontra quest’ultimo per la prima volta in uno scenario poco piacevole, e che si rivelerà profetico per la fine della sua relazione: la morte di un operaio investito da un treno.
I due si innamorano travolti dalla passione, che li guiderà in un continuo oscillare di gioia, malinconia e timore di non riuscire a vivere in pace questa relazione tormentata in primis dal carattere di lei che non riesce a capire cosa vuole da se stessa e da chi ha attorno: ha lasciato un marito che per anni le andava bene e che all’improvviso ha giudicato freddo e insensibile, e con egli ha abbandonato il figlio che più amava al mondo. Ma che tipo di amore è quello di Anna? Un continuo girovagare alla ricerca di qualcosa che alla fine non riesce a trovare. Vittima di infelicità mascherata dalla sua bellezza esteriore Anna è una donna fragile che sa solo demolire tutto ciò che ha intorno, e non contenta nemmeno di chi la ama non fa altro che distruggere persino ciò che in qualche modo si costruisce.

Così è anche il fratello che continua a tradire la moglie Dolly, la quale lo perdona giusto perché le manca il coraggio di lasciarlo, quello stesso coraggio che dapprima invidia ad Anna, unica capace di svincolarsi dalla vita che non le piaceva:

E loro si scagliano contro Anna. Perché mai? Io son forse meglio? Io almeno ho un marito che amo. Non così come lo vorrei amare, ma lo amo, e Anna non amava il suo. In cosa mai è colpevole? Vuol vivere. Iddio questo ce l’ha messo dentro l’anima. Può darsi benissimo che anch’io avrei fatto lo stesso […]. Allora dovevo abbandonar mio marito e cominciare a vivere da capo. Potevo amare ed essere amata per davvero.

In parallelo si svolge la storia di Kitty e Levin, due anime distinte che riescono a trovare l’equilibrio che tutti i personaggi nel romanzo cercano. Kitty rifiuta la proposta di matrimonio da parte di Levin perché vorrebbe sposare Vronskij, lo stesso che corre da Anna non appena la incontra per la prima volta. Una liberazione alla fine è per Kitty, che malgrado rischia di ammalarsi per il torto subito, scopre in cuor suo che l’unico amore sempre provato è per Levin, un uomo giusto, mite, che subisce il torto del rifiuto ma che per fortuna riesce a superare l’orgoglio e a dare voce all’amore, quello autentico, senza essere colorato dai soli dettami della passione.

Per intraprendere qualcosa nella vita familiare sono indispensabili o un completo dissidio fra i coniugi o un amorevole accordo. Quando invece i rapporti fra i coniugi sono indefiniti e non c’è né l’uno né l’altro, nessuna cosa può essere intrapresa.
Molte famiglie rimangono per anni nei vecchi luoghi, uggiosi ormai per tutte e due i coniugi, soltanto perché non c’è né pieno dissidio, né accordo.

Quello di Levin e Kitty è una matrimonio felice, non perché i due non litigano mai, anzi: il litigio, il non comprendersi ai primi anni di convivenza, la mancanza di venirsi incontro – comuni nella vita di tutte le famiglie -, è l’arma che li unisce, che rafforza la loro unione. I due hanno un bambino, fonte per Levin di primo distacco per paura del nuovo, dell’incapacità di proteggerlo. E questo rende autentico ancora di più il romanzo: Tolstoj è introspettivo al punto che riesce a spiegare e giustificare, ad avvenuta lettura, quello che riporta nel famoso incipit:

tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.

Le famiglie infelici sono più comuni e presentano un tipo di infelicità differente dalle altre. Levin è un uomo saggio, onesto, che lavora tanto e che si riempie di sensi di colpa che proviamo noi tutti esseri umani. L’autore attraverso di lui ci propone una analisi psicologica che sfocia in una specie di espiazione emotiva liberatoria. Nel continuo ricercare la verità questo personaggio all’apparenza semplice in profondità molto complesso, e che nelle riprese cinematografiche è sempre quasi in disparte per dare maggiore voce alla prima storia (quella tra Anna e Vronskij), diventa parte di noi, di quella voce interiore che il lettore spesso si ostina a non dare retta per dedicarsi alle imprese più importanti riguardanti il lavoro, la casa, i soldi. Ma ecco che i tormenti di Levin si placano di fronte alla comprensione di Kitty, che è sempre presente, che lo accoglie con la voglia e la speranza di una crescita interiore riguardante entrambi. La paziente e bella Kitty sa “accompagnarlo” per mano e l’onesto Levin ricambia con amore e devozione. Finalmente un esempio di famiglia che cresce con i dissidi, che matura e piano piano cammina verso un’unica direzione.

E poi c’è Karenin, il marito di Anna, che se da una parte viene incolpato per la sua freddezza, assenza di affetto e quant’altro compete agli uomini che hanno incarichi diplomatici nella nobiltà di fine Ottocento, dall’altro lo si giustifica volentieri, perché alla fine perdona Anna: lui, tradito, diventa vittima di una donna (irritante per la sua fragilità) e pedina dei suoi capricci. Riesce a rialzarsi, ma anche a continuare a vivere col figlio senza di lei, che a modo suo ha pur sempre amato.

Un romanzo completo, dai diversi personaggi ben curati dal punto di vista caratteriale. Un testo che ci aiuta a scavare nel profondo dei nostri sentimenti instabili, di cui qualche volta siamo tutti un po’ vittima.

 

Anna Karenina
Lev Tolstoj
Einaudi, 1945
Pagine 890
Prezzo di copertina € 12,00

Maria Ausilia Gulino

Maria Ausilia Gulino

Teacher – Journalist