L’amante giapponese – Isabel Allende

Ci sono passioni che divampano come incendi fino a quando il destino non le soffoca con una zampata, ma in questi casi rimangono braci calde pronte ad ardere nuovamente non appena ritrovano l’ossigeno.

Parlare de L’amante giapponese di Isabel Allende (Feltrinelli, 2015) non è facile. La prima cosa che mi viene da dire è che si tratta di uno di quei libri che ti scuotono dentro, allargano gli orizzonti e provocano nostalgia per i suoi personaggi. E non è solo perché questa storia mette in contatto con numerose realtà differenti, talune poco conosciute, come per esempio la vita che si conduce negli ospizi e la vicenda dei campi di concentramento in cui vennero rinchiusi i giapponesi, nativi americani, durante la Seconda Guerra Mondiale. Soprattutto direi che a colpire sia lo stile diretto ma delicato di entrare nel merito delle cose, tipico dell’autrice. Il suo modo “dignitoso”, che parte quasi in sordina e poi ti sorprende di continuo, come fosse un prestigiatore con mille assi nella manica, o come un fuoco d’artificio che aumenta d’intensità.

Stupisce l’Allende, nel parlare d’amore: di una storia che trascende il tempo e vive in eterno nei ricordi degli amanti. Sua è la capacità di sviscerare, nel più completo riserbo, tematiche dolorose e sempre attuali, quali l’omosessualità e il razzismo se vissuti in un’epoca non matura; la pedofilia con i suoi abomini; la guerra e le sue privazioni; decisioni sbagliate, di quelle che vanno contro i propri sentimenti, soltanto perché ricchezza e convenzioni sociali devono avere il sopravvento.
Colpisce il fatto di rimanere infelici ed incompleti per tutta la vita, e poi completarsi in quei pochi, brevi istanti in cui si è insieme. Un “poco tempo” che basta e appaga, perché vissuto appieno e senza riserve.

Inutile tergiversare, vi parlo della storia vera e propria. Nel 2010, l’affascinante ottantenne Anna Belasco decide, così di punto in bianco, di rinunciare alla sua esistenza agiata e ricca di eventi culturali e di trascorrere gli ultimi anni della sua vita in una residenza per anziani chiamata Lark House, nei pressi di San Francisco. Qui conosce Irina, una giovane infermiera moldava che stringerà un rapporto particolare con lei, basato sulla fiducia e l’affetto reciproco.

Seth Belasco, il nipote di Alma, si innamora della ragazza, anche se quest’ultima ha ottimi motivi per mantenere le distanze e considerarlo solo un amico.
Alma, che in vita sua non ha mai dato confidenza a nessuno, inizia a confidarsi coi due ragazzi e a raccontare loro la storia della sua lunga e travagliata vita. Soprattutto, parla della sua relazione clandestina con il giapponese Ichimei Fukuda, figlio del giardiniere dell’aristocratica tenuta in cui ha vissuto, compagno di giochi dell’infanzia e suo unico e grande amore.

L’amante giapponese è una storia sentimentale lunga 74 anni, quella fra Alma e Ichi, che aiuterà Irina a superare un doloroso passato, con tante difficoltà da lenire. Il racconto dell’anziana donna, che termina nel 2013, si snoda attraverso un paese devastato dalla seconda guerra mondiale che separerà i due amanti, fino ai loro incontri successivi, sebbene entrambi siano ormai sposati e abbiano creato una famiglia.

Alma e Ichimei non possono fare altro che affidare a romantiche missive il loro intenso sentimento, figlio di tempi sbagliati e di orgoglio malcelato. Fino ad arrivare ad un crescendo di colpi di scena, che si susseguono sul finale, l’uno dopo l’altro. E la conclusione, dolcissima e tragica al tempo stesso.
Romantici d’Italia, unitevi, e leggete questo romanzo.
Esso merita la vostra attenzione.

 

L’amante giapponese
Isabel Allende
Feltrinelli, ottobre 2015
Pagine: 281
Prezzo di copertina: € 18,00

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa