Agharti. Un’indagine del commissario Salina – Antonio Forni

Eppure nulla arriva dal buio di quella selvaggia distesa, nulla dal kurgan appoggiato alla montagna nera come un viandante stanco del suo cammino di secoli, se non l’orrore della morte, quello che penetra nelle vene di uomini e animali, trasformando il loro sangue in ghiaccio sciolto, l’orrore che arriva da così lontano nel tempo e nello spazio: l’uomo vestito di rosso e d’oro, con la corta spada che fende l’aria alla ricerca di carne e muscoli, di braccia da amputare, di colli e vene da squarciare, di teste da falciare come spighe di morte, per scacciare gli intrusi dal regno dell’oscurità, per impedire che sia profanata la sua eterna dimora.

È un viaggio nella storia, ed in particolare nelle leggende di popoli antichi, l’ultimo romanzo del giornalista campano Antonio Forni, pubblicato nel novembre 2015 da Edizioni Cento Autori.
Agharti. Un’indagine del commissario Salina si presenta come un thriller avente dei risvolti che sconfinano nel soprannaturale, dove uno scavo archeologico situato in Kazakistan porta alla luce antiche usanze intrise di superstizione.

Il commissario Ruggero Salina è di Napoli, una città caotica che egli ritiene “responsabile” delle feroci emicranie che lo colpiscono sempre più di frequente, per le quali ha sempre pronto un potente analgesico. Salina sta indagando sulla morte di Francesco Tufi, un giovane ricercatore universitario specializzato in lingue antiche. Quest’ultimo è stato decapitato: l’assassino deve avere infierito su di lui con estrema ferocia. Ma perché è stato ucciso questo ragazzo che, dopo un rapido esame, appare tutto casa e università? In realtà, cosa nascondeva?

È la domanda che tormenta Salina, così come il magistrato incaricato delle indagini: la giovane dottoressa Rossella Presti, affatto immune al fascino del commissario.
Quando anche una prostituta di colore viene rinvenuta cadavere, uccisa col medesimo “modus operandi”, Salina si convince della presenza in zona di un serial killer. Ma subito le indagini subiscono un forte arresto, tanto che ai due protagonisti viene addirittura revocato il caso.

La svolta giunge da Parigi, dove una giovane ricercatrice di nome Silvie, compagna di scavi durante una spedizione in Kazakistan di Francesco Tufi, dichiara di avere importanti contributi da offrire alle indagini. Salina e Rossella Presti si recano quindi nella capitale francese per interrogare la donna. Essi scoprono che tutto il mistero ruota attorno ad uno scavo in Kazakistan, dove Francesco e Silvie erano stati alla ricerca di un antico mausoleo funebre, detto Kurgan.

L’indagine porta così a fare la conoscenza di antiche leggende, fra cui quella di Agharti, un regno mitologico che si troverebbe all’interno della Terra, soggetto popolare nell’esoterismo. Questo luogo, il cui nome significa “inaccessibile”, è legato alla teoria del teletrasporto, e al fatto di poter essere ovunque in qualunque momento.
Salina e Presti sono intenzionati a chiudere il cerchio di sangue, anche se questo vuole dire mettere in pericolo la loro stessa vita o giungere a scomode verità.

Prima ancora di leggere l’opera, quello che colpisce di “Agharti” è la qualità dell’edizione, davvero ben curata. Il testo è incalzante e riesce a mantenere alta l’attenzione del lettore. Qualche piccola ingenuità narrativa nei dialoghi d’amore fra il commissario e Rossella è l’unico appunto che sento di fare all’autore. Quel volere a tutti i costi spiegare le loro mosse, mentre invece le scene potrebbero parlare da sé, suona come una nota stridente.

La conclusione giunge repentina, rispetto all’accuratezza dell’indagine, ma qualcosa mi dice che sentiremo ancora parlare del commissario Salina e del suo team. E dopo avere letto questo romanzo, credo sarete concordi con me.

 

Agharti. Un’indagine del commissario Salina
Antonio Forni
Cento Autori, 2015
Pagine 264
Prezzo di copertina € 12,00

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa