La verità sul caso Harry Quebert – Joel Dicker

Raramente accade che un narratore sappia coinvolgere come in questo libro, offrendo un colpo di scena dietro l’altro: di quelli inaspettati, che fanno sobbalzare. La verità sul caso Harry Quebert di Joel Dicker (Bompiani, 2013) induce a “divorare” le pagine, poiché si avverte forte il desiderio di capire cosa sia successo e, soprattutto, di scoprire l’identità dell’assassino. E pensare che non è affatto un libro breve: sono 775 pagine, che si leggono però con facilità estrema.
Ho avuto modo di visionare la copertina dell’edizione francese, la quale riporta un’opera di Edward Hopper dal titolo Portrait of Orleans. Hopper è un pittore statunitense noto per i suoi ritratti di solitudine e alienazione, che inducono nello spettatore un senso di inquietudine – suo è La casa vicino alla ferrovia, dal quale Alfred Hitchcock ha tratto la sinistra abitazione di Norman Bates nel film Psycho. Perfetto quindi per evocare l’atmosfera del libro; mentre invece la copertina dell’edizione italiana mi pare un po’ forzata e poco attinente.

L’ambientazione avviene in una cittadina fittizia, Aurora, nello New Hampshire, e si svolge nel 2008, anche se numerosi flashback portano al 1975, e talvolta anche prima. È quello che si definisce un “thriller deduttivo”, dove vi è un io narrante che parla in prima persona, ma che cambia più volte nel corso della storia. Parallelamente alla questione di sangue, l’opera vuole anche essere una sorta di “guida” per aspiranti scrittori, e infatti la numerazione dei capitoli è invertita: si parte dal 31 e si va a scalare, come fosse un conto alla rovescia. In realtà sono 31 consigli che uno scrittore affermato dà al suo allievo, affinché ne faccia buon uso. All’inizio di ogni capitolo vi è un rapido scambio di battute fra i due, sull’arte della scrittura. La narrazione è suddivisa in tre parti.

Un po’ Lolita di Nabokov, un po’ Twin Peaks di David Lynch, quest’opera racchiude in sé tante storie in una, soprattutto di personaggi tutti molto ben caratterizzati, ciascuno dei quali potrebbe diventare protagonista di un romanzo parallelo.

Il soggetto principale è Marcus Goldman, giovane scrittore newyorkese e nuova star della letteratura americana, che dopo un primo libro di successo ora è afflitto dal blocco dello scrittore. Egli contatta così il suo vecchio professore e maestro di vita, il quasi settantenne Harry Quebert, che lo invita a trasferirsi nella sua tenuta in riva al mare – una “villa per scrittori” -, situata ad Aurora. Una cittadina tranquilla, se non fosse per il fatto che nel 1975 è scomparsa una ragazza di 15 anni che non è mai più stata ritrovata.

Ma la tragedia è in agguato. I resti della piccola Nola, morta da ormai 33 anni, vengono ritrovati proprio nella proprietà di Quebert, assieme al manoscritto del romanzo che a suo tempo lo aveva portato al successo, Le origini del male.

Harry confessa di essere stato perdutamente innamorato della ragazzina, quando aveva 34 anni, e naturalmente viene arrestato come maggiore sospettato per il suo omicidio. Ma Marcus crede nell’innocenza dell’amico e dà inizio ad una sua personale indagine, anche se molti saranno i personaggi di Aurora a contribuire con le loro preziose testimonianze e i ricordi dell’epoca.

Marcus utilizzerà il materiale raccolto per consegnare all’editore, che lo sta pressando, quel secondo romanzo che da tempo non riusciva a scrivere. E qui emergono i canoni impietosi della moderna editoria, che, infischiandosene della moralità, privilegia sempre e comunque il pettegolezzo al fine di riuscire a vendere il prodotto finito.

Sebbene datata nel tempo, quella di Nola Kellergen è una tragedia che ha sconvolto l’intera comunità, ma che ora, dopo oltre trent’anni, merita un epilogo. Chi ha ucciso la ragazza in quella maledetta sera del 30 agosto 1975? È quello che Marcus cerca di scoprire, nonostante significhi venire a conoscenza di scomode verità e riportare a galla antichi segreti.

Joel Dicker mirava a creare una lettura “famelica”, dalla quale il fruitore, una volta iniziato il libro, non riuscisse più a sottrarsi. E ci è riuscito, col suo stile semplice ed incalzante, che cambia a seconda del personaggio “inquadrato”. Serrato in alcuni dialoghi, dalla presenza di numerose virgole che costringono a soppesare ogni parola; più lineare e scorrevole nelle descrizioni.

I diritti di traduzione di questo romanzo sono stati venduti in molti Paesi, e il libro ha ricevuto diversi riconoscimenti in Francia.
La verità sul caso Harry Quebert è una lettura che consiglio caldamente agli amanti del genere. Anche se per tutto il tempo vi farete mille congetture e cambierete mille volte idea, circa lo svolgimento dei fatti, non preoccupatevi. Le cose alla fine andranno a posto, e tutto verrà ampiamente chiarito. E concludo con una frase pronunciata da Harry Quebert stesso,  che dice tutto:

Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito.

 

La verità sul caso Harry Quebert
Joel Dicker
Bompiani, 2013
Pagine: 779
Prezzo di copertina: € 14,00

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa