La sarta di Dachau – Mary Chamberlain

Ha colpito nel profondo la storia dell’abito nero con le rose che Eva Braun ha indossato per sposare Hitler, poche ore prima del loro suicidio. Un abito nuziale indossato anche nella morte, tanto che la professoressa di Oxford Mary Chamberlain ha creato un romanzo che ruota attorno proprio a questo particolare, dal titolo La sarta di Dachau (Garzanti, gennaio 2016). Su chi, in realtà, abbia confezionato quell’abito rimane il mistero, poiché Eva Braun era solita servirsi di più sarte e aveva ordinato che le fatture delle sue spese venissero distrutte.
La sarta protagonista del romanzo è cresciuta nutrendo una forte ambizione, e coltiva il sogno di aprire un giorno una sua “maison”, seguendo l’esempio di Coco Chanel. Essa rappresenta un vero e proprio inno alla tenacia, laddove riesce a sopravvivere nel campo di concentramento di Dachau, conducendo un’esistenza di stenti, e diventando “couturière” per le mogli dei gerarchi nazisti.

Non avevo scelta. Ero prigioniera lì, in trappola. Non mi pagavano per quello che facevo, né godevo di un trattamento speciale. Cosa c’era di male se Frau Weiss mi procurava del lavoro, se lei e le sue amiche indossavano le mie creazioni? Cosa? Mi teneva in vita. Facevo quello che dovevo fare per sopravvivere.

L’opera è divisa in tre parti; tre periodi cruciali nella vita della protagonista, senza che vi siano i tradizionali capitoli. La storia parte dal gennaio 1939 e si conclude nel febbraio del 1948.
Facciamo la conoscenza della londinese Ada Vaughan, una ragazza di bell’aspetto e dal grande portamento, che è solita investire molto sulla sua persona poiché convinta che anche l’abito, talvolta, possa fare il monaco. Ada sogna di diventare una sarta famosa e ha la fortuna di lavorare presso una prestigiosa sartoria di Londra, dove sfila anche come modella. Un incontro sbagliato, come spesso succede quando si è molto giovani, la induce a cogliere l’opportunità di fare un viaggio a Parigi, che invece sarà l’inizio della sua rovina. Proprio in quei giorni, infatti, scoppia la seconda guerra mondiale, e Ada rimane intrappolata in terra francese. Senza soldi né un posto dove andare, tradita e abbandonata da chi aveva promesso di provvedere a lei, la ragazza finisce in Belgio, dove in un convento le suore si prendono cura degli anziani, e assume l’identità di suor Clara. In breve tempo si paleseranno i soldati nazisti e  la deporteranno a Dachau, dove nel gelo dei campi di prigionia e senza mai poter parlare con nessuno, poiché proibito, dovrà aggrapparsi al suo sogno per rimanere in vita.

Qui ci sono freddo e paura. Ma io ho un sogno. E nessuno me lo può strappare.

A Dachau Ada verrà sfruttata dalla moglie del capo del campo, e inizierà ad essere conosciuta oltre le mura del lager per la sua capacità di creare modelli unici. Il suo talento echeggerà fin nelle “alte sfere”, e questo sarà un bel riconoscimento per il suo ego bistrattato, ma anche la sua rovina, davanti a chi in seguito la dovrà giudicare e che l’accuserà di “collaborazionismo”.
Mary Chamberlain ha il potere di introdurci in un mondo di cui, fino a qualche anno fa, nessuno voleva parlare. Un periodo di atrocità perpetrate all’uomo, dove ciò che avveniva era talmente disumano da venire taciuto per vergogna. I prigionieri di guerra erano trattati come eroi, ma che dire delle donne? Come se la sono cavata in questo periodo di prigionia, che fa da specchio ad una società dagli atteggiamenti nettamente misogini?

Ada Vaughan ne è un esempio, anche se l’autrice pare rivolgere la domanda a noi lettori: pur di preservare la vita, avremmo agito nello stesso modo? Saremmo riusciti a giungere a compromessi, come ha fatto la protagonista? Con la sua sete d’affetto, Ada ha continuato ad incappare nei medesimi errori: si è fidata troppo del prossimo, anche se da tempo questi aveva perso caratteristiche umane. Ci saremmo aggrappati anche noi ad un sogno, pur sapendo che era quasi impossibile realizzarlo – per l’epoca che poco o nulla concedeva alle donne e per la condizione sociale di Ada.
La sarta di Dachau è una lettura preziosa, che arricchisce sia dal punto di vista storico che da quello umano. Terminando questo libro si ha la sensazione di avere assistito a qualcosa di grande. Al delinearsi di un’eroina imperfetta, destinata a rimanere nella storia al pari di quelle create dai grandi della letteratura.

 

La sarta di Dachau
Mary Chamberlain
Garzanti, gennaio 2016
Pagine 320
Prezzo di copertina € 16,90

 

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa