Le cose migliori – Valeria Pecora

Incanta e commuove il breve romanzo d’esordio della giovane scrittrice sarda Valeria Pecora, Le cose migliori, pubblicato nel giugno 2015 dalla casa editrice Lettere Animate.
Poco importa, quindi, se talvolta si avvertano piccole imprecisioni tipiche dell’inesperienza; se la tempistica dei verbi risulti occasionalmente incongrua; se il finale sia forse un tantino forzato. L’autrice riesce a trasmettere delle emozioni, ed è questa la cosa più importante, nel raccontarci la storia di Irene, “figlia” di quel morbo di Parkinson che Valeria Pecora stessa ha conosciuto in prima persona. Perché la storia di Irene è anche la storia dell’esperienza personale di Valeria, che non ha dovuto troppo documentarsi per descrivere la tremenda affezione e per sviscerarne i sintomi.

La narrativa contemporanea dà ampio spazio alla malattia in generale, ma a parlarne è sempre il diretto interessato. In quest’opera invece, a parlarne è una figlia, quindi il familiare di un malato che, proprio a causa di quel male invalidante, ha dovuto crescere in fretta e scontrarsi con le avversità che riserva la vita.
Perché quando una patologia grave colpisce un individuo, la battaglia non è mai solitaria, ma coinvolge anche chi gli sta intorno. È uno strazio che s’impossessa di tutta la famiglia.

Siamo in Sardegna, ed Irene ci racconta dei suoi genitori, dei suoi nonni e delle sue due sorelle. La sua vita, prima tranquilla, inizia a “deteriorarsi” nell’estate del 1990, in coincidenza coi mondiali di calcio. Mentre Gianna Nannini canta Notti magiche e Roberto Baggio segna un goal, la madre Maria ha un mancamento tornando dalla spesa con Irene, che allora ha solo sette anni. Sarà l’inizio di un lungo calvario, a cui solo in un secondo frangente segue una diagnosi precisa: morbo di Parkinson, una malattia per la quale non si muore, ma nemmeno si può guarire.

Da quel momento cominciò una vita completamente nuova per noi. Eravamo piccole io e le mie sorelle. Quell’età di passaggio in cui non sei ancora così grande da poter capire ma neanche così piccola da poter fare finta di niente.

Passano gli anni, Irene cresce e porta a compimento i suoi studi. L’esistenza in casa non è più la stessa, ma il suo animo “accudente”, sebbene si senta fortemente in colpa per quella madre alla quale è sempre rimasta vicino, le impone di cominciare a vivere la sua vita.
Pensando di avere trovato l’amore, e combattendo contro il precariato che le impedisce di trovare lavoro, Irene si trasferisce a Milano. Ma Luca, il suo fidanzato, si rivela diverso da come era sembrato, e la ragazza non intende scendere a compromessi. Diverso tempo dopo, troverà un lavoro culturalmente appagante, presso l’anziano Piero, rimasto cieco in seguito ad un incidente domestico. Irene sarà i suoi occhi, leggendo per lui e conducendolo a mostre d’arte. Avverrà così la sua maturazione e il vero distacco dal passato, che la porterà ancora a sognare l’amore e addirittura la maternità.

Le cose migliori tratta diverse tematiche importanti, quali la disabilità, la disoccupazione, il bullismo e l’amore puro, quello che non contempla di potersi accontentare.
Irene diventa il simbolo di una felicità ricercata, al di là di ogni ostacolo che riserva l’esistenza.

Questo romanzo ci fa comprendere che nonostante le brutture alle quali la vita ci porta ad assistere – con ingiustizie annesse –, essa riserva sempre delle sorprese. Come un “ciclo di eterno ritorno”, dalla morte nasce nuova linfa; energia e positività.

Una vita che muore in cambio di una vita che batte i pugni sul mondo.

Possiamo avere fiducia, quindi. Le cose migliori devono ancora arrivare.

 

Le cose migliori
Valeria Pecora
Lettere Animate, 2015
Pagine 88
Prezzo di copertina € 9,00

 

 

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa