Patrizia Fortunati e i bambini di Chernobyl

Il 1986 segna la data di un grave disastro nucleare: quello della centrale di Chernobyl, in Ucraina. Ha comportato diversi problemi, le radiazioni hanno inciso negativamente sul territorio, sulla fauna e sull’uomo. Oltre ai morti ci sono state malattie degenerative, come quelle tumorali che hanno colpito maggiormente bambini. L’Italia intorno agli anni ‘90 aveva aderito a un programma di accoglienza per i bambini di quella zona, una specie di vacanza terapeutica. Patrizia Fortunati ha scelto questo tema per dare vita al suo romanzo, Marmellata di prugne, edito da Ali&no, raccontando un’esperienza biografica importante. L’abbiamo incontrata.

Il disastro nucleare di Chernobyl, un pezzo di storia importante e dolorosa, come è nata l’idea di scrivere questo libro?
Il romanzo nasce da un’esperienza di vita vissuta, un’esperienza talmente tanto forte, coinvolgente e sconvolgente che ho avuto il bisogno e il desiderio di condividerla: l’accoglienza di un “bambino di Chernobyl”. Per dieci estati, dal 1994 al 2003, la mia famiglia ha accolto una bambina bielorussa, per le vacanze terapeutiche. La prima volta che è arrivata io avevo 22 anni. Esperienze come quella non lasciano come trovano.

Chi è Lyudmila, la protagonista del libro?
Lyudmila è una vecchia di novant’anni – il romanzo è ambientato in un ipotetico 2077 – è stata “una bambina di Chernobyl” e, seduta su una sedia foderata di ruvida stoffa gialla, racconta la sua vita dal primo giorno che è arrivata in Italia. Una vita faticata, tribolata, piena di ricordi e, alla fine, di risposte. Lyudmila torna ogni anno a casa sua, in Belarus, con tanti ricordi e, tra i tanti, ci sono anche le merende a casa dei nonni, a base di pane e marmellata. Il titolo, dunque, è il simbolo di quei ricordi.

E poi io sono cresciuta con la marmellata di prugne fatta in casa da mia nonna e il romanzo, dedicato alla mia famiglia, è anche un modo per ricordarla.

Cosa rappresenta la scrittura per lei?
Scrivere è sempre stato naturale per me. Scrivo da sempre, da quando sono ragazzina. La scrittura per me è un modo di esprimermi, di condividere, spesso anche un’intima necessità. E questo da sempre, anche quando scrivevo solo per me, fogli sparsi custoditi per anni nei cassetti.

Quando ha iniziato?
Come ho detto, scrivo da sempre, ma solo con Marmellata di prugne ho esordito come autrice.

Tre aggettivi per descrivere se stessa?
Presente, sorridente, appassionata.

Tre aggettivi per descrivere Lyudmila?
Consapevole, serena, forte.

Claudia Crocchianti

Claudia Crocchianti

Giornalista pubblicista e scrittrice