Undici al 17 – Alfredo Tocchi

Undici al 17 è il nuovo romanzo dell’autore milanese Alfredo Tocchi, pubblicato nel febbraio 2016 da 0111 Edizioni. Tutto ruota attorno ad un’anonima palazzina di cinque piani, costruita a Milano attorno agli anni Sessanta, avente il 17 per numero civico. O meglio, la storia si concentra su quello che accade agli undici inquilini che vivono al suo interno.
Sono persone molto diverse fra loro, sia per età che per professione, accomunate da un senso di solitudine che li pervade; da una vecchiaia che li rende “sgradevoli” ed isolati dal mondo; dalla paura di essere inadeguati. Come fa notare l’autore, più che coi problemi col mondo, l’essere umano è chiamato a lottare contro se stesso. Con tutte le fragilità che lo rendono estremamente vulnerabile, come lo spettro della povertà e la paura delle malattie. E una grande città come Milano, ormai intollerante a tutto, moltiplica le occasioni di scontro.

Lui e Cristina non conoscono la gioia di vivere, sono esseri pesanti, riflessivi, problematici, che si abbracciano disperati, tirandosi sempre più a fondo, incapaci di galleggiare.

Ciascuno vive nel proprio “angolino” – in questo caso rappresentato dal proprio appartamento, compresi il bar e il parrucchiere al pian terreno, poiché due dei personaggi sono negozianti. Nessuno osa esporsi, tendere veramente la mano all’altro, e tutti sono concentrati sui loro personali problemi. Vige un rapporto di cortesia, ma non si conoscono veramente. Tranne che per la portinaia Pina, pettegola e con l’alito pesante, che quella è evitata un po’ da tutti.
Non solo si ha paura di morire – e di morire soli –, ma persino di innamorarsi e cambiare le proprie abitudini, monotone ma rassicuranti.

I poveri muoiono soli e sporchi, dentro baracche delle periferie, tende dei campi profughi o barconi diretti verso l’unica possibilità di vita. I ricchi muoiono puliti, ma ugualmente ripugnanti se vecchi.”

È il contrario della cosiddetta “Milano da bere” degli anni Ottanta, col suo diffuso benessere di cui non è rimasto più nemmeno il ricordo. Ora i milanesi sono “incarogniti” contro il governo; nei confronti di quegli immigrati che si trovano ovunque e minacciano la loro incolumità di cittadini; quegli “sbarchi” che creano ancora più diffidenza ed isolamento.
I personaggi si muovono seguendo il principio della “fenomenologia di Husserl”, che è anche oggetto della tesi di laurea di Luigi, lo scrittore scoraggiato ed insicuro circa il suo talento, che minaccia sempre di smettere e invece non lo fa. Secondo il filosofo Husserl non possiamo essere certi che un tavolo sia davvero un tavolo, ma possiamo essere certi di percepirlo come tale. Quello che importa, quindi, è la nostra percezione nei riguardi delle cose; un concetto che va di pari passo con l’intenzionalità. E ovviamente questa è un’arma a doppio taglio, allorquando la percezione dovesse vacillare.

Ma un evento inatteso – avente a che fare con una nuova presenza nel condominio, anzi due –  cambia il destino di questi inquilini, facendo affiorare in loro sentimenti umani che li porteranno a condividere delle emozioni. Chi siano queste “presenze” è bene scoprirlo durante la lettura, e a tal proposito non dirò di più.
Nei 17 capitoli di cui è composto il romanzo, un narratore universale tiene di continuo informato il lettore sugli spostamenti di tutti i protagonisti, sui loro gusti, le loro storie e soprattutto sulle loro intenzioni, nonostante i molti dubbi che essi nutrono. Molte sono anche le citazioni di poeti e pensatori, che l’autore inserisce fra le pagine, permettendo di approfondire le varie questioni che si vanno a delineare.

In ciascuno di questi personaggi sono certa che Alfredo Tocchi abbia trasposto un po’ di sé, fosse anche solo un particolare, come il sorriso di una donna che lo ha colpito. Come in quell’avvocato, Casanova, che ha una figlia sedicenne nel pieno di una crisi di ribellione, ma che quando lui ha un infarto gli dimostra tutto il suo amore. Oppure quel Luigi, scrittore, disilluso e nauseato dalle tendenze editoriali, al quale rimarrà il compito di riepilogare la storia.
Dalla lettura di quest’opera rimane un senso di fiducia nei confronti del prossimo. È l’unione che fa la forza, e non è assolutamente una frase fatta. Prodigarsi per aiutare gli altri, abbatte il muro dietro al quale ci aveva barricato la nostra indifferenza. La stessa che ci aveva condannato ad una solitudine eterna, senza lasciarci intendere di avere altre opportunità.

 

Undici al 17
Alfredo Tocchi
0111 Edizioni, 29 febbraio 2016
Pagine 126
Prezzo di copertina € 13,70

 

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa