L’addio – Antonio Moresco

Mi chiamo D’Arco e sono uno sbirro morto. Sono in forza da tre anni presso la Centrale di polizia della città dei morti.

Così inizia l’ultimo romanzo di Antonio Moresco, L’addio, che la casa editrice Giunti ha pubblicato nel marzo del 2016, e col quale si ritrova attualmente in lizza per il Premio Strega.
Lo scrittore mantovano, molto prolifico e forse uno dei più originali in Italia, dopo un preambolo in cui ci spiazza confessando un periodo delicato, paventa la possibilità di congedarsi dal lettore. Mentre scriveva, in tempi non sospetti, non sapeva che, nell’eventualità, sarebbe un finale col botto, poiché in palio c’è un prestigiosissimo premio letterario.
La copertina cupa, da scenario apocalittico, non ci fa presagire nulla di buono. Così come le prime pagine, che ci catapultano in un mondo dove si distingue una città dei vivi da una città dei morti, in comunicazione fra loro attraverso appositi cellulari ed email criptate.
Il protagonista, D’Arco, è un poliziotto che ha la particolarità di vivere nella città dei morti, dove tutto avviene a rilento e all’insegna del caos – negli appartamenti, al commissariato, tutto è in disordine.
D’Arco infatti è morto, tempo addietro, ucciso mentre era in servizio. E, dalla città dei vivi, è giunto proprio in quella che Moresco non descrive come una nuova dimensione, bensì come una diversa condizione di vita.
Uno strano personaggio, detto lo Sparviero, lo “ingaggia” per tornare nella città dei vivi. Qui infatti ha preso piede il male più assoluto: orde di feroci assassini stanno sfogando tutta la loro perversione sui bambini. Stragi di fanciulli e sangue ovunque. Morti in circostanze particolarmente efferate, in seguito a sevizie e torture.
D’Arco decide di accettare la missione, e di partire. Nonostante le difficoltà che è certo di incontrare, lui è un tipo che non si tira mai indietro e, soprattutto, non si arrende.

Sono come un cane che non molla mai la presa, anche se lo prendono a bastonate sul muso e sugli occhi.

Col volto sfigurato dalle cicatrici e coi suoi occhi bianchi, D’Arco tornerà nella città dei vivi per vendicare tutti quei bambini innocenti. Con lui, un ragazzino dal cranio rasato, gli occhi spalancati e i denti serrati. Una creatura col collo deturpato da una profonda cicatrice, prodotta da una collana di filo spinato. Il bambino è muto, ma si farà capire scrivendo con una pietra. Egli guiderà il poliziotto e lo aiuterà a scovare i colpevoli.
Armati fino ai denti, i due si faranno strada nel mondo dei vivi, che è anche quello del Male. Chi è quel bambino? E, soprattutto, riusciranno a tacitare quei canti funebri, infantili, che da un po’ echeggiano per le strade della città dei morti?
Definire L’addio un “poliziesco” sarebbe limitativo, e nemmeno tanto corretto. Moresco, con la sua maestria, è riuscito a trasformare un racconto fantasy a tinte fosche, in un romanzo introspettivo, dove protagonista e vero cruccio del dilemma è la domanda se il male venga prima del bene, o viceversa. E la morte, viene prima della vita?

Perché ci sono queste due sterminate città dei vivi e dei morti abitate da uomini che si credono vivi e si credono morti? Non lo so, non lo so, io non lo so cosa viene prima e cosa viene dopo. Io non capisco niente, sono solo uno che non ha paura e non ha speranza, che quando si getta in una missione va fino in fondo.

In secondo piano, una struggente storia d’amore con “Quella”: la ragazza conosciuta un tempo, e per il cui ricordo D’Arco prova una cocente nostalgia. E la consapevolezza che nella vita il male regni sovrano.
Dopo la lettura, lo stile particolare dell’autore rimane un po’ a farci compagnia. Io, per esempio, mi sono ritrovata ad analizzare dettagli con maggior metodicità, elucubrando più volte su uno stesso concetto, che è forse il metodo più efficace per assimilarlo.
D’Arco che, come i cani, non prova compassione per se stesso e non ha mai perso tempo a lagnarsi di nulla, resterà nei cuori di chi ha letto il libro. Ne sono certa.
E pensare che Moresco ha dichiarato, in un’intervista, di scrivere in tempi ristretti, praticamente di getto. “Inutile scrivere una cosa trenta volte!”, ha affermato. “Buona la prima”, insomma. Credo sia questo il mistero delle menti geniali.

 

L’addio
Antonio Moresco
Giunti, marzo 2016
Pagine 274
Prezzo di copertina € 15,00

 

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa