Diario (quasi segreto) di un prof – Marco Pappalardo

La scuola dal punto di vista del docente, dunque da una nuova prospettiva che vede i ragazzi dall’altra parte della cattedra, la quale di solito separa i due mondi (insegnanti-studenti): una realtà dove avvengono le più disparate dinamiche e che costituiscono una roccaforte degli adolescenti che trascorrono metà della loro vita all’interno di questo ambiente, dove si realizzano desideri, oppure si maturano frustrazioni.

Ce ne parla un professore di Lettere del Liceo Don Bosco di Catania, Marco Pappalardo, oltre che scrittore anche giornalista per La Sicilia e altri quotidiani come Avvenire.
Pappalardo, nel suo Diario (quasi segreto di un prof), edito da San Paolo, si presenta come educatore, che vuole scommettere sulla persuasione, non sull’imposizione, sulla prevenzione invece che sulla punizione, applicando quello che in Danimarca viene denominato “empatia”; quello stato d’animo che oggi vuole diventare una disciplina il professore lo impartisce in maniera trasversale ai programmi ministeriali: Leopardi ci dà gli strumenti per la ricerca della felicità, Petrarca ci insegna ad amare, Dante sublima i sentimenti, Calvino ci invita ad alleggerire la pesantezza.

Nell’ultimo ventennio la scuola è stata sottoposta a una radicale dinamica di aziendalizzazione, che l’ha rapidamente riconfigurata nelle sue stesse fondamenta. Da istituto di formazione di esseri umani in senso pieno, consapevoli del proprio mondo storico e della propria storia, la si è trasformata in azienda erogatrice di abilità e competenze connesse con il dogma del «servire a qualcosa».

Nella prefazione al libro il filosofo Diego Fusaro dell’Università San Raffaele di Milano fa una interessante riflessione su quello che è diventata la scuola oggi, in seguito alla raccolta a punti per il reclutamento frutto di una serie di abilità pratiche per l’inserimento nel lavoro. Se da un lato dobbiamo necessariamente equipararci al resto dei paesi dell’Unione Europea, dall’altro lato ci si accorge che si è quasi perso il senso “romantico” dell’insegnamento, cioè quello che parte dell’etimologia della parola, «lasciare il segno»: ecco, qui il professor Pappalardo si distingue, perché fa del suo lavoro uno stile di vita, al fine di lasciare ai suoi studenti quel “segno” permanente, fondamentale per la consapevolezza della persona.

Insegnare è una fatica, un compito difficile perché difficile è la vita. #Insegnare è una #scelta che deve scaturire dalla passione: non può essere soltanto un lavoro. A volte però è una gioia, grande come l’emozione inaspettata regalatami in questi giorni dalla classe che ho avuto l’onore di accompagnare in questi pochi ma intensi mesi d’inizio anno scolastico. A loro dedico, ringraziandoli, il sole ed il cielo di oggi!

Retroscena quotidiani, viaggi di istruzione, storie che solo le mura di una classe conoscono, pensieri di un docente, a cui spesso viene puntato il dito contro perché severo, perché interroga, perché lascia i compiti a casa e sottrae tempo ai giovani che magari sono alle prese, anche attraverso la dipendenza dallo smartphone, coi primi amori e per colpa dello studio non possono uscire da casa. Pensieri di una persona la cui vita ruota attorno a quei ragazzi a volte difficili, proprio quelli che fanno disperare e a cui per una strana forza della natura ci si affeziona di più, gli stessi con cui si costruisce un rapporto di tipo familiare e quando sbocciano, dopo la maturità, ci fanno sentire nella stessa condizione di chi vive la sindrome del nido vuoto…
Il libro è consigliato ai genitori, affinché acquisiscano consapevolezza di quanto la sensibilità di un insegnante possa aiutare a crescere i loro bambini; ai docenti stessi, per umanizzare e svegliare quelli che fanno questo lavoro per ripiego; ai ragazzi per dimostrare che anche i professori sono persone come loro, fanno la spesa, mangiano, ascoltano musica, dormono, piangono (se capita) e sognano.

Ciò che mi ha aiutato a crescere da piccolo è stata la meraviglia delle nuove scoperte, ciò che mi fa imparare da grande è la commozione dinanzi alla realtà, ciò che mi rasserenerà alla fine della vita sarà la gratitudine per quanto ho ricevuto.

Insegnare è vocazione, è lasciare il segno, non soltanto concludere passivamente i programmi ministeriali. Un percorso dunque lungo 200 giorni, ma che racchiude sentimenti innumerevoli, emozioni altalenanti, gioie inverosimili e debolezze umane.

 

Diario (quasi segreto) di un prof. Pozioni e incantesimi per connettersi con gli adolescenti
Marco Pappalardo
San Paolo, 2017
Pagine 214
Brossura € 14,50

 

Maria Ausilia Gulino

Maria Ausilia Gulino

Teacher – Journalist