Il traduttore – Biagio Goldstein Bolocan

La Milano degli anni Cinquanta intreccia la sua storia a uno dei romanzi più amati dello scorso secolo, quel dottor Zivago del russo Boris Pasternak che qui inevitabilmente porta a sospetti su “conflitti di potere”, screditando nientemeno che lo stesso regime.
Valido esempio di narrativa che si addentra nel mondo letterario, Il traduttore di cui si parla nel thriller di Biagio Goldstein Bolocan (Feltrinelli, 2017) è Cesare Paladini Sforza, ritrovato cadavere nel suo appartamento, sepolto dai tanti libri che consultava a causa della sua professione.

«Tre giorni fa la polizia ha trovato il corpo senza vita di un uomo. Era un traduttore. Lavorava a un libro piuttosto scottante: il dottor Zivago di Boris Pasternak. Le dice nulla questo nome? La traduzione è sparita. È di vitale importanza che lei riesca a entrarne in possesso.»

Traduttore ufficiale della nota casa editrice Feltrinelli – è il 1956 e le redini sono nelle mani di Giangiacomo –, la vittima stava lavorando al romanzo di un certo Pasternak, che risulta però scomparso. Quel che a prima vista sembrerebbe un suicidio, si rivela in realtà un assassinio bello e buono, opera forse del regime comunista a cui lo scrittore era inviso.
Dietro a questo omicidio potrebbero esserci anche altre ragioni. Per esempio, una lotta fra case editrici per accaparrarsi l’opera, così come motivazioni passionali, da ricercare fra i collaboratori della stessa Feltrinelli.

Quello che l’autore descrive è un periodo cruciale della storia, che coincide con la Guerra Fredda, la rivolta ungherese e la crisi di Suez. Il clima quindi è teso fino agli estremi, e di questo fermento è intriso il romanzo, che vede i protagonisti evolvere, così come lo scenario politico in cui essi agiscono. Sono anni di cambiamenti significativi, infatti, che si riflettono anche sulla crescita interiore dei personaggi che, mano a mano che la storia si dipana, acquisiscono una maggior consapevolezza di sé.

Il soggetto più interessante è anche il protagonista: il vicecommissario Ofelio Guerini, uomo corpulento che molto ricorda il commissario Maigret. Lento nei movimenti, simile a un pachiderma, dell’elefante ha anche la memoria. Sposato da otto anni con Maria, non sarà indifferente al fascino femminile, ma saprà anche rimanere lucido nell’indagine, evitando i depistaggi in cui in molti vorrebbero farlo cadere.

Dotato di cinque qualità fondamentali per poter svolgere il suo lavoro – fantasia, intuito, pregiudizio, memoria e analisi –, Guerini riuscirà a risolvere il mistero. Ma quanto dolore arrecherà la scoperta del colpevole? Un prezzo che egli non aveva messo in conto e invece, colpa del suo fiuto, dovrà per forza pagare.

L’atmosfera retrò rende questa storia un giallo raffinato, dove chi indaga non può fare fede sulla tecnologia e deve dare sfoggio a tutta la sua arte, per raggiungere un risultato. Guerini è uno di noi, un eroe comune, nel quale ci si può facilmente immedesimare. Imperfetto ma molto acuto, un uomo che non si dovrebbe mai sottovalutare, per quanto egli stesso talvolta dubiti delle sue capacità e si vergogni della sua fisicità eccessiva.
Il traduttore è un romanzo ben scritto, con una prosa semplice ma evocativa. Un intrigo in cui tutti i tasselli, a poco a poco, trovano una loro collocazione.
Dove i particolari fanno la differenza, e solo il lettore attento saprà anticipare la soluzione.

 

 

Il traduttore
Biagio Goldstein Bolocan
Feltrinelli, aprile 2017
Pagine: 252
Brossura: € 16,00