Maria Concetta Petrollo: poesia per amare e amarsi

La poesia: tradurre in versi sensazioni ed emozioni. Non sempre di facile interpretazione essa raggiunge le corde dell’anima di chi la scrive e di chi la legge. Oggi abbiamo incontrato una poetessa, che con l’aiuto di suo marito, noto poeta e critico teatrale italiano,  Elio Pagliarani è riuscita a trovare la sua vocazione: un esempio di come l’amore fa trovare la giusta strada da percorrere.

Come è nata l’idea di scrivere questo libro?
Da almeno vent’anni ho iniziato a scrivere prosa, narrazioni brevi, molto vicine alla poesia, per ritmo, snodarsi del linguaggio, sottotraccia metrica, ma non coincidenti con essa. Avevo vicino un grande poeta, difficile per me avere il coraggio di pubblicare poesia, anche se Elio Pagliarani era un convinto sostenitore della mia scrittura poetica e devo ai suoi incoraggiamenti e ai suoi laboratori la pubblicazione del mio primo libro di poesia, Sonetti e stornelli, pubblicato nel 1984 per le edizioni di Tam Tam, con prefazione di Amelia Rosselli e le pubblicazioni di poesie sulla rivista Ritmica da lui diretta con Alessandra Briganti.
Questa raccolta di narrazioni brevi è nata in un periodo molto difficile e complesso della mia vita. Dovevo svegliarmi tutte le mattine all’alba per una serie di incombenze domestiche e di cura, dopo era difficile tornare a dormire. Venne naturale iniziare a scrivere una prosa al giorno mentre avanzava l’alba. Questa raccolta marca dappresso un lutto, un grande dolore, che ha avuto tutta una sua contraddittoria proliferazione. Quando la morte si avvicina trascina e promuove la vita.

Chi sono le fanciulle?
Le fanciulle sono donne che sperimentano su se stesse tutta la complessità del vivere in un momento di passaggio fra una fase e l’altra della vita. Sono simboli, sono gli stati d’animo che una donna può provare, dolore appunto, nostalgia, desiderio, paura.

Una frase del testo che lo raccoglie?
Da All’epoca che le fanciulle 14 (scrittura):

«Ora questa fanciulla non era niente era come un uovo quando comincia a dividersi che nemmeno te ne accorgi che comincia a dividersi e ti sembra che è sempre l’ovetto minuscolo di prima opalescente morbido sinuoso che si ritrae per fare meglio entrare il seme e invece è già due metà che poi diventeranno altre due metà e poi altre due metà ognuna di loro […] e quindi questa fanciulla aveva iniziato da una parola anzi nemmeno da una parola da una vocale e poi da una consonante con una vocale e poi da una filiera di consonanti e di vocali che così avevano formato una frase e poi un’altra e con una frase si era fatta il viso e poi via via si era fatta spalle braccia mani schiena seno pancia gambe caviglie piedi tutto via via sempre più preciso più minuzioso è».

Quando nasce la sua passione per la scrittura?
Come tutti ho iniziato a scrivere nella pubertà. Anzi ricordo che la prima poesia la scrissi ad undici anni, in una strada estiva ed assolata, di fronte ad una tintoria con la porta spalancata, aspettando i miei, in auto. Poesia su una strada. Sul silenzio di quella strada. Prima le lezioni in un parco di mia sorella, su come si dovesse scrivere. E tutti I Promessi sposi letti ad alta voce da lei per insegnare a me bambina l’uso della punteggiatura (dovevo indovinare i giusti segni di interpunzione).
Non ho poi mai smesso di scrivere, non c’è stato un giorno in cui non abbia scritto qualcosa, non sempre poesia ma anche appunti, saggi, recensioni, prose. A diciassette anni ebbi perfino un premio nel mio liceo, il Mamiani. Infine i Laboratori di Pagliarani mi indicarono la strada da percorrere, la direzione di marcia. E, come dicevo, negli anni Novanta le narrazioni.

Uno scrittore a cui è legata?
Un poeta? Naturalmente su di me, sulla mia formazione, non solo poetica, è stato fondamentale l’incontro con mio marito Elio Pagliarani. Non sarei chi sono se non lo avessi incontrato e non avessimo vissuto insieme per trentotto anni. Amo molto poi alcuni poeti inglesi, Williams Carlos Williams ed Edward Cummings. Dei contemporanei Amelia Rosselli e Nanni Balestrini. Amo le poesie di Sara Ventroni cui sono legata  da grande amicizia.

Tre aggettivi per descriversi?
Forte. Fragile. Appassionata.