Michaela K. Bellisario: ricominciare dal dolore

«Il dolore di una madre diventa dolore per tutte le madri» scrive Michaela Karina Bellisario quando racconta la storia di sua figlia che è vissuta solo venti ore dopo la nascita. La giornalista di Io donna ha deciso di affrontare il suo dolore per iscritto, attraverso la pubblicazione di Parlami di lei dove oggi il sentimento di resilienza è diventato il mezzo per andare avanti, malgrado il sogno infranto per sempre. L’abbiamo incontrata.

Parlami di lei  è un romanzo che affronta un periodo difficile: come mai ha deciso di parlarne?
Il libro è un romanzo che racconta la storia di una bambina venuta al mondo per venti ore e di quella dei genitori che affrontano poi un percorso di dolore e resilienza. Si ispira a una storia vera: la mia. Non ho mai più potuto avere figli. Sentivo di doverlo fare. Queste tragedie si vivono da sole, con il conforto della famiglia ma non della società. Non c’è tempo, né voglia di fermarsi a piangere su un bambino mai vissuto. La storia di mia figlia mi scoppiava dentro. Il titolo, Parlami di lei, voleva richiamare proprio questa esigenza.

Chi è Alexandra?
Alexandra è una giornalista di moda di 41 anni, molto definita attraverso la sua vita e la sua carriera. Viene spedita in giro per il mondo a fare interviste, a partecipare a party ed eventi e quando finalmente si sente pronta sceglie di diventare madre. Ma la vita decide diversamente per lei e il marito Andrea, un architetto, che si ritrovano ad elaborare il lutto in maniera completamente diversa. Per mesi non riescono a parlare della loro Martina, fino a quando, in una drammatica notte di Capodanno, lui obbliga Alexandra ad ascoltare cosa è successo la notte del parto.

Come sta rispondendo il pubblico a questo libro?
Benissimo. Mi scrivono tantissime donne con dolori simili al mio. Mi dicono grazie per aver raccontato la mia esperienza che era anche la loro e per aver trovato le parole giuste per farlo. Anche alle presentazioni vengono coppie con lutti in corso o con problemi di sterilità, chiedono solo di non essere “trasparenti”: nella nostra società conti se metti al mondo figli, non se li perdi.

Una frase del libro che lo racchiude?
Penso a molte cose in questo momento: alla vita, alla morte, alla vita dopo la morte, al destino, agli addii, agli incontri, alle anime gemelle. Ai ritorni.
James mi intercetta, entra nel mio spazio interiore. Sillaba le parole lentamente.
«Sai, in qualche modo, penso che le nostre esistenze siano fatte di inizi e di conclusioni. Endings and beginnings in lots of ways. Si ricomincia sempre. Forse questo momento è un nuovo inizio per te, ma ancora non lo sai.»

Tre aggettivi per descriversi?
Guardo sempre avanti, non mi fermo mai. Sono energica, tenace e positiva. Se non riesco a raggiungere un obiettivo, lo metto da parte e penso ad altro. Poi ci ritorno. Perché ho capito che, a volte, bisogna arrivare al proprio scopo in modo diverso o dopo un cammino interiore.

Progetti futuri?
Sto scrivendo un nuovo romanzo. Parla di un gruppo di buddisti che non si racconta la verità.