Perdutamente – Ida Amlesú

C’è una Russia reale solo nella letteratura, e riconoscibilissima. Certe atmosfere sono possibili solo nella Russia della letteratura. Perdutamente, edito da Nottetempo (2017), è il romanzo di esordio di Ida Amlesú, ed è pulito e nitido come una di quelle opere cui si arriva dopo un lungo apprendistato letterario, anche se più che a una storia di “azioni” potrebbe essere assimilato al racconto lirico di una lunga visione concentrica, che assorbe il dato reale trasfigurandolo sino a renderne indefiniti i contorni.
Il romanzo procede per istantanee tematiche, cucito attorno a un io femminile.

La prima parte è una contestualizzazione di se stessa all’interno di una sorta di strampalata storia familiare fatta di madri lettrici, padri assenti, amici rari e simili. Si attraversano le tappe di un’adolescenza sicuramente trasfigurata ma effettivamente riassunto di tutte le adolescenze, con i loro sbalzi senza senso da stati di estremo benessere a stati di completo malessere, da momenti di popolarità seguiti da altri di asocialità, periodi di bellezza alternati ad altri di bruttezza, nel circo veloce di mutamenti – fisici, psicologici, emotivi – che fanno di questo periodo un momento delicato e strano come pochi. Sempre in questa prima parte della storia, se anche la voce dell’autrice si muove a cerchi di immagine e di significati, si ritrovano ancora tutta una serie di riferimenti che fanno pensare “sì, è vero, questo è il liceo, anche il mio era così”, e “sì, è vero, questa è Milano, senza mai dirlo, ma si vede che è lei, c’è persino il conservatorio”.

Nella seconda parte del romanzo – che in realtà è diviso in tre ma che se vogliamo parlare di blocchi narrativi, o meglio di movimenti, come in musica, può essere diviso in due parti autonome – abbiamo la parentesi russa, che più che una parentesi è uno stato dell’anima. L’autrice è slavista e traduttrice, si muove con disinvoltura in tutto un carteggio immaginario e nello stesso tempo estremamente realistico di riferimenti, termini, nomi di vie, consuetudini, odori, che solo una persona che ha conosciuto per esperienza diretta la Russia e la “vita russa” può ricreare in maniera così rapida. C’è di più, la Mosca di Amlesù, la Pietroburgo di Amlesù, il suo Volga e la sua Neva, hanno lo stesso spessore esistenziale di quelle dei grandi scrittori russi – e non vogliamo qui dire assurdità, ma riconoscere che i luoghi hanno ciascuno la sua luce particolare, che è poi l’essenza, e che ciascuno la coglie a modo suo, l’importante è coglierla, perché è quella la parte difficile.

Ci sono citazioni rapidissime e mai smaccate, c’è il bellissimo Diavolo di bulgakoviana memoria, ci sono i miserabili di Delitto e castigo e il senso di deterministica disperazione che illumina Il giardino dei ciliegi. In questa seconda parte la voce femminile passa dall’essere salda e puntuale, anche quando sorpresa di sé, al disegnare spirali di follia sempre più meravigliosa, facendosi protagonista dell’evoluzione di una persona, o forse della sua involuzione, tra visioni quasi mistiche, sogni sfiniti e allucinate stanchezze di una spaventosa chiaroveggenza.

Il tempo è una questione fluida in Perdutamente, l’ennesima dimensione, come del resto quella spaziale, che anziché chiarire o riordinare i diversi eventi li amalgama, a volte li estrania, ponendoli ora in luce ora in ombra in un costante movimento circolare. Eppure, anche in questo spazio nello stesso tempo reale e onirico, c’è svolgimento, uno svolgimento che possono apprezzare solo quei lettori che hanno a cuore la sostanza, invece che il dettaglio, e la sostanza è che essendo partiti da una poderosa domanda, si giunge a una piccola risposta, che è tutto.

Il gatto Varenucha, Marx, le coinquiline russe che bevono il vino tiepido e rubano gli oggetti, il Santo e il Diavolo che scoperchia questioni capitali degnandosi ogni tanto di dare una spiegazione, e tutto il ricamo di pesci e fiori e schiuma marcescenti e freschi, mortuari e vitali, appassiti e appena nati, tentano come di sviare il lettore dalla realtà, una realtà che è invece molto tangibile, che si tradisce sempre, c’è, si tocca nelle toppe rettangolari delle coperte, nell’odore di gas, nelle parole “ebreo”, “povertà”, “cavolfiore”.

È tutto bellissimo e tutto perfettamente consonante, dai due personaggi che si attraggono e respingono nel tempo e nello spazio, al gioco dei padri di carta che, al contrario di quelli veri, si possono sempre riporre nella scatola in caso di emergenza.

La scrittura di lei è matura, essenziale, impreziosita di un sorriso saggio che vede oltre le parole, anche quando finge di esaurirsi nella perfetta disposizione delle frasi e dei pensieri, come in un disegno. Ci sono l’intelligenza di chi ha tanto riflettuto su di sè, guardando dentro a una coscienza per farne specchio di narrazione, e l’amore di chi ha eletto a luogo del cuore una coordinata – geografica, letteraria – distillandone il succo, per poi dedicarle un’ardita opera prima. Non per caso intitolata Perdutamente, e di cui, perdutamente, innamorarsi.

 

Perdutamente
Ida Amlesú
Nottetempo, 2017
Pagine 148
Brossura € 12,00