Andanza – Sarah Manguso

Teme di non riuscire a vivere appieno il tempo, l’autrice statunitense Sarah Manguso, e per questo da oltre venticinque anni ha tenuto un diario che oggi conta ottocentomila parole. Scrivere in maniera ossessiva di quel che ha fatto dei suoi giorni (sebbene talvolta non sia accaduto nulla di eclatante) è stato il suo personale modo di affermare l’esistenza nel mondo; il suo ricordare all’umanità e a se stessa che solo con l’oblio la persona cessa di esistere.

Andanza (Enne Enne Editore, 2017) si presenta come la fine di un diario; la consapevolezza che si fa strada in chi non è più solo e deve necessariamente mettere in un cantuccio le sue paure per far spazio a presenze importanti, quali un marito e un figlio che nasce. E questo “libriccino”, minuto nelle sue dimensioni, rappresenta proprio la chiusura del periodo in cui un individuo si permette di dare sfogo alle sue manie e si rende conto che il tempo che passa non è qualcosa da trattenere. Piuttosto un privilegio che in tanti non hanno. Con un figlio, la madre diventa essa stessa vita; egli è una sua estensione che farà proseguire la stirpe e nulla allora sarà stato vano.

Ecco quindi che con la maternità Sarah Manguso smette di tenere un diario in maniera spasmodica e, da quel lungo carteggio con se stessa, estrapola, non senza il dolore che coglie chi  necessariamente deve rileggersi e rivivere quei momenti, annotazioni, consigli, elucubrazioni appena abbozzate, giunti a formare le 114 pagine scarse di Andanza. Un divenire continuo, come danza a piccoli passi che continua e mai si ferma. Un neologismo appropriato, coniato dalla brava traduttrice Gioia Guerzoni: forse l’unico possibile.

Sarah Manguso è anche una poetessa, e lo si percepisce dal garbo con cui affronta i vari argomenti; da come sceglie le sue parole.

«Eccomi, a danzare la mia breve danza, per qualche istante, sullo sfondo dell’eternità».

Questo conciso memoir è stato utile all’autrice per spiegare a se stessa, prima ancora che al lettore, il motivo per cui non importa tenere a mente ogni istante che si è vissuto, realizzando nel tempo che dimenticare qualcosa ci rende umani. Di quanto le vicende che viviamo, quali la perdita di persone care, il matrimonio, la nascita di un figlio, influiscano sulla nostra visione del mondo. Gli istanti vanno vissuti intensamente, ma non trattenuti. Perché solo così si farà spazio al nuovo.

Sarah Manguso può ritenersi soddisfatta, a mio avviso. Al mondo, lascerà più di una traccia di sé. Un figlio e alcuni libri che, anche se le due tipologie non possono essere paragonate, contribuiranno a mantenere viva la sua memoria. Un traguardo raggiunto da chi non ha più bisogno di intrappolare il tempo per non cedere all’idea di non aver vissuto. Ma che di per sé basta ad appagare anche il più compulsivo degli ipergrafologi.

«Prima di diventare madre pensavo di potermi chiedere, Come posso sopravvivere se dimentico così tanto? Poi ho capito che i momenti dimenticati sono il prezzo della partecipazione continua alla vita, una forza indifferente al tempo».

Come dire: giunge un momento in cui si cresce e cessano le paure. Tutto il resto, poi, è storia.

 

Andanza
Sarah Manguso
NN, settembre 2017
Pagina: 114
Prezzo: € 15,00