Nostalgia del sangue – Dario Correnti

Nostalgia del sangue (Giunti, gennaio 2018) è un thriller scritto da due autori che si celano dietro lo pseudonimo di Dario Correnti, caso editoriale in corso di traduzione in quindici paesi.
La storia si dipana fra Milano e provincia, sino a raggiungere il paesaggio piatto della bergamasca, dove i campi si disperdono nella nebbia e le case sembrano tutte uguali. Soprattutto, un posto  dove gli abitanti ostentano una riservatezza che nasconde invece omertà e bieca indifferenza nei confronti del prossimo. Divisa in tre parti, la trama si compie nell’arco di due mesi: precisamente dal 9 dicembre al 5 febbraio; e sono proprio le date a contraddistinguere i brevi capitoli, anziché la classica numerazione.

Il protagonista non è il solito poliziotto, ma un cronista di nera che si avvia al prepensionamento, innamorato del suo lavoro, per quanto disilluso e tradito dalla vita. Marco Besana, cinquantotto anni, ha sempre sentito il richiamo del sangue, che lo ha indotto a precipitarsi sulle scene dei delitti più efferati, sacrificando tempo alla famiglia –  motivo per cui la moglie Marina lo ha lasciato, e adesso lei e il figlio Jacopo vivono con l’Armando, un tizio che Besana proprio non sopporta.

Il cadavere di una ragazza, orrendamente eviscerato, porta gli inquirenti a sospettare che in zona agisca una setta satanica dedita al cannibalismo. Besana, in prima linea e sempre sul pezzo, ritiene che invece sia l’opera di un assassino organizzato, sebbene debba sottostare alle informazioni che gli vengono fornite da Giorgio, il suo ex cognato che lavora nella polizia giudiziaria. Ma il vero assist giungerà da una stagista ventiseienne, Ilaria Piatti detta Piattola, un tipo all’apparenza goffo e privo di spessore che invece si rivela fondamentale per l’indagine. La ragazza, che senza Besana non avrebbe alcuna possibilità di essere assunta al giornale per il quale entrambi lavorano, suggerisce una similitudine fra il modus operandi dell’omicida e i delitti di fine Ottocento commessi da Vincenzo Verzeni, ovvero il “vampiro di Bottanuco”, il primo serial killer italiano studiato anche da Lombroso.

Il passato di Ilaria Piatti è doloroso ed incancellabile. Con la sua grande forza di volontà e le sue intuizioni acute, la ragazza riesce a fare breccia nel cuore dello scorbutico giornalista, che la prende sotto la sua ala protettiva, avendo visto in lei del talento. Piatti e Besana diventano così inseparabili nella ricerca di quel killer che, nel frattempo, continua a uccidere e mutilare le sue vittime, unendo le loro fragilità per farne un punto di forza. Quel sangue, di cui Besana sentirà nostalgia una volta andato in pensione, è necessario a Piatti per immergersi completamente nella sofferenza e porsi nella mente dell’assassino. Solo così si potranno salvare delle vite e porre fine alla carneficina.

Nonostante le 535 pagine, il libro è scorrevole e si presta ad essere letto in brevissimo tempo. Nella storia si avvertono molti riferimenti ad omicidi che hanno segnato fatti di cronaca avvenuti in Italia negli ultimi anni. Non entro nel merito su chi siano gli autori, ma da questa lettura si evince che abbiano grande dimestichezza nel campo del giornalismo – la descrizione amara di Besana in merito alla corruzione che, come ovunque, anche qui regna, mi ha fatto pensare che abbiano voluto togliersi qualche soddisfazione e unire al thriller un’opera di denuncia. Come dare loro torto?

L’idea di un emulatore, che riproduce delitti efferati avvenuti nell’Ottocento, è un’idea vincente, così come l’accoppiata di un uomo maturo e nostalgico e una nerd alquanto capace. Di certo, non la solita coppia di “detective”. Lo stile del romanzo è semplice, evocativo al punto da risultare cinematografico.

Da appassionata lettrice di thriller, se proprio dovessi fare un appunto (altrimenti a che servirebbero le recensioni?), avrei compendiato maggiormente, evitando quelle parti dove si fa la cronistoria di eventi delittuosi. Sicuramente sono notizie interessanti, ma che suonano un po’ troppo da “voce enciclopedica”, o sfoggio di cultura fine a se stesso. E forse avrei inserito anche qualche ristorante in meno, dato che Marco e Ilaria trascorrono molto tempo a cibarsi, sebbene ne approfittino per scrivere insieme i loro articoli. I personaggi sono tanti, e alcuni molto interessanti, come per esempio la criminologa Grace, che però non ho più ritrovato. Ma le premesse ci sono. Sentiremo ancora parlare della coppia Besana-Piatti? Qualcosa mi dice di sì. Anzi, sinceramente, ci conto

 

Nostalgia del sangue
Dario Correnti
Giunti, gennaio 2018
Pagine: 536
Prezzo: € 19,00

 

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa