La scatola dei bottoni di Gwendy – Stephen King e Richard Chizmar

Il “Re del Maine” è tornato. Con un godibilissimo romanzo breve, da leggere tutto d’un fiato. La scatola dei bottoni di Gwendy (Sperling & Kupfer, marzo 2018) si avvale del prezioso supporto di Richard Chizmar, autore e insegnante di scrittura creativa, nonché editore horror. Stephen King, insomma, è in buona compagnia, e quel che è uscito da questa collaborazione è un prodotto fruibile da chi ama le storie corte o, ancora meglio, ha trovato in passato il “maestro” un po’ troppo inquietante.

Quella che potrebbe essere definita una favola dai risvolti noir, è infatti consigliabile anche a un pubblico di minori, cosa che solitamente non accade per i romanzi di King (eventi troppo cruenti).

Prima ancora che dalla trama, il lettore è attratto dalla copertina, opera dell’artista Ben Baldwin. Sue e dell’illustratore Keith Minnion sono le figure disseminate fra le pagine, volte a far precipitare il lettore direttamente nel profondo della storia. Una copertina sul giallo, dove si stagliano i nomi degli autori simili a una “pennellata”. Sembra infatti che i caratteri siano appena stati rilasciati da qualcuno che se n’è andato alla chetichella, portando con sé la sua latta nera di vernice.

Quando la storia ha inizio è l’agosto del 1974 e Gwendy Peterson ha dodici anni. Se calcoliamo che alla fine la troviamo ormai donna, possiamo dire che gli autori trattino circa un decennio di questa singolare abitante di Castle Rock, piccola cittadina del Maine “timorata di Dio”. Gwendy (strano nome a metà fra nonna Gwendolin e la Wendy di Peter Pan) è cicciottella e presa di mira dal bullo della scuola, che non perde occasione per farla sentire a disagio. Tanto che lei ha deciso di dimagrire, correndo ogni giorno con metodo sulla ripida Scala del Suicidio, un promontorio tristemente conosciuto appunto per i tragici eventi che lì si sono verificati. Un mattino, mentre Gwendy sta facendo ritorno, viene fermata da uno strano individuo dagli occhi azzurri, che indossa un pesante pastrano e un cappello nero. Mr Farris, questo il suo nome, dice alla ragazza di averla osservata a lungo e di avere deciso di dare proprio a lei un regalo. Si tratta di una scatola in mogano, lucida e pesante, con al suo interno vari bottoni che consentono di controllare, nel bene o nel male, gli eventi della vita. Con l’ingenuità dei suoi pochi anni, Gwendy accetta lusingata. Ma da quel momento in poi, tutto quello che le succederà non sarà più da attribuire al caso. La vita della ragazza e di chi le sta accanto cambia (non necessariamente in peggio), fino alla resa dei conti.

Seppure racchiusi in piccoli brevi capitoli, i personaggi che albergano questa vicenda sono molto ben delineati. L’elemento macabro, tipico della penna geniale di King, (perversa sarebbe troppo?) qui non prende il sopravvento, ma ugualmente si avverte l’eco della sua voce.

Finché chiudiamoil libro, che finisce in fretta. Va bene, è corto. Forse troppo caro, dato il numero esiguo di pagine. Azzardo, neppure assolutamente originale. Ma sicuramente illuminante e lungimirante. Quanti abomini sarebbero stati risparmiati all’umanità, se a pigiare i bottoni del mondo fossero state persone assennate? Arrogarsi il diritto di scegliere al posto altrui è comunque sbagliato, ma dovrete convenire con me che questa lettura il tarlo del dubbio lo ha insinuato.

La scatola dei bottoni di Gwendy
Stephen King e Richard Chizmar
Sperling & Kupfer, marzo 2018
Pagine: 240
Prezzo: € 17,90

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa