Antonio Capitano: Il Premio Marcel Proust

Per il  terzo anno consecutivo lo scrittore e studioso guidoniano Antonio Capitano, vince il premio in occasione del concorso internazionale intitolato a Marcel Proust a cura del prestigioso Centro Mario Pannunzio di Torino. Per l’occasione l’ho intervistato.

Un premio importantissimo, qualcosa su questa vittoria?
Sì, sono molto onorato di questo riconoscimento per la terza volta consecutiva e così fortemente legato alla Città di Torino, un contesto di alto valore culturale. È per me un grande orgoglio sapere di aver superato una notevole selezione di critica letteraria. Anche in questa occasione, la più bella a mio avviso per il lavoro presentato, la giuria evidentemente ha apprezzato il significato non solo manifesto ma anche latente del saggio. La figura del piemontese Mario Soldati in parallelo con quella francese di Marcel Proust; due immensi letterati capaci di “dipingere” al pari dei pittori più ricercati le suggestioni della memoria e dei dettagli che prendono forma e sostanza. Ogni volta Torino mi sorprende e mi stimola. È un luogo davvero particolare dove si respira un’aria differente di epoche lontane. Il Centro Pannunzio, poi, è una prestigiosa sede per elaborare nuove idee. Rappresenta un laboratorio esclusivo dell’impegno civile. Tutto in questa città è evocativo. È un premio che coincide con i giorni dedicati al Salone del Libro. Insomma è al centro della Cultura propriamente detta.

Chi è per lei Proust?
Il grande letterato del primo Novecento è l’interprete e contestualmente il creatore della narrativa basata sulla dimensione del tempo interiore; sopraffino ricercatore di sensazioni e accurato alchimista nell’associazione di idee. Fuoriclasse nel ricreare le sinestesie dei vissuti e capace di far rivivere la memoria volontariamente. Ricevere un premio che porta il suo nome è emozione, onore e responsabilità al tempo stesso. Un “tempo” mai perduto, ma sempre ritrovato. È la forza e il senso stesso della scrittura.

Come è nata l’idea di scrivere questo saggio?
È nata partendo da una ricerca sul poliedrico e affascinante Mario Soldati; scrittore eccellente, ma ancora non giustamente apprezzato tra i più grandi anzitutto del panorama nazionale. Eppure si tratta di personalità di grande lungimiranza e attualità con una propensione naturale verso il mondo dell’arte che lo ha reso e lo rende “pittore” non solo nel senso metaforico ovvero di saper dipingere attraverso la narrazione la realtà osservata, ma anche di esserlo artisticamente con la capacità di impressionare forme e la luce attraverso colori tipici della pittura.

Allo stesso modo di Proust con le sue intermittenza del cuore attraverso cui trovare e analizzare le analogie delle cose. L’intreccio è avvenuto tutto intorno ad un sogno e al dialogo tra due “io narranti”.

Cos’è la scrittura per lei?
È una dimensione prossimale alla realtà quotidiana; è la dimensione mentale di una narrazione di sé stessi in relazione agli eventi, alle esperienze concrete ed intellettuali. È un modo per organizzare il pensiero e i pensieri. Non è mai chiusura ma apertura. È sempre un ponte per attraversare e soprattutto per trovare un senso alle domande che ci poniamo vivendo. Lo scrivere è anche tirare le somme per “ritrovare” il tempo perduto .
È lasciare una traccia che possa servire agli altri anche a distanza di anni. È un seminare e sedimentare.

Tre aggettivi per descriversi?
Onesto, ironico, coerente. Sono gli stessi attraverso i quali esprimo la mia creatività nella scrittura. Sono anche dei sentimenti importanti. Dobbiamo fare il possibile per lasciare la nostra impronta. Uno scrittore non deve essere solo riconosciuto ma anche riconoscibile. Mi piace leggere e sapere chi c’è dietro e dentro quelle righe. È identificare uno stile. Avere una propria identità è fondamentale.

Prossimi progetti?
Come Mario Soldati provo ad essere “multisciplinare”. E allora mi piace diversificare le cose che faccio per non occuparmi soltanto di una cosa ma per girare lo sguardo anche sulle cose più concrete. Ad esempio è in corso di definizione un lavoro collettivo coordinato dal vice presidente dell’Associazione Bancaria Italiana Beppe Ghisolfi dove sarà ospitato anche un mio scritto. Il volume avrà quale titolo Lessico Finanziario edito da Aragno (previsto per settembre 2018) e punta a rendere più facile il linguaggio specialistico con una spiccata attenzione all’educazione finanziaria. Di prossima realizzazione anche un commentario sulla recente legge sui Piccoli Comuni dove tratterò la parte delle potenzialità per lo sviluppo effettivo dei borghi e delle piccole realtà. E’ un argomento che mi appassiona poiché i territori con le loro storie e le loro tradizioni mi hanno sempre affascinato. Altro progetto è un saggio su Paolo Conte, ma in maniera diversa; non solo canzoni, poesia e personalità , ma anche in questo caso vorrei approfondire la “provincia” , il contesto territoriale che in fondo è la radice di ogni cosa e di ogni persona. Con il tema del viaggio in costante attenzione.

Inoltre vorrei scrivere sul rapporto cultura e turismo, sottolineando le buone pratiche e ricercando quelle innovative per lo sviluppo locale.

 

Claudia Crocchianti

Claudia Crocchianti

Giornalista pubblicista e scrittrice