Sara al tramonto – Maurizio De Giovanni

Dopo la serie del commissario Ricciardi e dei Bastardi di Pizzofalcone (quest’ultima divenuta televisiva con un carismatico Alessandro Gassmann), torna lo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni con un nuovo personaggio e la promessa che ne sentiremo parlare a lungo. Sempre che il lettore lo voglia, perché da quel che ho potuto capire, da alcune interviste, il ruolo del lettore per lui è sacro e molto in considerazione viene preso il gradimento popolare. Insomma, quando un soggetto piace, lo scrittore si diletta a continuare quelle che sono le sue avventure, attraverso un’evoluzione che lo porterà a cambiare, così come del resto capita anche nella vita.

Che io sappia, fino ad ora non è mai successo che il personaggio chiave dei romanzi di De Giovanni non riscuota gradimento, forte di una fervida fantasia intrisa di lungimiranza, la quale fa compiere imprese del tutto al passo coi tempi. Sono attori di una Napoli che fa da sfondo ma, al tempo stesso, è anch’essa parte principale della storia. E Napoli non mente mai. Se uno non è credibile lo rivela e lì finisce.

Sara è una donna di mezza età che nella vita ha abbandonato tutto (marito e figlio) per inseguire un grande amore. Ha il dono di passare inosservata, coi suoi capelli bianchi e il viso acqua e sapone. Le scarpe sformate e mai nulla di colorato indosso. Insomma, una donna che mortifica la sua femminilità, al contrario di chi in questa società s’impone di continuo di apparire. E Sara non lo fa per atteggiarsi e andare quindi controcorrente. Anzi, quello dell’invisibilità è il suo dono: proprio un’attitudine. Complici i tanti anni di servizio in polizia, dove la donna ha avuto un ruolo del tutto particolare, ovvero osservare filmati e leggere le labbra, al fine di capire  (dai gesti e dalla postura) quel che realmente i sospettati sottendessero dire.

Sara è il guru della fisiognomica, se mi permettete l’espressione, e nel suo lavoro è sempre stata brava. La migliore. Purtroppo, dopo la morte di Massimiliano, suo grande amore e suo capo, Sara è caduta in quell’oblio in cui adesso si culla, sebbene la consapevolezza di stare per diventare nonna abbia fatto breccia nel suo cuore.

Quella Sara che s’incontra al tramonto sulla panchina di un parco pubblico con la ragazza incinta del figlio morto, e parla di eventi passati che nemmeno lo stesso figlio, abbandonato da piccolo, di lei sapeva, è una donna che avrebbe ancora voglia di mettersi in gioco e di essere utile. Perché Sara è di parola e lei, di non arrendersi e lasciarsi andare alla disperazione, lo aveva promesso a un Massimiliano in punto di morte.

Quando dai Servizi (molto segreti, segretissimi) la sua amica Bionda la chiama per sottoporle un caso già risolto, ma dove potrebbe essere in pericolo di vita una bambina di appena sei anni, Sara accetta l’incarico col nome in codice di Mora.

Nonostante il carattere forte e dominante della donna, seppur nella sua semplicità, faccia sì che in qualche modo i suoi interlocutori si sentano un po’ manipolati (comandati a bacchetta renderebbe  meglio l’idea), il rapporto che s’instaura coi due comprimari della storia è appagante e di reciproca intesa. Viola, la compagna del figlio, fotografa dalle grandi abilità investigative e Davide, ispettore di polizia cinquantenne che le viene affiancato nell’indagine, le daranno una grossa mano a scoprire il colpevole. Ovvero colui o colei che trama nel buio e muove i fili, avendo nelle sue mani la sorte di un’intera famiglia borghese.

All’inizio si parlava di credibilità e penso che l’autore, nei panni di una donna “ruvida” come Sara, che poco vuole svelare di sé agli altri, sia convincente. Naturale che vi sia più di una situazione inverosimile, ma altrimenti, che romanzo sarebbe? E mi riferisco alla più eclatante, ovvero al fatto che Viola, incinta di nove mesi e ormai a termine, con una pancia a detta dell’autore grande come una mongolfiera, venga coinvolta in un’indagine che per lei potrebbe essere ad alto rischio. Ma la credibilità è anche una questione di prosa, di linguaggio, e a tal proposito l’autore procede in modo lineare e accattivante, senza mai strafare. A parlare in modo sdolcinato è solo Massimiliano, ma è morto, e quando uno lancia i suoi messaggi dall’aldilà gli viene concesso.

Infine, consiglio Sara al tramonto di Maurizio De Giovanni (Rizzoli, 2018), un noir di tutto rispetto, anche perché è dedicato a un cane e parla di cani. Rita e Boris, compagni di vita rispettivamente di Viola e Davide. Io adoro i cani, perciò sento di dover fare un piccolo appunto all’autore. Sono creature fedeli e non tradiscono. Per quanto uno possa essere inadeguato, un cane che vive e dorme per anni con un’unica persona che si prende cura di lui, lo riconoscerà sempre come il suo padrone. Non credo possa quindi vendersi alla prima arrivata, sebbene di una pacatezza rincuorante come lo è Sara.

Però le cose che pensavo sono tante, anche quella che una madre non potesse abbandonare il figlio. Invece… invece… in questo romanzo Maurizio De Giovanni ci mette di fronte a delle circostanze e parla di alternative, arrivando a focalizzarsi sull’onestà di pensiero e, quel che più conta, il rispetto di sé.

Sara al tramonto
Maurizio De Giovanni
Rizzoli, aprile 2018
Pagine: 360
Prezzo: € 19,00

 

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa