Adessità – Bruno Pezzella

Appollaiati scomodamente o anche comodi come gatti abituati a farlo, fino a qualche tempo fa sperimentavamo il presente come William James, non sul filo di un coltello, ma su di un tetto a due spioventi da cui guardavamo il tempo in due direzioni. In letteratura abbiamo condiviso il “continuous present”, ossia “Il presente continuo” che Gertrude Stein aveva elaborato nella sua ultramodernista (al tempo, appunto), conferenza del 1926, Composition as Explanation. In verità di “lotte con il tempo”, con i Quadri sociali della memoria di Halbwachs che litigava in parte con la teoria di “una memoria pura ed una memoria-abituale” di Bergson, tra la fine dell’Ottocento ed il Novecento ne abbiamo conosciute molte. In Italia, nel terzo millennio, a sconvolgere un po’ di più il nostro concetto di tempo, giunge oggi Bruno Pezzella, con il suo Adessità (Cuzzolin Editore). L’autore, con quel suo atteggiamento all’apparenza “distratto”, i capelli bianchi un po’ lunghi, lo sguardo che tocca gli eventi e le persone con un lampo momentaneo, subito conquistato da “altro” è un evidente “filosofo del nostro tempo”, che osserva e percepisce tutto ciò che gli è intorno, apparentemente come un qualsiasi cittadino del mondo attuale, ma poi lo assimila, lo metabolizza e lo restituisce modificato, ampliato, confrontato, sviscerato e pronto per essere usato come “cibo intellettuale” per quanti, piccioni ancora incapaci di nutrirsi da soli, ne vengono nutriti. Nessuna offesa per i lettori/piccioni, in quanto occorre rimarcare che “gli uomini di pensiero”, si comportano con le cose comuni dell’esistenza come fanno gli artisti con la pittura, i quali “vedono e trasmettono” una qualsiasi cosa della natura, magicamente trasformata dall’arte, tanto da far pensare al fruitore dell’opera: –“È quello stesso cielo che vedo al mattino? Quello stesso mare? Quello stesso fiore?”– o un qualsiasi stimolo visivo venga a contatto con lo sguardo nel consuetudinario svolgersi della vita, modificato dall’arte. Così, il filosofo, nato geneticamente programmato, pur vivendo gli stessi spazi/tempo degli astanti, ne nota, ne annota, ne subisce, verifica, modifica la natura e “vede altro”. Non è la prima volta che il nostro autore si cimenta con la filosofia o con la letteratura nei suoi molti lavori letterari oppure, in senso più ampio, vivendo di persona e costruendo per sé stesso e per gli altri, “spazi di pensiero concreto”, nell’organizzare manifestazioni “che costringono” amici (forse indifferenti a ciò), ed “élite di pensiero”, ad essere coinvolti. Intanto scrive. Si direbbe silenziosamente, quasi di nascosto, finché sorprende tutti con una nuova pubblicazione, neanche breve e concisa, invece di circa quattrocento pagine zeppe di pensiero e di logica. Quanti hanno il piacere di essere invitati (e presenti), alle presentazioni dei suoi lavori letterari si ritrovano a parlare di letteratura, di cultura, di vita, indotti felicemente a ritrovare spazi/tempo dimenticati (quasi), nei salotti. Non perché il parlare, lo straparlare, il blaterare, il concettualizzare l’ennesima incredibile verità, nel mondo di oggi sia cosa finita. Anzi! Di “salotti” televisivi, laddove donne sempre giovani, sedute sugli scalini con l’aria da adolescente accolgono giovani parlanti, oppure salotti dove il “padrone di casa” freudianamente si stropiccia le mani felice di fare sì che i suoi “ospiti” fingano di litigare tra di loro, uniti dallo stesso destino della ricerca del potere, o di finte piazze con tavolini e “vite in diretta” di tanti tipi, ve ne sono ad iosa. Ma “il pensiero dov’è?”. Si direbbe al macero. Vien fatto di pensare, però, che da quel macero di pensiero vi sia chi riesce a cogliere significati reconditi e trasformare la realtà, come l’artista pittore, restituendo poi una filosofia dell’attuale, di quello che Bruno Pezzella vede come “Il tempo della provvisorietà e del transito”, oggi edito da Cuzzolin, editore intelligente, presente alle presentazioni (perdonate il gioco di parole) e capace di dialogare con gli astanti in modo attivo, come ci si aspetterebbe da un editore e come non sempre avviene.                                                                                                               Bruno Pezzella non guarda alla fine dell’800, invece, con un lavoro flessibile, leggibile e colloquiale, (l’interlocutore muto di Derrida diviene parlante), si rivolge alla teoria dell’Immediatism (immediatismo) “detta anche dell’adessità (qualcuno la chiama il “Grande Adesso”) del guru cibernetico americano Hakim Bey e di David Gelernter, professore a Yale che lì insegna la scienza dei Computer.

Con un orecchio e lo sguardo all’apparenza distrattamente coinvolto dall’oggi che scorre sui canali radiotelevisivi e negli scritti dei giornali on line, riflette (ed offre al lettore le sue riflessioni), sulla “adessità”, divenuta, a pensiero di alcuni pensatori, “l’unica dimensione che ci è rimasta del tempo”. Non vi sarebbe dunque che “la necessità di vivere sempre in tempo reale, scansando ogni possibile approfondimento e riflessione, rifiutando lo stallo e l’impasse.

Ma è davvero così? Non lo si può più credere visto che da questo “carpe diem in versione terzo millennio”, che ci invischia, o almeno tenta di farlo, globalizzando il pensiero in una serie ininterrotta di “nulla”, influenzando e modificando (vedi facebook), il senso di molte parole, tra cui “amore, amicizia, libertà, intelligenza, bellezza, etica, paura, estasi”, Bruno Pezzella ha tratto un lavoro di 400 pagine destinate a mostrare il contrario, ossia dimostrando che chi vuole pensare, può farlo, anche nell’adessità.

 

Adessità
Bruno Pezzella
Cuzzolin editore, 20 novembre 2017
Pagine 320
Prezzo € 22,00

 

Bianca Fasano

Bianca Fasano

Bianca Fasano, giornalista e scrittrice.