Sesso e apocalisse a Istanbul – Giuseppe Conte

La vita appartiene a pochi eletti, solo essi sembra che abbiano diritto alla felicità, il resto degli umani subisce disagi sociali, colpe, disgrazie, morte nel cuore. In questi casi le alternative sono due: fuggire o far crescere la rabbia dentro fino a farla esplodere scatenando apocalissi. Uno scenario di questo tipo è quello di Istanbul, meta fortuita di incontri di piacere, dove si scatenano eros che scivolano nel suo opposto: la morte. E si intitola proprio Sesso e apocalisse a Istanbul, l’ultima narrazione di Giuseppe Conte, per Giunti, un libro che lascia attoniti, perché diversamente da quello che si crede, quando si cerca a tutti i costi il piacere della carne, dietro si nasconde una frustrazione incancellabile, che spinge a considerarsi dei falliti.
I protagonisti del racconto sono Giona e Vero, il primo un ex libraio intellettuale, la seconda una bellissima donna, moglie di un noto politico italiano. Si incontrano e diventano amanti. Per darsi totalmente al piacere organizzano un week end a Istanbul dove Giona mentre l’attende in hotel ha un incontro con una prostituta. Questo “errore” però gli costerà la vita. Vero, che sogna continuamente rapporti sessuali, pensa continuamente e pericolosamente a uno sconosciuto.
I due amanti trovano il piacere più assoluto e l’autore non usa mezzi termini, lo stile è schietto, a volte anche crudo, per delineare e dare al lettore quella libertà priva dei moralismi che caratterizzano i rapporti umani, come anche quelli di marito e moglie, o anche di quelli omosessuali. L’intelletto, l’intelligenza, la cultura non possono scendere a compromessi.

Nel frattempo un altro personaggio, Yunus, italiano, si converte all’Islam, fino a diventarne fanatico e martire, per riscattare la propria madre che era crudelmente sfruttata e votata agli uomini fino a perderne la dignità. I tre personaggi si incontrano, e a un certo punto accade l’apocalisse, una serie di omicidi in contemporanea a stupri e rapporti sessuali. Fino alla fine. Fino a raggiungere la morte da vivi.
Giona, il fallito, salverà il mondo, senza saperlo. Vero, lo amerà immensamente. Anche se la fine è vicina.

Era stata battezzata, aveva fatto la prima comunione.
Come tanti in Italia, da bambini. Intorno ai diciotto anni aveva smesso di andare regolarmente a Messa. Ogni sua pulsione vitale la portava lontano dall’insegnamento della Chiesa, che si riduceva allora a un’impalcatura di precetti, divieti e castighi tutta costruita intorno alla vita sessuale. I confessori avidi di sapere se aveva baciato un ragazzo, e quanto, e come, e se con la lingua o senza le apparivano indecenti. Non sentiva di far male a nessuno, baciando i ragazzi, innamorandosi, disinnamorandosi. Non accettava l’ipocrisia che consisteva nel negare l’innocenza di quegli atti che davano tanto piacere. Il male per lei era altro.

Il libro di Giuseppe Conte intreccia gli ultimi avvenimenti terroristici a una storia privata. Quello che caratterizza la scrittura è che il lettore tende quasi a giustificare il comportamento dell’omicida, perché ha un passato alle spalle atroce e il suo volersi riscattare, anche se inaccettabile, viene quasi compreso. Questo per dire che un’infanzia difficile scatena meccanismi imprevedibili, una vita alla ricerca del consenso persino familiare, come accade a Giona che apre una libreria contro il volere della madre e che quando la chiude riceve come conforto un «te l’avevo detto» può contribuire a formare una personalità che forse nemmeno si accetta. Del resto l’unica che lo amava per quello che era, un disoccupato, era Vero. Anch’ella, pur vivendo una vita lussuosa e benestante era infelice accanto a un uomo freddo, dunque con il piacere soccombeva all’inferno quotidiano.

Sono responsabile della sua fine. Volevo regalargli gioia, soltanto gioia, invece l’ho ucciso, ho messo in moto una catena di eventi che l’ha ucciso. È colpa mia. L’autore materiale del delitto è uno sconosciuto, e chissà dove sarà ora, non riuscirete mai più a prenderlo, nessuno ne saprà più niente. Rimango io. Colpevole. Ma Giona mi ha perdonato. Dovunque sia mia ha perdonato. E non è lontano. È con me.

Forse il libro è dedicato a tutti gli esseri umani infelici di questo mondo, con il messaggio che non sono soli, anche se nessuno glielo dirà mai.

 

Sesso e apocalisse a Istanbul
Giuseppe Conte
Giunti, 2018
Pagine 238
Prezzo € 16,00

 

Maria Ausilia Gulino

Maria Ausilia Gulino

Teacher – Journalist