L’uomo delle castagne – Søren Sveistrup


Parlare de L’uomo delle castagne (Rizzoli, gennaio 2019), il romanzo d’esordio dello sceneggiatore danese Søren Sveistrup, non è semplice. Si tratta di una narrazione complessa e dalla trama ben congegnata che, a differenza di qualche altro thriller scandinavo, risulta però del tutto credibile. L’autore riesce cioè a far digerire al lettore gli eventi, mano a mano che si presentano, con una suspense che è studiata ad arte e non il frutto di un semplice affanno concitato. Non sono, in sostanza, eventi inseriti in sequenza, tanto per dare un brivido. Azioni assurde, di quelle che il lettore si chiede: ma come avrà fatto l’assassino a essere qua, se due secondi prima era là? Oppure, peggio ancora: impossibile fare ciò, neanche Mandrake ai tempi d’oro!

Quella che si profila è una storia di sofferenza, in cui da subito viene introdotta la tematica della violenza sui bambini. Perché è da una piccola crepa nell’animo, apertasi in giovane età, che poi si alimentano i mostri. Che avrebbero anche le loro ragioni, eh? Se non se ne andassero poi in giro a uccidere innocenti, nei modi più barbari.

E qui, nella Danimarca dei nostri giorni (un breve flash back ci aveva all’inizio portato nel 1989), nel mese di ottobre e tempo di castagne, un killer uccide delle donne, madri di famiglia, in un modo sadico e a lungo premeditato. Lo scrittore di questo thriller ha sceneggiato L’uomo di neve di Jo Nesbo, ed è l’autore della serie tv The Killing, quindi, circa la spettacolarizzazione delle scene, non devo di certo aggiungere altro.

I due giovani detective sono un uomo e una donna che, all’inizio, sembrano improvvisati e svogliati, ambedue assorti nei loro desideri di andarsene altrove a far carriera o scappare costantemente dalla realtà. Thulin e Hess, questi i loro nomi, in principio si odiano. Ma in seguito si riveleranno arguti e, perché no, anche compatibili.

Fra un mare di personaggi, perché è proprio il caso di dirlo che l’autore ne metta in scena tanti, lo schema dell’assassino si farà a poco a poco sempre più chiaro. Søren Sveistrup è da considerarsi un buon “dipanatore di trame”, perché alla fine i conti tornano. Gli omini fatti con le castagne, lasciati sul luogo dei delitti, sono la firma dell’assassino, nonché il legame diretto con un caso “freddo” del passato.

Figure fatte di castagne: uomini, donne, animali. Grandi e piccoli, alcuni amputati, altri impolverati e sgraziati. Stanno lì in silenzio e pregano, con lo sguardo vuoto, come soldati di un imponente esercito di reietti.”

L’omicida immobile al buio, in alcune situazioni drammatiche che si verranno a creare, mette in circolo l’adrenalina. I colpi di scena ci sono, anche se all’identità dell’assassino forse ci si potrebbe arrivare.

Confesso che questo thriller mi ha colta impreparata, all’inizio, a metabolizzare i nomi di personaggi e luoghi. Perché in Danimarca sono davvero difficili! Ma poi la storia mi ha totalmente coinvolto, tanto che ho letto duecento pagine in un solo pomeriggio (sono in tutto 571).

Adesso infatti, mezza accecata (tranquilli, non è che la mia vista fosse buona nemmeno prima!) sono qui a consigliarvene la lettura. Io sono tutta soddisfatta, perché finalmente ho saputo come la storia va a finire.

L’uomo delle castagne

Søren Sveistrup
Rizzoli, gennaio 2019
Pagine: 572
Prezzo: € 20,00

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa