Tutto sarà perfetto – Lorenzo Marone


Tutto sarà perfetto è l’ultimo romanzo di Lorenzo Marone, partenopeo dalla scrittura talentuosa, capace di descrivere situazioni che coinvolgono tutti. In cui ci si identifica, e non importa dove nati o cresciuti. Un autore che ha dalla sua parte la credibilità, oserei dire come segno distintivo.

I suoi libri li ho letti tutti, per cui sento di poter parlare con cognizione di causa. Tutto è perfetto è quello più emozionante, compiuto nella sua struttura, poiché dosa nella giusta misura ottimismo e pessimismo. Dà un peso corretto a quella dicotomia fra vita e morte; speranza e cedimento; disperazione e rassegnazione. E proprio mentre tu, lettore, ti abbandoni ad uno sconforto infinito, ad una commozione che ti attanaglia e non ti lascia più andare, dato che tutti siamo stati figli e abbiamo vissuto alla ricerca perenne di quell’approvazione che dai genitori sembrava non arrivare, ecco che Marone ti spiazza. Ti strappa un sorriso, con la sua ironia infinita, per ricordarti che la vita va avanti, seppure fra le avversità, ma va avanti. E soprattutto che, una volta intrapreso un viaggio attraverso cui metabolizzare il passato, un cambiamento non potrebbe fare altro che bene. Un nuovo inizio, da macerie che daranno probabilmente bella mostra di sé per sempre, ma meno spaventose, perché inglobate dalle fondamenta solide e nascoste da quella parte pittoresca che d’ora in poi ti costringerai a valorizzare.

Ricorda: la vita è un chiaroscuro perenne, ma ogni tanto attorno a noi arriva la luce giusta a illuminare le cose e a renderle perfette. Bisogna accorgersene. È tutta qui la differenza fra chi campa davvero e chi spreca il suo tempo.

Andrea Scotto è cresciuto a Procida, con la sorella Marina e la madre Delphine. Il padre, Libero (di nome e di fatto) era un comandante di navi, sempre in giro per il mondo. Di questa situazione precaria, Andrea ha pagato il prezzo. Papà gli ha sempre affidato le redini della famiglia, mettendolo ad occuparsi di continuo di una madre depressa (aveva giorni sì e giorni no, in cui neanche si alzava dal letto), facendolo sentire oltremodo responsabile, nonostante la giovane età, e profondamente solo.

D’altronde, ci educavano a crescere con le assenze dei maschi, l’isola ci mostrava che nella vita di tutti i giorni non c’era spazio per loro, ci insegnava a cercarli nel mare, a gettare ogni tanto uno sguardo all’orizzonte lontano o a sostare un po’ di più sul bordo di una falesia, ci spiegava che i padri e gli zii andavano goduti a spizzichi e bocconi, soprattutto nei giorni di festa e nelle ricorrenze, come il vino buono e le tovaglie ricamate.

Sulle isole, gli uomini sono sempre per mare. Ad essere forti sono le donne, ma purtroppo Delphine è stata una donna fragile, in cerca di qualcosa che a Procida non ha mai trovato. Tale morsa ha fatto sì che, quando la storia inizia, Andrea sia un fotografo quarantenne immaturo, che al mondo non vuole responsabilità di nessun tipo e che rifugge i parenti come si farebbe con un’epidemia di vaiolo. I traumi infantili lo hanno reso “immune” alle regole.

La situazione cambia quando la sorella Marina, schiava invece delle regole (ciascuno crescendo reagisce a suo modo), deve allontanarsi per un fine settimana da Napoli, dove vive col marito, due figlie e il padre, Libero, ormai vecchio e malato. Ad occuparsi di lui, chiama proprio Andrea, il quale si trova d’improvviso al cospetto di un estraneo, talmente tanti sono gli anni che i due non trascorrono del tempo insieme. E questo sarà anche l’inizio di un viaggio a Procida che porterà con sé tanti chiarimenti e nuove consapevolezze.

Andrea mi ha ricordato che un po’ tutti i figli conservano un dolore: l’impressione di aver deluso il padre, che avrebbe preferito per la prole altre strade. Un senso d’inadeguatezza di cui parlava anche Virginia Woolf in Gita al faro, dove la figlia di quel patriarca osannato, si era prodigata per preparargli la colazione. Ma poi lui nel latte ci aveva trovato un insetto, una forfecchia, che l’aveva tanto mortificata.

I personaggi nel romanzo di Lorenzo Marone sono indelebili e si stagliano nell’immaginario collettivo, come quelle case che colorano l’isola di Procida. La spiaggia scura, le onde, la spuma con il profumo della salsedine. Il sentore di muffa che tutti abbiamo percepito entrando nella casa delle vacanze, specie se al mare e per lungo tempo rimasta chiusa; l’odore caratteristico che ha soggiornato per tanti anni nell’abitazione della nonna. Fisicamente siamo lì, non importa se non siamo mai veramente stati a Procida. Dalle pagine, l’autore ci culla nel seno della nostra infanzia, ci congiunge ai ricordi e, per quanto la storia sia drammatica, questa lettura ci fa stare bene.

“In che senso?”, per citare il protagonista. Come un amico che ci prende per mano e, attraverso la sua storia dolorosa, ci fa riappacificare con la nostra.

Naturalmente, un cane non può mancare. Il bassotto Augusto, che odia i gesti bruschi e ringhia per ogni cosa, rappresenta la speranza. L’apertura ad una nuova parte di noi. Quella che può prendersi cura di qualcosa o qualcuno, anche se non l’abbiamo mai sospettato. Che vede il tempo trascorrere inesorabile e un padre diventare bambino. Un figlio divenire padre, fino a che, per un breve istante, tutto rasenta la perfezione.

Tutto sarà perfetto
Lorenzo Marone
Feltrinelli, maggio 2019
Pagine: 298
Prezzo: € 16,50

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa