Intervista ad Antonio Capitano

All’Hemingway Cafè a Villalba di Guidonia mercoledì tre luglio si è parlato del “vero” Soldati, nel ventennale della scomparsa di questa straordinaria figura del panorama culturale italiano…tra libri, “cinematografo”, vini e curiosità! Attraverso le parole dello scrittore Antonio Capitano che ha ottenuto un riconoscimento in merito a questo artista a tutto tondo. Pe l’occasione ha concesso quest’intervista al nostro giornale. 

Emozioni e sensazioni per questa presentazione legata al riconoscimento di un premio importante? 
Nel ventennale della scomparsa la coincidenza del riconoscimento che mi è stato attribuito mi riempie di orgoglio, la menzione di merito assume così un significato ancor più grande se penso anche alla condivisione della famiglia Soldati. Mi fa piacere che la Giuria della Città di Sarzana abbia dato importanza al mio breve saggio perché ho cercato di condensare concetti e contenuti che sono stati perfettamente compresi e valorizzati. E poi mi fa enormemente piacere questa attenzione della stampa locale perché è bello essere anche profeta in Patria e in ogni caso l’affetto delle persone vicine anche geograficamente è davvero emozionante poiché ti fa sentire un loro rappresentante in altri luoghi italiani .Per questo motivo ho voluto organizzare non un evento ma una occasione per creare una comunità intorno al nome di Soldati per farlo conoscere e apprezzare nelle sue molteplici qualità di uomo, di scrittore e di grande divulgatore. Leggere Soldati è come avere la strada illuminata dalla chiarezza e dalla completezza di tutti gli elementi narrativi.    

Cosa rappresenta per lei Soldati?   
Un punto di riferimento costante, un suggeritore per riempire quei fogli che forse diventeranno parole che altri leggeranno e apprezzeranno. Mi piace il suo fluire, il suo cambiare ritmo, il suo sorprendere. Mi piace poi la sua lungimiranza e la descrizione onesta dei fatti. Soldati osserva il dettaglio e lo rende prezioso. E’ capace di inquadrare la scena. E’ uno scrittore che proietta immagini che conquistano il lettore. Mi sarebbe piaciuto conoscerlo, stringere la sua mano e condividere un buon bicchiere di vino rosso parlando dei paesaggi reali o immaginari 

Tre aggettivi per descriverlo?   
Poliedrico, vulcanico, onesto 

Quando nasce la sua passione per  la scrittura?  
Da sempre. Mi è sempre piaciuto annotare, dare importanza ad un panorama e raccontarlo. La scrittura come pellicola della vita. Come fotogrammi preziosi. Del resto la penna a pensarci bene prima dello smartphone ci ha consentito di segnare e di sognare un tempo. Lo strumento principale di chi scrive è la penna. E’ una passione senza fine; una necessità, una compagna di strada. C’è un a frase di Buzzati che racchiude il senso della mia riconoscenza alla scrittura 

Scrivi, ti prego.
Due righe sole, almeno,
anche se l’animo è sconvolto
e i nervi non tengono più.
Ma ogni giorno.
A denti stretti, magari delle cretinate senza
senso,
ma scrivi.
Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni.
Crediamo di fare cosa importante
tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca.
Comunque, questo è il tuo mestiere,
che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte,
solo questa è la porta da cui,
se mai, potrai trovare scampo.
Scrivi, scrivi.
Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via,
una riga si potrà salvare. (Forse.)

Uno scrittore a cui è legato? 
Camilleri per conoscenza personale e ammirazione totale; poi ammiro Tabucchi per le sue invenzioni “viaggianti” e naturalmente Sciascia per la capacità di dire in poche righe concetti enormi . Un discorso a parte merita Calvino per il suo eclettismo e per la sua fantasia. 

Progetti futuri? 
Scrivere ancora di Soldati e su Soldati. Nel trentennale della scomparsa di Sciascia vorrei scrivere poche pagine per ricordarlo. E poi ho in mente di raccontare una storia ambientata alla fine della seconda guerra mondiale ricavata dalla memoria orale. Ci sto lavorando ed è una storia bellissima, commovente, vera eppure sembra uscita dalla finzione cinematografica. La memoria è fondamentale. Abbiamo il dovere di conservare nel massimo rispetto dei fatti, lasciando alla scrittura tutte le emozioni che riesce a cogliere. La scrittura è tra i progetti futuri . È lei la protagonista. Un punto fermo. Essenziale.  

Claudia Crocchianti

Claudia Crocchianti

Giornalista pubblicista e scrittrice