Non mi piacciono i film di Anna Magnani – Mario Pacelli

Non mi piacciono i film di Anna Magnani. Il caso Wilma Montesi è un saggio di Mario Pacelli, pubblicato da Graphofeel nell’ottobre 2019. L’autore, che è stato funzionario alla Camera dei Deputati, è docente di diritto pubblico e autore di numerosi scritti di storia parlamentare. Egli ha riportato in auge una vicenda vecchia di oltre sessant’anni e ormai dimenticata, di cui forse i più giovani nemmeno hanno mai sentito parlare. 

Si tratta del cosiddetto “caso Montesi”, che all’epoca fece molto scalpore, sebbene non ci fossero le odierne trasmissioni televisive, dove la vita della vittima viene scandagliata nei minimi particolari, si familiarizza coi parenti e i criminologi si professano detentori di verità.

Era l’11 aprile 1953 quando una ragazza venne trovata morta sulla spiaggia di Torvaianica, nel Lazio. Wilma Montesi, questo il suo nome, aveva ventuno anni ed era figlia di un falegname. Di lei si erano perse le tracce il pomeriggio del 9 aprile, allorché aveva rifiutato di recarsi al cinema con la madre e la sorella Wanda, a vedere La carrozza d’oro, adducendo che non amava i film interpretati da Anna Magnani (da qui il titolo del saggio). 

Numerose ipotesi sono state fatte circa quella strana morte che, tuttora, rimane un caso irrisolto. 
In principio si era paventata l’dea che la giovane si fosse recata al mare, sul litorale romano, allo scopo d’immergere i piedi nell’acqua salata, visto che soffriva per un arrossamento al tallone. Ma la “morte per pediluvio” ha retto per poco. Una ragazza di sana e robusta costituzione, qual era Wilma,  che soltanto per avere messo i piedi nell’acqua, seppur fredda, avesse avuto una sincope fatate, non poteva convincere. E perché mai la Montesi si sarebbe tolta il reggicalze e alcuni indumenti intimi, di cui è risultata priva? Il suo cadavere indossava abiti che nemmeno le appartenevano, quasi fosse stata rivestita in fretta e furia da qualcuno colto dal panico, probabilmente per una sua repentina perdita di coscienza. Tra l’altro, la ragazza si sarebbe recata a Ostia e il corpo trasportato nella vicina Torvaianica dalla corrente. Che, per un sistema in loco di barriere frangiflutti, risultava una spiegazione inverosimile.

Sia le indagini che le due autopsie, eseguite non senza lacune sulla vittima, furono condotte con superficialità. E la mancanza di personale, poiché si era a ridosso delle festività pasquali, apparve come un ottimo “capro espiatorio”. 
In realtà, il fatto di cronaca fu solo la punta dell’iceberg per definire una vicenda molto più complessa, costituita da festini di droga e sesso, organizzati da personaggi influenti. Orge che coinvolgevano gente insospettabile e politici corrotti, che furono abili a insabbiare tutto. 

Era l’Italia del dopoguerra, quella che usciva dalle rovine e doveva ricostruirsi un futuro. Un’Italia di prosperità e buoni propositi, che oggigiorno si considera ancora come un “periodo d’oro”, in cui si viveva meglio. Quando invece, semplicemente, non c’erano i moderni mezzi di comunicazione e diffusione di massa, per cui restava tutto più facilmente occultato.

Gli italiani credevano di prosperare perché erano ignari, viene da affermare alla fine di questa lettura. Il mondo e la politica erano marci, allo stesso modo di adesso, e a farne le spese erano sempre belle ragazze di condizioni modeste, che per la società valevano meno di niente. Perché si potrebbe ipotizzare che se Wilma Montesi fosse nata in una famiglia potente, forse a una verità si sarebbe arrivati. Così come è stato anche per Simonetta Cesaroni, assassinata a Roma, seppure parecchi anni dopo. Casi irrisolti, come ce ne sono tanti, dove personaggi influenti hanno mosso i fili e tutto è caduto senza giustizia nell’oblio.

Come dichiara l’autore nel saggio Montesi, ormai i protagonisti di questa triste (e vergognosa) vicenda sono tutti morti. Lo scandalo della Prima Repubblica appare lontano, ma non è certo un buon motivo per far cadere il sipario. L’intrigo celato ha distrutto, a suo tempo, delle carriere politiche. Reputazioni che poi, almeno in parte, si sono risollevate. C’è stata gente che ha dichiarato il falso pur di proteggere qualcuno che amava. O era solo per denaro? Insomma, un oscuro groviglio che ha gettato fango su chiunque, senza sortire nulla di concreto. 

Rimane la morte di una ragazza: questo si può forse dimenticare? No di certo. Perché è soltanto alla memoria che spetta il potere di supportare i morti.

Non mi piacciono i film di Anna Magnani
Mario Pacelli
Graphofeel, ottobre 2019
Pagine: 174
Prezzo: € 15,00

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa