Resurrezione – Lev Tolstoj

L’ultimo, intenso, meraviglioso e intimo romanzo di Tolstoj viene scritto nel 1899 e si intitola Resurrezione. Un testo, il romanzo per eccellenza, che racchiude e concentra il pensiero di questo autore in scorrevoli pagine di espiazione per tutti. Con il protagonista, il principe Nechljudov, raggiungiamo l’apice del pentimento, di quella vita dissennata che in fondo piace e diverte e che spesso invidiamo negli altri. Con i moti dell’animo oscillanti, talvolta di gioia, talaltra di dolore per tutto il male che Tolstoj porta alla luce, riusciamo a comprendere le colpe dell’intera umanità. 

Bisogna essere pronti per affrontarlo, e capaci di empatizzare con le circostanze storiche in cui sono calati i personaggi, perché la storia di Nechljudov e di Katjuša riguarda ognuno di noi.

Essi si conoscono per caso, uno è di nobili origini, l’altra una serva, bellissima, pudica dai sentimenti più nobili che invece mancano a chi nobile lo è “di sangue”. Si innamorano ma lui sparisce, lasciandola gravida e macchiando la sua ingenuità per sempre. Ognuno prenderà una strada diversa, fino a quando avverrà un nuovo incontro che cambierà per sempre la vita del principe. E quest’ultimo non tarda a venire, ma in un tribunale, in mezzo a un processo dove sarà condannata Katjuša che nel frattempo è diventata una prostituta.

Nechljudov la riconosce e capisce che solo lui è il colpevole per aver ridotto in quelle condizioni la ragazza che sarà condannata ai lavori forzati.
Da questo momento comincia un percorso di redenzione per entrambi, perché entrambi risorgeranno dalle storture che la società gli ha in qualche modo imposto. 

L’autore racconta di altri personaggi, che ruotano intorno ai principali e che regalano riflessioni sublimi ai lettori per una nemesi ancora più forte e desiderata.

In questo libro emerge la concezione religiosa dell’autore russo, che considera la chiesa accessorio ingombrante per la vera fede: pensa che Cristo sia nel cuore della gente e che bisogna guardare a questa vita non a quella che non conosceremo mai dopo la morte. Emblematico l’incontro con un vecchio mendicante, dal cui dialogo emerge che gli uomini sono tutti uguali e che ognuno a proprio modo deve guardare a sé stesso, senza alcun genere di sottomissione.
Lungimiranti sono i compagni che Katjuša conosce nei campi dei lavori forzati, dove erano presenti anche dei prigionieri politici. Tolstoj non risparmia le differenze umane di donne che hanno paura di amare, proprio perché l’amore o non gli si è mai presentato, o perché le ha profondamente deluse. Il desiderio sessuale viene condannato, perché non sublima l’amore dell’animo e umilia l’ingenuità macchiando la beltà che sboccia nelle donne umiliandone persino l’orgoglio e l’onore.

Un libro profondo, diverso dalla Anna Karenina che ha avuto tutto dalla vita e che per noia cerca altro –, un testo che ci fa comprendere quanto sia fondamentale la libertà e quanto le ingiustizie prevalgano sempre nel corso della storia.

Così gli si chiarì l’idea che l’unica e sicura via di salvezza da quel terribile male di cui soffrivano gli uomini era che essi si riconoscessero sempre colpevoli dinanzi a Dio e perciò incapaci tanto di punire, quanto di correggere il prossimo. Gli era chiaro adesso che tutto il male spaventoso di cui era stato testimone nelle prigioni e nelle carceri, e la tranquilla sicurezza dei responsabili di quel male derivavano solo dal fatto che gli uomini volevano fare una cosa impossibile: essendo malvagi, correggere il male. Uomini viziosi volevano correggere uomini viziosi e pensavano di ottenerlo in modo meccanico. Ma il risultato di tutto ciò era soltanto che uomini bisognosi e avidi, facendosi una professione di questo presunto castigo e correzione del prossimo, si erano corrotti essi stessi al massimo grado e corrompevano ininterrottamente anche coloro che tormentavano. Adesso gli era chiaro donde veniva tutto l’orrore che aveva visto, e che cosa bisognava fare per eliminarlo. La risposta che non aveva saputo trovare era la stessa che aveva dato Cristo a Pietro, e consisteva nel perdonare sempre, tutti, perdonare un numero infinito di volte, perché non c’è uomo che non sia egli stesso colpevole e perciò possa punire o correggere.

I lettori si aspettano il matrimonio di entrambi, ed è questo a cui pensa Nechljudov per assolvere ai suoi errori. Ma non sarà così, perché nel frattempo c’è un cammino, una evoluzione che porterà entrambi a risorgere e a rimediare alle colpe di entrambi: la libertà e la resurrezione a vita nuova. Protagonisti sono l’amore e il perdono, in modo trascendentale. Tolstoj stesso, leggendo quei pochi comandamenti che Gesù ci ha lasciato nel Vangelo, adesso sa come affrontare la nostra vita reale, come abbattere il male, e vivere in un mondo migliore, che gli uomini in fondo non vogliono o non sono ancora pronti perché la sete di potere, l’umiliare il prossimo, il vizio e i piaceri del corpo sono sempre pronti a sopraffare e soffocare l’anima, l’unica, però, capace di renderci felici.

l’amore reciproco fra gli uomini è la legge fondamentale della vita umana.

Resurrezione
Lev Tolstoj
Rizzoli, 2003
Pagine 592
Prezzo € 11,00

Maria Ausilia Gulino

Maria Ausilia Gulino

Teacher – Journalist