Jacques il fatalista e il suo padrone – Denis Diderot

 

 

Il titolo presenta i due personaggi principali e l’annesso tema dominante, il rapporto servo-padrone. Il rapporto non è quello convenzionale ed è vissuto dall’ottica del servo. Il servo ha un nome Jacques, è definita la sua posizione di pensiero “il fatalista”. Il padrone è subordinato al servo, è una figura mediocre, un rappresentante dell’aristocrazia, il ceto privilegiato e parassitario. È arido e vuoto:

Non sapeva che fare senza l’orologio, senza la tabacchiera, senza Jacques.

Lo scenario del racconto Jacques il fatalista e il suo padrone di Denis Diderot è il viaggio; da esso si sviluppano altri racconti-parentesi senza nessun legame logico tra di loro. Si è sospesi in un clima surreale. Più si procede, più si moltiplicano i racconti minori come nel gioco delle bambole russe.

Lo scopo del viaggio? Si saprà alla fine. Il padrone va a trovare un bambino che tiene a balia, figlio del suo rivale in amore Saint-Ouin e l’amante di questo, Agathe. Il padrone a causa di un raggiro aveva assunto la paternità giuridica del bambino. Arrivati al villaggio, il padrone incontra il suo ex rivale e Agathe. In un duello il padrone uccide Saint- Ouin e scappa. Al suo posto arrestano Jacques. Spazio, tempo e successione degli eventi sono annullati

Come s’erano incontrati? Per caso, come tutti. Come si chiamavano? Che v’importa? Di dove venivano? Dal luogo più vicino. Dove andavano? Si sa forse dove si va?

così l’autore dice rivolgendosi al lettore. Sul luogo abbiamo un riferimento geografico, Conches, cittadina della Normandia, i due dormono una notte lì e vengono derubati. Sul tempo abbiamo una data 1745, battaglia di Fontenoy, dove Jacques è ferito al ginocchio.

Sono racconti nel racconto. Il primo dei racconti minori è la storia degli amori di Jacques; un racconto incompiuto, poiché interrotto dalla narrazione d’altre storie e dalla comparsa di nuovi personaggi. Gli argomenti e i personaggi dei racconti forniscono a Diderot i dati, per fare un’analisi sociale della Francia nel periodo pre-rivoluzione: la corruzione del clero; la vita parassitaria degli aristocratici; la povertà dei contadini; lo stato di abbandono della campagna causato dalla carestia e dal conseguente esodo verso la città dei contadini. Jacques stesso ha abbandonato la campagna , per indossare la livrea nella capitale, sottraendosi in tal modo alla fame.

Sono racconti metaforici che denunciano i mali e i vizi della Francia del regime monarchico. La Francia della Prerivoluzione è una nazione in cui vige la divisione di classe d’origine medievale: clero, nobiltà e terzo stato. I primi due rappresentano la popolazione privilegiata, che conducono una vita oziosa e agiata. Il terzo stato, la maggioranza della popolazione francese, conduce un’esistenza di miseria disperata. La scomparsa delle grandi epidemie e il progresso dell’igiene porta ad un aumento esponenziale della popolazione, ma contemporaneamente diminuisce la capacità produttiva dell’agricoltura.

Sono questi i fattori scatenanti della crisi finanziaria, che la monarchia borbonica non sarà in grado di gestire; causando la messa in discussione della stessa ragion d’essere della corona e l’abbattimento dell’obsoleto edificio dell’Ancièn regime. Il libro è un vivace affresco della Francia nei primi decenni del Diciottesimo secolo, dei suoi paradossi e delle sue contraddizioni.

La lite, che si svolge tra Jacques e il padrone all’osteria “Gran Cervo”, è una denuncia alla struttura piramidale dell’Ancièn regime con al vertice i padroni, l’aristocrazia e alla base i servi, il terzo stato. La lite simboleggia lo spettro rivoluzionario rappresentato da Jacques, del quale l’aristocrazia nelle vesti del padrone è spaventata.

Per Diderot la gerarchia piramidale trova la sua ragion d’essere nel desiderio che l’uomo ha di prevalere sugli altri uomini, è un innato istinto di potere, che porta al dominio dell’uomo sull’uomo. Ognuno ha il suo padrone. La filosofia di fondo è il confronto tra la teoria determinista e la teoria del libero arbitrio, rispettivamente rappresentati da Jacques e il suo padrone. Il padrone crede nell’esistenza di spazi più o meno estesi di libertà e autodeterminazione. La filosofia di Jacques è quella del suo capitano “spinozista”, ossia crede nell’esistenza del Libro del gran rotolo, il libro dove c’è già scritta la trama della vita di ogni uomo. Per Jacques c’è una determinazione, che attraversa i destini di tutti. Il padrone vive nell’illusione, che tutto poggia sul principio di libertà.

È lo scontro filosofico tra determinismo e razionalismo, che animò lo scenario culturale del Diciottesimo secolo. Lo scontro tra necessità e libertà; i bisogni e i desideri illimitati e i mezzi limitati che l’uomo ha. La Francia è una nazione socialmente e politicamente rigida, ma le nuove idee sono in fermento.

Nei primi decenni del Settecento le opere contenenti i principi della filosofia illuminista sono diffusi in clandestinità, per sfuggire alla censura, alla persecuzione ecclesiastica, al controllo della polizia e dei parlamenti. La filosofia intesa come analisi dell’esperienza e come critica dei poteri dell’uomo nei vari campi d’attività, è vista come una pericolosa aggressione allo status quo dell’Ancièn regime.

 

Jacques il fatalista e il suo padrone
Denis Diderot
Einaudi, 1979
Prezzo di copertina € 10,00
Pagine 343

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Maria Franze'

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