L’arte fa rivivere un paesino

Accadde quasi quarant’anni fa, in un pertugio di casa del centro storico, accanto al municipio, durante gli eventi sessantottini, l’allestimento di una mostra di pittura intitolata I sogni dei giovani muoiono all’alba. I giovani di oggi si ripropongono con lo stesso vigore nel chiostro di San’Agostino di Regalbuto, ed io sono felicissimo per questo, perché andando indietro nel tempo, ricordo che mentre i nostri sogni passavano dalla clinica degli aborti, quelli dei giovani di oggi rischiano di essere plagiati, passando dal laboratorio della tecnica che assorbe e riproduce i loro sogni in nome di una produttività basata sull’efficacia e l’efficienza in modo seriale.

È doveroso però ricordare il pensiero di Carla Fracci:

Un paese senza cultura e arte, senza i mezzi per fare cultura e arte, è un paese che non si rinnova, che si ferma e non ha accesso a ciò che succede in paesi più importanti, negandosi così ad un futuro vero, autentico e soprattutto libero.

Io non sto parlando del paese-nazione ma di una micro-realtà qual è quella di un paesino all’interno della Sicilia che, come tanti, rischia di scomparire perché ormai diventato dormitorio. L’apparire del nuovo, di questi giovani artisti, anche se deboli potenzialmente, genera speranza, la speranza del niente, perché l’arte non ha alcuna utilità pratica se non quella di costituire per l’uomo un bene immateriale, quel bene che porta a vedere meglio ciò che non si vede, perché l’arte pur essendo pubblica è purtroppo fortemente visionaria e allo stesso tempo debolmente reale, ma ciò nonostante si riesce a distinguere la realtà dall’arte come due cose differenti individuando in quest’ultima il bene che fa vedere il presente su cui costruire orizzonti, che passano dall’impossibile al possibile.

“I vaneddi dell’arte”, neonato circolo di cultura, con la poesia di Liborio Erba, ha il merito di aver saputo raccogliere in questa mostra opere di artisti locali che hanno messo in evidenza il desiderio di dialogare attraverso il linguaggio dell’arte. I livelli raggiunti dalla tecnologia delle comunicazioni avrebbero potuto indurre “all’abbandono” dell’iniziativa per il rischio che i giovani corrono, per l’azione incontrollata di ladri di sogni che tolgono a tutti ogni speranza.

Le foto artistiche, la categoria più affollata, sono quelli di: Pino Iannitello, Orazio Famà, Prospero Trovato, Franco La Bruna, Marinella Riccobene, Vito Arena, Carmelo Tempio, personaggi che spesso per fotografare usano l’occhio umano prima di utilizzare la macchina fotografica, passando da una visione “bottom-up” a quella “top-down” eccezione per Prospero Trovato che vive del mestiere di fotografo professionale e con immediatezza riesce a soddisfare entrambe le visioni.

Il chiostro di Sant’ Agostino, in quei giorni di mostra, racchiudeva fotografie, quadri, ceramiche e poesie.
Le foto artistiche hanno avuto il pregio di portare, all’interno di uno spazio delimitato da colonne antiche, il territorio, le chiese barocche, le tradizioni locali e le bellezze naturali del Lago Pozzillo e dei dintorni.

Lago Pozzillo e Dintorni
Lago Pozzillo e Dintorni

Riscoprire la terra dove vi sono le proprie radici e farla apparire come sinonimo di bellezza fa intuire, a chi osserva, che ogni artista vuole fare conoscere con la bellezza dei luoghi, il proprio nascondiglio, dal quale si sente perfino protetto. Tanti click sopra una natura, che è già opera d’arte e in quanto tale, è già esposta e quando è vista come opera, questo termine diventa sinonimo di “esposizione”, ciò che gli artisti e “I vaneddi dell’arte” hanno fatto collocando tutto il territorio in copia dentro uno spazio di pochi metri quadrati. Questo piccolo spazio è divenuto la casa del dialogo, perché dalla visione delle opere nasce un nuovo linguaggio, attraverso il quale si rivela e si interpreta la vita e la storia della nostra comunità. Gli amanti del click ci “scippano” due giudizi di merito in uno, in quanto ci presentano l’opera dell’opera realizzando l’immagine di quest’ultima, attraverso una camera oscura o una macchina digitale, che diventa il mezzo di come realizzare un’altra opera e l’artista l’autore dell’opera realizzata. Immagini stupende di foto artistiche rappresentano l’arte, non come semplice imitazione speculativa che riproduce la realtà, ma come linguaggio muto che appare attraverso simboli di bellezza naturale, barocca, arabo-saracena o sicula, come un’insieme storico che si congiunge all’arte.

Questo insieme focalizza la creatività di chi sta al di là del mezzo, di chi non aspira a fare una ri-presentazione dell’immagine posta davanti all’obiettivo, bensì vuole dare una originalità che la rende inseparabile da ciò che l’autore ha voluto rappresentare. Diventa accattivante vedere queste opere perché in questa mostra il poeta si è assunto l’incombenza di darle voce attraverso la poesia, creando dialogo, presentandosi come interprete di una cultura incarnata nella comunità, facendo così della poesia il fondamento cardine della storia raccontata in vari modi e con strumenti diversi.

Quando l’opera visiva pensata si accosta al poetare diventa fonte di esercizio interpretativo non solo degli enunciati poetici ma anche degli enunciati verbali dei visitatori, i quali, collocando la poetica pensata e il detto verbale nel non-detto dell’opera, l’arricchiscono e le danno nutrimento, sino a ri-costituire l’aspetto originario e primario del rappresentato, che passa sotto i loro occhi come un prosare. La poesia interpreta l’immagine e stimola l’aspetto emotivo di chi la legge, inducendolo a fare una danza di pensieri che, accompagnata da un sottofondo musicale, arricchisce la ritmica della poesia medesima in quanto essa stessa è veicolo di musicalità.

È la pittura, dopo le foto artistiche, a richiamare l’attenzione dei visitatori in quanto si rivela protagonista del vissuto quotidiano, come la violenza sulle donne, il burka di quelle islamiche, la bellezza, l’amore, metafore dell’esistenza. Un linguaggio che si crea con la composizione di colori e offre allo spettatore la possibilità di partecipare ad una dimensione poetica del quotidiano facendolo arricchire nello spirito. I quadri sono stati presentati da: Marinella Riccobene, Ilaria Picardi, Giuseppe Missorici e Cinzia La Bruna la quale ha presentato anche poesie e lavori in ceramica, Carmelo Neri un bassorilievo e ancora poesie di Orazio Famà. Quasi tutti i lavori sono stati accompagnati dalle poesie di Liborio Erba, portatore di una voglia poetica che gli ha consentito di affrontare la manifestazione con impeto che gli ha regalato il gusto di assaporare nuove sensazioni, mescolate all’amicizia che l’ha circondato in questa esperienza, gli permetterà di conservare ancora un grande entusiasmo per nuovi impegni.

Burka - Ilaria Picardi
Burka – Ilaria Picardi

Il Burka è opera di Ilaria Picardi. Volgendo bene lo sguardo sulla tela sembra suddivisa in tre partiture, accostate l’una all’altra per assicurare continuità all’opera. La superficie di sinistra è opaca fino a diventare lucida all’estrema destra. Da sinistra si propaga un drappo nero, quasi a coprire una figura femminile, che prosegue oltre il centro, nella seconda ripartizione nasconde un volto di donna, lasciando libero soltanto uno sguardo pieno di mistero. Il colore nero procede ad una lenta mutazione fino a diventare rosso, quale simbolo di passione, espressa nell’angolo in basso a destra da petali di rosa rossa, al di sopra del quale esplode il colore verde, che avvolge una figura femminile, figura che sprizza espressioni di libertà che deflagra in un corpo nudo, senza più costrizioni di costumi tradizionali e laccioli islamici.

Femminicidio - Marinella Riccombeni
Femminicidio – Marinella Riccobene

Vi è pure la rappresentazione del “femminicidio”, di Marinella Riccobene, che ha aderito all’associazione nazionale “Posto occupato”, dedicando quest’opera alle donne vittime di violenza, nel momento in cui esplode lo “snuff movie” reale, che annulla ogni finzione cinematografica ed entra nell’amara realtà del vivere quotidiano del nostro paese.

I colori prevalenti sono il rosso e il giallo, avvolgono due figure, maschile e femminile e mostrano masse muscolari ormai inutili ad un eros esanime, di corpo senza vita, di donna, a cui la violenza ha negato ogni identità di genere. Questi temi, accomunano le donne senza distinzione di razza e di appartenenza ad aree geografiche.

Cinzia La Bruna
Richiamo – Cinzia La Bruna

L’opera di Cinzia La Bruna si affida all’innocenza dell’infanzia e al richiamo di un campo di grano dorato, uguale al colore dei capelli della bimba che corre con gioia in mezzo alle spighe, che assumono un valore, simbolo del pane, attorno al quale la famiglia si è sempre ritrovata.

Ritratto di Donna - Giuseppe Missorici
Ritratto di Donna – Giuseppe Missorici

Il quadro di Giuseppe Missorici, Ritratto di donna, un viso dall’attrazione temibile per l’ambiguità dell’espressione che tende a intrappolare il visitatore nel mistero dello sguardo intenso e indecifrabile, sembra scrutare ogni sua mossa, una immagine dalla quale si sente osservato, quasi a sentirsi invitato ad entrare in quel mondo, un mondo lontano che vive nel fascino di una tela.

Essa è un’opera molto riuscita attorno alla quale sono nate manifestazioni di consenso e apprezzamenti di amanti del pennello.

Un piccolo spazio è occupato da ceramiche e bassorilievi, eseguiti da Carmelo Neri e Cinzia La Bruna. Essi riproducono il Lago Pozzillo e i più antichi caseggiati del paese di origine arabo-saracena e incuriosiscono il visitatore per l’originalità dei temi trattati e della felice riproduzione artistica.

Ceramiche
Ceramiche

Tutte queste opere nascono dallo splendore dei ricordi di un fiume (il Salso Cimarosa) guardato dall’alto di un piccolo paese, Regalbuto, che lo circonda con ridenti colline. Questo fiume dissetò i soldati che avanzavano per la conquista dell’Italia, mentre le pallottole dei fucili e dei cannoni danzavano mietendo vite e lasciando rivoli di sangue che l’acqua lavava e trascinava dalle contrade verso il mare. La mano dell’uomo, successivamente, volle fermare questo corso d’acqua, imbrigliandolo per gestire la natura a suo piacimento, mentre altro sangue, quello di lavoratori, venne versato per la realizzazione dell’opera, che annientò la natura preesistente non più visibile storicamente, ma trasformata dalla mano dell’uomo che, adesso, con un click ne coglie la bellezza e, con gioia e orgoglio, la diffonde nel resto del mondo.

Nasce così una comunità di artisti dalla fotografia alla pittura, dalla poetica alla recitazione, che racconta le nostre origini, il nostro ambiente e le nostre tradizioni.

La situazione economica che attraversa il paese è triste, infatti è del tutto assente la tematica del lavoro dalle opere presentate, come a configurare la rimozione, di questa esigenza primaria dell’uomo, dalla mente dei giovani.

Di qui la necessità che il Comune dia sostegno a queste iniziative onde evitare che queste giovani generazioni di artisti si distolgano dal mondo sensoriale esterno per essere assorbiti dalla comunicazione virtuale di internet.

Queste nuove generazioni hanno presentato scorci di natura e paesaggi, evanescenti inquietudini e una felicità quasi inafferrabile nel tentativo di dare un senso allo scorrere dei giorni, di annullare il decadimento a cui vanno incontro tutti i paesini del centro della Sicilia, che solo l’arte può evitare di sradicarne l’origine, vivendo il presente e costruendo nuovi orizzonti per il futuro, senza dimenticare che le meraviglie artistiche sono ovunque, in ogni angolo del Paese e che ci riservano infinite sorprese, compresa quella di riprodurre con l’arte la miseria, la disoccupazione, la fame, l’ingiustizia, percepite come attimo fuggente dall’artista e non come vissuto perenne dell’uomo che lotta contro le negatività della vita, così come rileva un verso di Liborio Erba:

E quando io, nell’inquieto gioco della vita
dei lati tuoi più bui avevo orrore
con musica e poesia già tradivo.
Ma tu, muta e discreta a me t’accompagnavi.

Artisti Regalbuto
Foto di Gruppo
Franco Santangelo

Franco Santangelo

Critico e Storico