Rosetta Savelli: femminilità è donna

Quando stile narrativo e amore per la scrittura vogliono camminare per mano esce sempre fuori qualcosa di positivo, non sono dal punto di vista letterario ma soprattutto umano. Rosetta Savelli, che abbiamo avuto modo di conoscere diverse volte per le sue innumerevoli traduzioni dallo spagnolo all’italiano, e che a sua volta è stata tradotta dai colleghi portoghesi e comunque latini, questa volta è stata intervistata nelle vesti di scrittrice, perché questo è il suo mestiere principale. La primavera di Giulia è un libro di riflessioni che riguardano la vita quotidiana con una tecnica narrativa volutamente priva di dialoghi, ma tanti altri e numerosi sono i suoi scritti, premiati da diversi riconoscimenti. Approfondendo la sua amicizia ci ha rivelato che a breve ci sarà un nuovo romanzo da interiorizzare.

Come nascono i suoi personaggi?
I miei personaggi nascono dalla mia fantasia e dalla rielaborazione di fatti e di persone incontrate lungo la vita.

Ne La primavera di Giulia c’è qualcosa di autobiografico? A chi si è ispirata?
C’è molto meno di autobiografico di quello che può apparire nel corso della lettura. Non mi sono ispirata ad una sola persona in particolare, ma ho ricreato una sequenza di fatti e di persone conosciute sia realmente e sia attraverso racconti o accadimenti dei quali ho sentito parlare. Ne La primavera di Giulia la tecnica stilistica prevale, a mio avviso, sull’aspetto puramente narrativo. Sono molto attratta dalla sperimentazione di nuove tecniche e forme stilistiche di narrazione e di scrittura in senso stretto. Infatti non c’è un dialogo lungo l’interno romanzo e non ci sono neppure capitoli a separare gli accadimenti della complessa e intricata vicenda che ho narrato, attraverso il coinvolgimento di numerosi personaggi, molto diversi fra di loro. Il romanzo potrebbe essere l’equivalente di un film d’essai, dove la trama, pur nella sua corposità, si tramuta quasi in una scusa o meglio in una opportunità di riflettere sui temi e sugli affetti principali che appartengono a ciascuno di noi.

Secondo lei una donna, moglie, madre, figlia ecc. come può conciliare tutti i suoi compiti e nello stesso tempo mantenere femminilità?
La femminilità fa parte della natura più intima ed intrinseca dell’essere donna, ragion per cui, non la si può smarrire, ma neppure la si può comprare o scambiare o altro. Se ne può prendere solo coscienza, in quanto esiste già nella natura dell’essere donna. Si può però sottolineare che tutte posso essere donne, ma solo alcune sanno essere anche femminili, il che equivale alla capacità di riuscire a vivere la propria natura di donna all’interno di un ampio raggio circolare di 360° contenente tutte le possibili sfumature.

Visto che oggi è San Valentino, e che lei nei suoi testi parla sempre di sentimenti, ci piacerebbe sapere cosa pensa lei dell’amore virtuale, o se vogliamo platonico.
Penso che l’amore virtuale o comunque platonico sia una forma d’amore sublime e certamente è la forma d’amore più comoda e tranquilla, in quanto smuove tutte le gamme delle emozioni, ma principalmente o anche esclusivamente, all’interno di se stessi, senza smuovere o compromettere nulla all’esterno. Esso è un ampio e profondo dialogo con se stessi e se vogliamo è anche uno strumento di conoscenza. A differenza di quello reale, non implica il dare, lo scambiare, il rischiare e a volte anche il deludere. L’amore virtuale rimane per sempre una meravigliosa terra vergine, da scoprire e da riscoprire continuamente, all’infinito.
La sofferenza entra maggiormente in gioco quando si è realmente in contatto e in rapporto con l’altro. La sofferenza nasce dall’avere di fronte dei limiti o anche degli obblighi. Nell’amore virtuale tutto è immenso e illimitato proprio perché viene vissuto al di fuori della realtà, o meglio viene realmente vissuto, ma dentro alla propria realtà immaginaria e immaginata.

La propria psiche diviene così sia soggetto che oggetto d’amore posta al centro e al posto dell’amore reale per altro, che in questo gioco di proiezioni e di riflessi, diviene alla fine, solo un proiettore di tutto ciò che la propria psiche sta magnificamente vivendo.

Quali sono i suoi scrittori e i libri preferiti?
Questa domanda mi crea sempre una sorta di imbarazzo, in quanto sono molti i mie autori preferiti. Dovendo però sceglierne solo alcuni, mi piace citare Angelo Maria Ripellino, il quale aveva una certa attitudine per le sperimentazioni sia stilistiche che narrative e trovo che sia riuscito a dare il meglio di sé, sotto questo aspetto, con il suo meraviglioso libro Praga Magica che fu anche un best sellers nel lontano 1973. Poi aggiungerei Mark Twain, con il suo Viaggio in Paradiso, un volumetto minuto e concentrato, ma nello stesso tempo, così denso e ricco di geniali intuizioni e di profonde considerazioni sulla vita e anche sulla morte. Poi il grandissimo ed eccelso Goethe che nel suo libro Le affinità elettive rivela ai posteri tutta la sua modernità e attualità, coniugate con un senso profondo di umanità, umanità esplorata e narrata con l’occhio attento e scrupoloso che solo i Grandi riescono ad avere. Poi ci sono tanti altri autori sia classici che moderni, qui però delineerò e chiuderò il contorno della rosa, da me disegnata, con Franz Herre, un giornalista e biografo storico che, secondo il mio parere, ha dato il meglio con il suo libro Francesco Giuseppe dove con grande maestria narra la vita dell’ultimo Imperatore della grande dinastia degli Asburgo che hanno dominato l’Europa per oltre 500 anni. Oggi si parla tanto di Unione Europea, sia a favore che contro, ma c’è tutta una lunga storia dietro ed è solo un bene conoscerla ed è un bene ancora maggiore il farla conoscere e narrarla, proprio come è riuscito a fare egregiamente Franz Herre.

Chi è Rosetta Savelli, spoglia dalle vesti di scrittrice, come vive la sua quotidianità?
È una donna che vive in modo autentico la propria vita, attraverso la cura dei propri affetti familiari e attraverso l’amore per la Musica, la Letteratura e l’Arte in tutte le sue espressioni. È anche una donna che non veste abiti da scrittrice, ma che coltiva costantemente una propria attitudine e vocazione alla scrittura, utilizzata anche come mezzo di esplorazione verso tutti quei mondi diversi dal proprio.

Quale messaggio vorrebbe dare al suo pubblico?
Io rifletto ed esploro attraverso la scrittura e poi ovviamente anche attraverso la lettura. Casomai propongo al lettore di riflettere insieme a me, ma non mi sento di imporre nulla a nessuno. Sono più per una condivisione e per una compartecipazione alla riflessione. Mi piace però riflettere e condurre il lettore a pensare sugli aspetti autentici della vita, con una predilezione per “il guardare da dentro” e cioè privilegiando il mondo interiore rispetto a quello esteriore. Ne La primavera di Giulia, per esempio ci sono circa 30 pagine dedicate al tema della morte, narrate all’interno di un campo definito santo e cioè misterioso. Ecco questa narrazione è stata volutamente intenzionale e forse questa è anche la parte veramente autobiografica del romanzo. Oggi si celebra molto questo evento, attraverso l’esternazione, anche sui vari social network, mentre nel romanzo, questo evento è narrato sotto un profilo interiore ed introspettivo. Si è perso il senso della vita, perché si è perso il senso della morte. Le mie riflessioni sono un cammino, una ricerca rivolte ad acquisire un senso più vero e profondo di entrambe, sia della vita che della morte.

Ci sono altri lavori in cantiere?
Sì ho ultimato già da un po’ il mio nuovo manoscritto e l’ho inviato ad alcune case editrici ed ora sto aspettando le eventuali risposte. Anche nel mio nuovo romanzo ho privilegiato l’aspetto stilistico della narrazione, mixando la trama del romanzo con la stesura di tipo giornalistico. E poi ho scelto di esplorare un altro mondo ancora che è quello dello spettacolo e più propriamente del cinema.

La narrazione che si divide tra il romanzo e il documentario, ha come personaggio principale Celeste che è un protagonista non reale, che si muove ed esplora mondi reali, quali quello delle discoteche, del cinema, della musica, della moda, della droga e dei sogni negli anni ’80.

Il suo sogno principale è quello del cinema che la condurrà per tutta la narrazione e che la porterà ad arrivare fino ad Hollywood, partendo da un piccolo paese della provincia italiana.
Al lettore potrà sembrare quasi di intrattenere una lunga conversazione con Celeste. Una conversazione che a volte è triste, a volte è allegra e altre volte ancora è riflessiva, ma che comunque conduce e coinvolge il lettore sempre in profondità, fino a toccare sensazioni, emozioni e stati d’animo. I luoghi e le ambientazioni sono reali e anche il mondo della droga è narrato con verosimile realtà.
Qui gli anni ’80 rappresentano la giovinezza che trova la sua perfetta coincidenza nel sogno dorato ed eterno del cinema hollywoodiano che come tutti i sogni è destinato a non tramontare mai.
Ho fatto leggere il manoscritto al mio amico, il regista argentino Roberto Garay, il quale è stato di recente premiato in Argentina, per la sua fiction Ida y vuelta, premiata come migliore fiction per la Tv nel 2013 in occasione dell’evento Award ATVC che premia le migliori produzioni televisive dell’anno ed inoltre lo stesso Garay terrà un Seminario di recitazione presso l’Actor’s Studio di Hollywood nel prossimo mese di aprile 2014. Ecco, il regista Roberto Garay ha valutato molto positivamente il mio manoscritto e con questa positività ringrazio Nuove Pagine per l’intervista.

 

Maria Ausilia Gulino

Maria Ausilia Gulino

Teacher – Journalist