L’isola dell’amore proibito – Tracey Garvis Graves

Almeno una volta nella vita sarà capitato a tutti di immaginare cosa faremmo se per sventura dovessimo trovarci su un’isola deserta: sembrerà strano, ma questo specifico pensiero ha sempre attratto – oltre che terrororizzarlo – il nostro immaginario di individui sociali e avvezzi alle comodità. Sono pronti a provarcelo fior fior di scrittori e di registi, anche se naturalmente il primo pensiero in questo senso non può che non andare all’intramontabile Robinson Crusoe. Nel libro di Garvis Graves L’isola dell’amore proibito (Garzanti 2013) a naufragare invece è una giovane donna, Anna, trentenne insegnante delle superiori a un punto cruciale della sua vita: vorrebbe che la sua relazione sentimentale si tramutasse in qualcosa di più stabile – come una famiglia – ma sembra che il suo partner non sia sulla stessa lunghezza d’onda. Per riflettere oltre che per lavoro, Anna accetta un ingaggio un po’ atipico da parte dei genitori di T.J., un ragazzo di sedici anni: gli impartirà lezioni private per tutta l’estate, alle Maldive, dove la famiglia del ragazzo ha deciso di trascorrere le vacanze così che lui possa recuperare l’anno scolastico perso a causa della sua lotta contro un cancro. T.J. è infatti da tre mesi in remissione dal linfoma di Hodgkin.
Un ritardo del volo per Malé, ulteriori ritardi per problemi di equipaggio verificatisi in Sri Lanka e il reperimento di un idrovolante di fortuna – visto che la prenotazione di Anna e T.J. non compare da nessuna parte – provocano l’irreparabile, forse anche a causa del fatto che Mick, il pilota dell’idrovolante, soffre di cuore per colpa della sua enorme mole: un infarto durante il volo avvia un’agghiacciante situazione di emergenza, nella quale la morte di Mick e l’ammaraggio coatto sono solo l’inizio.
Su una delle milleduecento isole e isolette che punteggiano l’incredibile Oceano Indiano, una donna e un ragazzo si ritrovano soli con le loro paure, le loro speranze, i loro desideri, e una fortissima determinazione a sopravvivere, mentre i giorni senza soccorso diventano settimane, poi mesi, infine anni.

Al tramonto ci stendemmo vicino alla riva e guardammo i pipistrelli che affollavano il cielo sopra di noi.
«Ho il cuore che mi batte forte», mormorai.
«È un sintomo della disidratazione», disse Anna.
«Quali sono gli altri sintomi?»
«Mancanza di appetito. Niente pipì. Bocca secca.»
«Li ho tutti.»
«Anch’io.»
«Per quanto tempo possiamo resistere senza acqua?»
«Tre giorni, forse meno.»
Cercai di ricordare quando avevo bevuto per l’ultima volta. All’aeroporto nello Sri Lanka, forse? Quando pioveva ci entrava in bocca un po’ d’acqua, che però non sarebbe bastata per tenerci in vita. Il pensiero di quella corsa contro il tempo mi spaventava a morte.
«E lo stagno?»
«Pessima idea», rispose lei.
Nessuno dei due disse cosa stava pensando in quel momento, non ce n’era bisogno: se avessimo dovuto scegliere tra l’acqua dello stagno e morire di sete, forse avremmo finito per bere comunque quella melmosa.
«Domani arriveranno», disse Anna, in tono poco convinto.
«Lo spero.»
«Ho paura», sussurrò.
«Anch’io.» Mi girai sul fianco, ma passò molto tempo prima che riuscissi a addormentarmi.

Questo libro presenta alcune incongruenze o alcuni fatti non immediatamente collocabili nel realismo più netto – come il ritrovamento dei bagagli sospinti proprio sull’isola dal mare, o la sconfitta praticamente senza armi di uno squalo, o l’amicizia di Anna e T.J. con un gruppo di delfini – ma sono tutte cose sulle quali è bene sorvolare con un sorriso: una certa ingenuità fiabesca delle situazioni è bilanciata in maniera assolutamente perfetta dal realismo dei dialoghi, dalla capacità dell’autrice di calarsi nelle due personalità dei suoi protagonisti sin nei risvolti psicologici più delicati, nelle più sottili differenze di filtrare emozioni, sensazioni, pulsioni. Anna e T.J. saranno soccorsi dopo tre anni di stenti, tre anni durante i quali T.J., nel pieno della turbinosa crescita dell’adolescenza, ha fatto a tempo a diventare un giovane uomo. E col ritorno nella civiltà per i due sopraggiungeranno nuovi insospettabili pericoli: non più le malattie, la morte per fame e per sete, la disperazione, ma la difficoltà di ricalibrare il sentimento nato tra di loro calandolo in una realtà più comoda, certo, ma più insidiosa, piena di convenzioni sociali, di gente che punta il dito, di giornalisti affamati di scoop, di persone che non comprendono e contestano l’amore tra Anna e T.J  per il semplice motivo della differenza di età (tredici anni!).
Potrà durare una storia nata in una situazione limite, adesso che ciascuno dei due può riprendere in mano se stesso? È giusto per Anna lasciare che T.J. non viva le esperienze adatte a uno della sua età solo per stare con lei? Ed è giusto per T.J. continuare a ripeterle che desidera solo lei, senza voler capire che non sono più sull’isola, e che una donna come Anna per stare bene ha bisogno anche di indipendenza, di soddisfazioni professionali, di progettualità, di crescita?
Sorvolando sul finale, per il nostro gusto troppo esageratamente in linea con l’atmosfera fiabesca in cui alle volte scivola l’autrice, L’isola dell’amore proibito è una lettura leggera, coinvolgente, e di grande intrattenimento. Pregevole per la sua ambientazione molto contemporanea – si cita di striscio anche l’11 settembre –, pregevole per il realismo della scrittura e delle descrizioni quasi visuali, pregevole per la disinvoltura con la quale si affrontano, man mano che si svolge la trama, tematiche come la malattia, la solitudine, i rapporti familiari, le relazioni sentimentali con tutti i loro retroscena di incomprensioni, differenze di pensiero, insofferenze, desideri espressi e inespressi. E pregevole per l’autentica dose di divertimento che ci accompagna di dialogo in dialogo, che seguiamo come seguiremmo un botta e risposta tra i nostri due migliori amici.

 

L’isola dell’amore proibito
Tracey Garvis Graves
Garzanti, 2013
Pagine 336
Prezzo di copertina € 14,90