Fimminedda – Michele Guardì

A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta si sviluppa la storia dell’esordio narrativo di Michele Guardì, noto regista televisivo, dal titolo Fimminedda, edito da Sperling e Kupfer. È ambientato in Sicilia in una realtà fortemente ancorata al passato e alle sue tradizioni di “onore” dove nella famiglia e nel matrimonio sono concentrati i maggiori valori morali. E di una questione d’onore ci racconta l’autore, in ricordo di un processo ai tempi della sua professione di avvocato, dove la protagonista, Palmina, scappa dal marito dopo 5 anni di matrimonio per tornare a casa della madre.

Una serie di colpi di scena e di segreti inconfessabili diventano i veri protagonisti della storia, dove emerge una realtà in cui i figli non sono mai liberi di scegliere, dove alcune persone sono pedine di altre, dove non è consentito neanche di cambiare vita per questioni di salvaguardia dell’onore.
Ma Palmina, sposata con Vincenzino, si scopre ancora illibata e in paese viene preso di mira il marito, considerato Fimminedda, che si contrappone agli ideali di masculo siculo. Il masculo, in Sicilia, è l’uomo virile, e in questo caso per dei particolari motivi, che verranno fuori da una visita medica, non compirà i doveri di marito.
La vita, si sa, è strana, e Palmina cambierà l’evolversi della narrazione che avrà un finale dolceamaro.

Ogni personaggio ha una storia alle spalle da raccontare non particolarmente felice: la madre Concetta ha cresciuto la figlia da sola perché semplicemente sedotta e abbandonata, la suocera rimasta vedova si è data ad alcuni piaceri ed è manipolatrice del figlio, persino l’avvocato che difende Palmina è rimasto “signorino” per un amore proibito dai genitori, e quando incomincia a provare dei sentimenti per la sua assistita lei preferisce un altro: il suo destino è quello di non essere ricambiato e di rimanere solo.

«Per capire meglio la vita di ogni essere umano avrebbe dovuto mettersi una volta al giorno davanti allo specchio per raccontarsi ad alta voce le cose che faceva maggiore fatica a capire.
Consegnare i propri problemi ai condotti uditivi sarebbe stato il modo migliore per farli arrivare alla testa».

In questo romanzo sono presenti tanti archetipi che rappresentano il popolo siciliano. Prima di tutto l’onore della virilità, dell’uomo e della donna, la quale però deve sempre mantenersi “onesta e giusta”, poi il vittimismo, e naturalmente le chiacchiere e le prese in giro che uccidono più di un colpo di pistola: Vincenzino ne sa qualcosa, non riuscirà mai a sopportare di essere deriso con il nome di Fimminedda.

«la morale altro non era che la somma di tutte quelle rinunce ai piaceri della vita che la gente pretende che gli altri facciano per poterli compatire».

Una commedia all’italiana dal finale dolceamaro, perché si concluderà con la nascita di un bambino, il quale sarà cresciuto senza un padre, perché la storia si ripete anche se cambia la generazione.

 

Fimminedda
Michele Guardì
Sperling & Kupfer, 26 settembre 2017
Pagine 204
Cartonato € 16,90
Ebook € 9,90