Potrebbe trattarsi di ali – Emilia Bersabea Cirillo

Sono sette i racconti che compongono la raccolta Potrebbe trattarsi di ali dell’avellinese Emilia Bersabea Cirillo, libro pubblicato nel marzo 2017 dalla casa editrice L’Iguana. Recensire racconti è sempre difficile, poiché occorre trovare un denominatore comune, che è anche l’intento dell’autore. Un po’ come leggere nella sua anima, che si è dedicata a mettere in luce una parte di vita, come fosse un tassello che va a depositarsi in un microcosmo perfetto, dall’inizio alla fine. Un messaggio criptico di una storia che comincia e si dipana, portando però ad altro. Contenendo dentro di sé una “crescita” vera e propria.

Il maestro Raymond Carver ci ha insegnato a scrivere di quello che sappiamo, al fine di risultare più credibili. E, se un racconto è veramente degno di chiamarsi tale, deve sottendere a una tensione verso qualcosa che si immagina avverrà, per quanto le premesse in apparenza risultino semplici e prive di pretese. Spesso chi scrive racconti viene sottovalutato, quasi non avesse le capacità necessarie per elaborare un romanzo che, si sottolinea, deve essere “lungo”.

Niente di più sbagliato. Scrivere racconti è un’arte, e non è da tutti. In un numero limitato di parole bisogna racchiudere un mondo, che comprende personaggi che vengono a delinearsi attraverso pochi brevi tratti, ma verranno a lungo ricordati, se chi li presenta sa davvero fare il suo “mestiere”. Racchiudere emozioni, giungendo a bucare la pagina e ammaliare il lettore, tenerlo inchiodato alla lettura, è davvero cosa prodigiosa. E dopo Alice Munro, più volte citata in questo libro, il racconto ha ampiamente dimostrato di essere un’attitudine piuttosto che un genere minore. Il nobel per la letteratura del 2013 è stato l’esempio, dato che la scrittrice canadese ha sempre e solo scritto racconti.

Ecco, Potrebbe trattarsi di ali, raccolta dalle dimensioni minute e la copertina accattivante, ha mantenuto le sue promesse. Anzi, l’autrice mi ha stupita per la qualità della sua scrittura; per la modernità dei temi trattati e soprattutto il modo in cui vengono raccontati al lettore. Per questa sua prosa che fluisce e scorre, dove i dialoghi non sono trattenuti da virgolette, trattini e caporali, ma sono direttamente posti a far parte del racconto, quasi a voler mettere in luce la fatica che fa chi scrive ma, allo stesso tempo, questo processo “naturale”, talmente spontaneo che non potrebbe essere altrimenti.

Colomba, Rebecca, Agnese, Natalina, Maria Fatima, Francesca, Anna, sono le sette donne protagoniste dei racconti. Sette storie che ne sottendono altre sette, personali o occultate, citate fra le righe. Quel racconto semplice che ne racchiude un altro di maggior risonanza, esattamente come doveva essere per gli scritti di Alice Munro. Donne che si trovano spesso a disagio nella loro fisicità; corpi “fuori misura” o troppo deboli; uteri dati in affitto e maternità surrogate; mancanze che si avvertono e scuotono da dentro, come la perdita causata dalla morte di un figlio. Temi attuali, quali quello degli sbarchi dei clandestini o del cosiddetto “sesso su misura”, che vede l’unico uomo presente nella raccolta, Camillo, costruirsi nei minimi particolari la sua “real doll”: una bambola-donna molto realistica. E questo avviene senza suscitare nel lettore alcun tipo di repulsione. Anzi, nella ricerca di un abbraccio eterno in cui vorrebbe perdersi fino al mattino, stretto a quella pelle di silicone troppo simile al vero, l’uomo fa quasi tenerezza.

La vita dura, in quei paesi dell’avellinese che l’autrice conosce bene, sembra essere il filo conduttore; queste donne dalla fisicità atipica (chi per un verso, chi per l’altro) che si lasciano vivere ma che poi decidono di cambiare. Basta un piccolo gesto, un intento “ingenuo” e quasi impercettibile, che però le porta a quella “crescita” di cui si parlava all’inizio. Sono donne, quelle di Emilia Bersabea Cirillo, che non rimangono uguali a se stesse; in cui il lettore può immedesimarsi e sperare.

Faccio quindi tanti complimenti all’autrice, che ha saputo catturare la mia completa attenzione, portandomi ad assaporare la lettura dei suoi racconti come qualcosa di prezioso.
Ovviamente, consiglio questo libro. Ma poiché le sfide facili non piacciono a nessuno, vorrei rivolgermi soprattutto a chi non ha mai amato il genere. Per fare scoperte che potrebbero rivelarsi rivoluzionarie, credetemi, non è mai troppo tardi.

 

Potrebbe trattarsi di ali
Emilia Bersabea Cirillo
L’Iguana editrice, marzo 2017
Pagine: 170
Prezzo: € 14,00

 

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa