Il silenzio di Laura – Paula Fox

Paula Fox è stata una scrittrice statunitense (1923- 2017) che ha iniziato a pubblicare in età matura, negli anni Settanta dello scorso secolo. In Italia le sue opere sono state tradotte da Fazi, la casa editrice che ha appena dato alle stampe una nuova edizione de Il silenzio di Laura (1976). 

Più che un romanzo, è questi una commedia divisa in sette atti. Claustrofobico il primo, dove una donna dispotica ed instabile attende, in una stanza d’albergo insieme al marito nevrotico e dedito all’alcol, l’arrivo di un amico editore, del fratello scapestrato e della figlia che non ha mai cresciuto e patisce come uno strano e fastidioso prolungamento di sé.
Lei naturalmente è la Laura a cui allude il titolo, di mezza età, che parla a sproposito per riempire gli spazi di sciocchezze e tace invece quel che d’importante dovrebbe dire. I due coniugi, arricchitisi grazie a un lascito commerciale della famiglia del marito, stanno per partire per un viaggio in Africa. Vorrebbero quindi offrire una cena in un ristorante di lusso, per salutare degnamente i loro congiunti.

I dialoghi si rivelano surreali, perché i protagonisti, in imbarazzo e messi sotto pressione in una stessa stanza, danno il peggio di sé.
Qui il lettore apprezza la prosa elegante dell’autrice, ma se non ama i testi altamente introspettivi che si trascinano “tra tinello e cucina”, ove non vi è nulla che giunga dall’esterno a dare una sferzata, potrebbe annoiarsi. E sarebbe un peccato. Perché, dopo una cena rocambolesca al ristorante, nel secondo atto le cose prendono una piega più dinamica e meno asfissiante. Ogni personaggio, racchiuso nel suo magico guscio, dovrà far fronte a quel silenzio, che equivale a segreto, a cui il titolo allude e che chiama in causa Laura, deus ex machina.

Paula Fox, che sarà piaciuta sicuramente a Raymond Carver ed è stata presa a modello da David Foster Wallace, descrive il dolore e le miserie dell’animo umano senza fare sconti né edulcorare nulla. Pone in risalto, neppure senza ironia, il punto di rottura delle dinamiche familiari, dove a scaturire quasi dal nulla sono i rancori e i torti mai sopiti, che si gonfiano durante le interazioni, come fossero vele mosse da un vento mefitico, tanto da giungere a prendere il largo fuori controllo, ciascuno per conto proprio. 

Nel rapporto (inesistente) fra Laura e la figlia Clara, che la donna ha affidato da subito alla nonna e vede di rado, è forse evocato un fatto autobiografico. L’autrice non ha mai avuto una vera famiglia e, come ha affermato in più d’un intervista, può questo essere un vantaggio ma anche una condanna. I genitori di Paula Fox infatti, due sceneggiatori, l’hanno abbandonata da piccola e affidata a un reverendo che l’ha cresciuta. A sua volta, quando a vent’anni la scrittrice ha avuto una figlia, ha reputato prudente darla in adozione. Questa figlia biologica, per aggiungere una curiosità, è la madre della cantante rock Courtney Love. 

Quelli di Paula Fox sono romanzi intessuti di vita. Alla luce di queste considerazioni, si comprenderà che anche la scrittura, come ogni altra cosa, ha le sue ragioni. Anche il più piccolo nonsense è importante, così come le personalità egoiste, assurde ed odiose che talvolta s’incontrano (quale è Laura). 

Il silenzio di Laura descrive uno spaccato di vita che forse a qualcuno potrà sembrare lontano anni luce, eppure là fuori esiste e potrebbe ghermire ad ogni angolo. Il disagio familiare, purtroppo, è un argomento su cui non si dovrebbe mai mettere un punto, ma così la discussione diventerebbe infinita e fuorviante ai fini del romanzo. Una storia che consiglio a chi nella lettura ama focalizzarsi prevalentemente sul come e non sul cosa succede. In questo modo, lo troverete avvincente.

Il silenzio di Laura
Paula Fox
Fazi, 20 settembre 2018
Pagine: 250
Prezzo: € 16,50

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa