La madre – Grazia Deledda

La madre è un romanzo di Grazia Deledda pubblicato per la prima volta nel 1920, che ha avuto, nel corso del tempo, numerose edizioni. Nonostante il titolo, i protagonisti di questa vicenda sono il parroco dell’immaginario paesino sardo di Aar, e Maria Maddalena, sua madre. Ai due viene dato eguale spazio, nei racconti che la Deledda evoca basandosi soprattutto sulle descrizioni, e ricorrendo se non raramente al dialogo. Paulo, questo il nome del prete, ha ventotto anni e si è innamorato di Agnese, una ragazza facoltosa del piccolo villaggio.

Tendeva a quella donna perché era la più affine a lui, anche lei non più giovanissima eppure ancora ignara e priva d’amore, chiusa nella sua casa come in un convento.

La madre del parroco è una donna povera, un tempo stata serva, che vive cercando di venire a patti con la superstizione in cui riversa la popolazione che, agli inizi del Novecento, crede ancora negli esorcismi. Con dura fatica è riuscita a far studiare in seminario il suo unico figlio, e con lui è tornata nel paese che l’ha vista giovane, per sostituire il vecchio parroco. Il “fantasma” di quest’ultimo, che negli ultimi anni di vita aveva preso a comportarsi in maniera non proprio ortodossa e che qualcuno insinua non essere mai morto, la tormenta nei sogni.
Il paese ha colori cupi, specie la notte, quando Paulo esce furtivo per andare a casa di Agnese, e la madre lo attende alzata, in cucina, con la sola compagnia dell’ululato del vento.
L’opera della Deledda si svolge in due giorni e mezzo, ovvero dal momento in cui la madre scopre la tresca fra il figlio e Agnese. Ritrovandosi con le spalle al muro, il figlio decide di non vedere più l’amata, al fine di rassicurare l’anziana genitrice.
Grazia Deledda descrive in maniera esemplare il tormento di questa madre, che qui rappresenta la coscienza. Il suo amore per il figlio la porta a porsi delle domane:

Perché, Signore, Paulo non poteva amare una donna? Tutti potevano amare, anche i servi e i mandriani, anche i ciechi e i condannati al carcere; perché il suo Paulo, la sua creatura, lui solo non poteva amare?.

Ella sarebbe disposta a mettere in discussione tutti i suoi principi, pur di vedere il figlio felice, ma la vergogna, per ciò che l’opinione pubblica potrebbe dire o pensare, ha il sopravvento. Escogita di fuggire, insieme col figlio, ma poi si tranquillizza sapendo che lui non rivedrà più la ragazza.
Ma il sentimento nei confronti di Agnese è molto forte, e Paulo non riesce a rinunciarvi. Con un pretesto, va a trovarla un’ultima volta. Agnese comprende che la madre del suo amato osteggia la loro relazione, e che in fondo Paulo è un codardo, poiché preferisce rinnegarla anziché uscire allo scoperto e confessare il loro amore. Quindi lo minaccia: l’indomani mattina, alla messa della domenica, rivelerà il segreto alla comunità. La via d’uscita consisterebbe nell’andarsene subito dal paese.
Paulo passa una notte insonne, dilaniato dalla paura di essere smascherato di fronte a quella gente di cui si professa pastore. Mette al corrente la madre della minaccia di Agnese, ma decide di non fuggire e di recarsi a celebrare la messa, quasi certo che la ragazza non vi mantenga fede.
Sarà proprio la morte prematura della madre, il cui cuore colmo di preoccupazioni cede in sordina, durante la messa, a divenire per quel figlio e la sua amante un’atroce punizione.

Attraverso il suo stile semplice ed evocativo, la Deledda ci introduce uno spaccato della società, in cui ipocrisia e senso di colpa vanno di pari passo. Un’Italia in cui le convenzioni sociali sono forse ancora più radicate di quanto lo siano ai tempi nostri. Paulo viene portato a riflettere sul suo comportamento degenere dalla madre, altrimenti egli avrebbe continuato ad alimentare quella corruzione che da sempre aleggia nelle categorie “insospettabili”.
L’angoscia della madre diventa dominante, il filo conduttore dell’opera.
Dovendo ricavarne una morale, potremmo dire che l’essere umano non possa avere tutto nella vita, bensì egli debba effettuare delle scelte precise.
Senza preoccuparsi del parere altrui, dovrebbe decidere col cuore. Sempre ammesso che ne abbia uno. Perché il parroco di Aar, mette al lettore questo dubbio.

 

La madre
Grazia Deledda
Mondadori, 1974
Pagine 196
Prezzo di copertina € 6,00

Cristina Biolcati

Cristina Biolcati

articolista, scrittrice e poetessa