Peppe Lanzetta e il commissario Peppenella

Ci siamo ormai affezionati al commissario Peppenella, creato dall’attore, drammaturgo e scrittore Peppe Lanzetta. Un uomo bizzarro, con la forfora, qualche chilo in più, ma attento  a risolvere i casi di attualità più strani. Abbiamo avuto l’occasione di conoscere il creatore di una lunga serie, speriamo, di gialli che raccontano la Napoli del nostro tempo, in preda a tutte le difficoltà sociali di cui siamo a conoscenza attraverso i telegiornali, Peppe Lanzetta, che, tra le altre cose, ci ha dato qualche indicazione per arricchire il nostro repertorio letterario.

I commissari di polizia protagonisti di libri sono tanti e diversi, il suo Peppenella sembra un uomo alla mano, con i suoi problemi familiari, ironico, divertente a tratti, chi lo ha ispirato?
In realtà nessuno. Proprio per il proliferare di commissari nei libri ognuno ha avuto la possibilità di immaginarsi il suo. A me piaceva l’idea di questo commissario che non nascondesse il suo corpo e lo esibisse come una marcia in più senza dunque un qualcosa che lo potesse frenare. L’ho immaginato così, con i capelli disordinati, la forfora e le bretelle portate su camicioni enormi. In realtà è un buono costretto a fare il duro per il suo ruolo, ma anche se provato dalla vita resta una persona che cerca di dare un senso alla vita senza incattivirsi.

Con il suo ultimo libro sembra che abbia voluto raccontare o denunciare le depravazioni della mente umana: come rapporti sessuali con animali. Dietro questi episodi c’è qualche altra verità che il lettore dovrebbe apprendere?
Pur essendo un uomo “navigato”, diciamo così, rimango ancora stupito quando sento di strane situazioni o delitti a sfondo sessuale perché credo che alcune persone che non hanno stabilito un rapporto chiaro con il sesso pensano che abbandonandosi alle perversioni più svariate possano sentirsi realmente trasgressive. Io la leggo invece come una grande solitudine, o un grosso bisogno d’amore, chiaramente ho cercato di esagerare con l’episodio del serpente ma basta seguire le cronache attuali per rendersi conto di come la realtà ha superato la fantasia.

La scelta di utilizzare nomi di personaggi del Vangelo come Gesù Cristo e Maddalena, oppure gli intrighi tra le monache, che significato assumono?
Innanzitutto rendere meno distanti le figure bibliche così mitizzate. Nel gergo dialettale napoletano si usa dire infatti Gesucri’ quando ci si rivolge a una persona di cui non si conosce il nome, questo anche per cercare di sminuire chi ci sta di fronte come a dire: ehi tu non crederai mica di essere Gesù Cristo. E poi soprattutto ho cercato di trasfigurare tutto il male che fanno questi personaggi associandoli alla figure sacre di cui parlano i vangeli. Gesù Cristo e Ponzio Pilato in particolare hanno un retrogusto comico essendo totalmente distanti nei comportamenti dai personaggi da cui prendono il nome.

Fra i libri degli altri, quale commissario poliziesco inventato le piace di più?
Premesso che non sono un grande lettore di gialli ho apprezzato molto la scrittura di Petros Markarīs con il suo commissario Charitos, mi sembra che parta dal poliziesco per arrivare a qualcosa di più rilevante a livello sociologico. Questo è proprio il lavoro che cerco di fare io che ho raccontato Napoli negli anni un po’ in tutte le salse ma adesso mi sono così affezionato al commissario Peppenella che mi serve per continuare a sviscerare il rapporto con questa città.

Dietro la sua formazione di scrittore chi si nasconde? Cioè chi sono stati i suoi personali padri della Letteratura? Ha un libro nel cuore che sente di consigliare?
I padri sono quelli a cui ti affezioni quando da giovane ti imbatti nelle letture che segneranno poi il tuo cammino, quindi io da sempre cito: in Italia Pasolini e Elsa Morante su tutti, e poi tra gli americani Henry Miller con la trilogia Sexus, Plexus, Nexus e i Tropici. Quando ho letto Miller da ragazzo non conoscevo bene la sua biografia e dall’uso del linguaggio e nel modo di raccontare le storie nei suoi libri pensavo fosse un giovane, quando in realtà era un uomo già avanti negli anni a dimostrazione del fatto che la grandezza non ha età. Il libro che mi sento di consigliare è Moby Dick di Melville, perché credo che ogni scrittore debba avere una sua bibbia e penso che questo romanzo sia quella di tanti scrittori.  

 

Maria Ausilia Gulino

Maria Ausilia Gulino

Teacher – Journalist