La panchina senza angeli – Filippo Parodi

Dopo La testa aspra (Gorilla Sapiens Edizioni, 2013), il genovese Filippo Parodi, milanese d’adozione, torna con una raccolta poetica dal titolo La panchina senza angeli (Fondazione Mario Luzi Editore, aprile 2017).
Avendo pubblicato in esordio con una casa editrice sempre alla ricerca di testi particolari, quale è Gorilla Sapiens, c’era da aspettarsi un’opera assolutamente non convenzionale, di quelle che intendono distinguersi e scioccare il lettore, al fine di ottenere una reazione importante.

E infatti, nella raccolta di poesie contenute in questo piccolo volume – componimenti scarni ma estesi, dalla punteggiatura strana, che talvolta ricorda un elettrocardiogramma che impenna, come in Pointless – si evince proprio una voglia di distinguersi, di essere diversi, al fine di sentirsi “vivi”.
Lo stereotipo è venuto a noia e nella spinta che si avverte (catastrofica) nell’atrio del diaframma, si nasconde quel che fa la differenza – parlo del componimento Diverso!, che mi ha dato proprio questa sensazione.

Il poeta si fa tante domande, retoriche oppure con termini antitetici e fra loro in palese contraddizione; è come se dicesse una cosa e poi, nel verso successivo, il suo esatto contrario – Insalata Materna ne è un chiaro esempio, un “calderone” dove la definizione insalata cade giusto a pennello.

«Ma se l’immagine Diversa che hai
di te non combaciasse?»

È la domanda che riecheggia e si fa strada. S’insinua fino a creare un varco. E così, parole come “bocca” – strumento attraverso cui si prende consapevolezza – “camel”, “baby margherita”, si ripetono a delineare un’eco profonda.
Come il suo omonimo, scultore del periodo Barocco, fra l’altro anch’egli genovese, Filippo Parodi si occupa di Estetica. Sua è una tesi sul verosimile e il meraviglioso nella poesia.
Ne La panchina senza angeli, il dialogo fra l’artista e il suo pubblico è estremizzato; portato ai massimi livelli.

Collaboratore della rivista filosofica Ultrafilosofia, mi era già capitato di leggere alcuni brevi racconti di questo autore, che sono vere e proprie “mitragliate” nel mondo della prosa, rapide escursioni affatto indolore. Alcuni dei mini racconti pubblicati su tale rivista, tradotti in poesia, compaiono ne “La panchina senza angeli”, un luogo ideale dove si sosta, ma nulla viene edulcorato o risparmiato al lettore, che viene messo di fronte a modelli culturali pregni di sterilità, talmente sono caduti nell’inedia.
Lo spirito deve salvarsi, in qualche modo, e ritrovare una sua nuova “spinta vitale”. E guai se questo non dovesse avvenire.

«Ogni bocca,
d’altro canto,
sul più bello
rispuntava.»

Questo a farmi credere che l’autore, nel pieno del suo progetto creativo, mai disperi né demorda.

 

La panchina degli angeli
Filippo Parodi
Fondazione Mario Luzi, 2017
Pagine: 98
Brossura € 18,90