Maria Franzè: i segreti per nutrire l’anima

Dopo la lettura de Le donne, i bambini e la guerra, edito da GM Press scritto da Maria Franzè abbiamo avuto il piacere di incontrare l’autrice e di parlare nuovamente del suo libro, dell’emigrazione, dei problemi attuali che riguardano le donne. Per l’autrice i pilastri della Letteratura con le loro opere hanno nutrito la sua anima nei momenti più bui, e penso che ogni lettore possa trarre giovamento da questo esempio che inneggia alla lettura per illuminare i propri giorni.

Corrispondenze narra di un forte legame familiare: secondo lei come può consolidarsi un affetto e diventare indissolubile?
Non credo esista una regola generale affinché un affetto diventi indissolubile. Sicuramente l’amore, il rispetto e la reciprocità sono dei pilastri che aiutano a mantenere forte e vivo un rapporto. Infine ci sono quei legami fatti di “corrispondenze d’amorosi sensi”, vissuti con impeto e passione al di là dello spazio e del tempo come l’amore che lega Clelia e Vittoria, le due sorelle di Corrispondenze, i cui ingredienti sono pura magia e mistero.

C’è qualcosa di autobiografico nei suoi racconti? A lei quale piace un po’ di più?
Di autobiografico ci sono le emozioni. Di biografico c’è l’emigrazione: nella mia storia familiare ci sono state tante partenze, quando l’Italia era povera e la Calabria poverissima, alla ricerca di un mondo migliore e più umano in cui vivere (Australia, Stati Uniti, Germania, Francia e Svizzera). Sono nipote e figlia di migranti. E a tal proposito, sono due i miei racconti preferiti: Finisco di scrivere con la penna ma mai con il cuore e Sven. Il primo perché racconta del fenomeno emigrazione nell’Italia immiserita del Dopoguerra attraverso la corrispondenza di due sorelle e di una giovane coppia di sposi. Clelia, una delle due sorelle, è costretta ad abbandonare la sua amata terra, la Calabria, per emigrare negli Stati Uniti in cerca di fortuna. Rocco, marito di Vittoria, si separa da moglie e figli per poterli sfamare e va a lavorare in Germania.
Anche Sven narra di emigrazione. Infatti, la giovane Jovanka e il suo bambino Sven, in modo traumatico si distaccano dalla loro casa, dai loro affetti e dal loro paese (il Kosovo) lacerato dalla guerra etnica del 1996/1999, con la speranza di approdare in un mondo più giusto e senza guerra. L’istinto di sopravvivenza porta sempre ad abbandonare luoghi dove ci sono miseria, paura e guerra, e chiudere i porti è inutile e disumano, perché non si può fermare la speranza di chi sogna di vivere in un mondo normale, la cui unica colpa è di essere nato nella parte “sbagliata” del mondo.

Nel passato e ancora oggi la donna è stata sempre bersaglio di colpe: eppure qualcuna è stata più fortunata rispetto a un’altra, vedi la sorella che vive a New York che con tante difficoltà è riuscita a crearsi dei pilastri importanti, e vedi invece la mamma di Sven che purtroppo ha subito la vergogna e la perdita della dignità: in che modo oggi la donna può riscattarsi e vincere?
La donna purtroppo, malgrado la proclamata parità/emancipazione con annessi diritti acquisiti, frutto di dure battaglie, è ancora bersaglio, oggetto di violenza e discriminazione nel mondo del lavoro e in quello familiare. Il femminicidio, per esempio, è un fenomeno allarmante che ci racconta di una società violentemente maschilista, retrograda e patriarcale. In un simile contesto è fondamentale il coraggio di reagire per combattere gli atteggiamenti e le storture di un modello ingiusto e disumano che si accanisce contro le donne, gli omosessuali e i migranti, contro i deboli e i diversi, trincerandosi dietro l’alibi della sicurezza, ma è un paradosso perché la sicurezza si fonda sul diritto e quando i diritti vengono calpestati c’è meno sicurezza per tutti.

C’è un libro e/o un autore a cui è legata particolarmente? Che insegnamento ne ha tratto?
È difficile rispondere, la lettura è la mia passione, leggo tantissimo e da sempre. Non ho un autore preferito ma ne ho alcuni che elencherò in ordine di lettura: Henry Miller, Fëdor Dostoevskij, Lev Tolstoj, Marcel Proust, Jose Saramago, Doris Lessing, Victor Hugo e Yukio Mishima. Questi scrittori monumentali della Letteratura, per me sono dei genitori spirituali, con i loro capolavori hanno nutrito la mia anima e la mia mente e reso più sopportabili i periodi esistenziali più bui illuminandoli di luce. La lettura è una miniera inesauribile di ricchezza.

Chi è Maria Franzè nella vita di tutti i giorni?
Sono una donna sincera e leale, sognatrice e idealista che aspira a un mondo di pace e gentilezza e nella vita di tutti i giorni mi impegno a essere coerente con i miei principi.

Quale messaggio vorrebbe dare ai giovani di questo tempo che purtroppo non hanno memoria?
«Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso»: è questo il mio messaggio, la frase è di Anne Herbert e credo sia meravigliosa.

 

Maria Ausilia Gulino

Maria Ausilia Gulino

Teacher – Journalist