Celeste 1872 – Ivano Mingotti

Celeste 1872, di Ivano Mingotti, è la storia della nave Mery celeste. Il nome attribuitole, dopo averne cambiato tre per la brutta fine dei tre comandanti precedenti, probabilmente, è della figlia di Galileo Galilei, santificata. Il proprietario è Benjamin Briggs, il quale parte dagli Stati Uniti insieme alla moglie Sarah e alla figlioletta Sophia Matilda, con un carico di alcol da portare in Italia, esattamente a Genova. In letteratura abbiamo dei riscontri in Charles Baudelaire Il mare è lo specchio dell’uomo oppure in Hernest Hemingwai Il vecchio e il mare, con Mingotti però è una donna, Sarah, la moglie di Benjamin Briggs, unica donna a bordo di una nave stregata, ad essere artefice di un monologo tumultuoso, che rivela sentimenti deliranti di donna, di madre e di credente in Dio. L’autore si mantiene lontano dal tema drammatico del monologo, senza mai intervenire o pensare ad una mediazione tematica e sentimentale che, invece, nel monologo trova spazio quando si trasforma in soliloquio, abbracciando la forte fede religiosa del personaggio che si rivolge al Signore per mediare la giustizia a bordo della nave. Questo soliloquio nasce, sicuramente, da una mancanza di sicurezza, che si annida nell’assenza di certezza di un sicuro approdo al porto di Genova, dopo una lunga traversata oceanica, racconta le proprie emozioni, tutte farcite da appelli ultraterreni, rivolti al Signore quasi come elemento curativo e giustificativo di uno stato d’animo, che inizia a logorarsi col frantumare la personalità dell’essere e facendola sparire come una goccia d’acqua caduta nell’immensità dell’oceano. Il monologo di Sarah si perde anche in un silenzio introspettivo, dopo avere coinvolto la sua bimba, Sophia Matilda, che percepisce i suoni delle parole ma non il significato, mentre le onde dell’oceano battono il tempo in modo monotono come le lancette dell’orologio, in un viaggio interminabile. Quando l’appello al Signore e l’affidarsi nelle sue mani, per un attimo, si fermano, ci si accorge che il monologo si depura, facendo apparire un’ansia devastante, quasi oppressiva, al punto da ritenere azzardata la presenza della donna e della sua creatura a bordo della nave.

Guardalo, questo cielo, Signore; guarda queste nuvole cariche, ancora, guarda il tuo sole nascondersi tra l’orizzonte e le nubi: come posso non aver paura di un’altra notte come quella, di un’altra scossa come quella passata?
[…] E la bimba ancora piangeva, Signore, la bimba non smetteva di piangere. La bimba non smetteva di piangere.

Un monologo terrificante, quello di Sarah, inizia con l’odiare il capitano della nave, detestare l’equipaggio, fatto da una ciurma di marinai sporchi e volgari, fino ad annullare la figura del marito per il suo dialogare col personale di bordo e con esso rendere ingombrante persino la presenza della figlia, pur essendo avvolta dal lenzuolo dell’innocenza. Impreca il Signore per uscire da una realtà ormai terrificante e chiede un segno che manifesti la sua presenza. Un giorno, mentre prega per la protezione del viaggio, sulla nave appare un bagliore accecante di luce bianca, che individua come un segno della presenza di Dio, mentre il capitano reagisce a questo fenomeno in modo inquieto e la ciurma diventa nervosa. Il marito Benjamin, invece, appare stanco e appesantito, la figlioletta strilla, qualcosa accade fino a impressionare tutte l’equipaggio della nave, Sarah implora il Signore dall’interno della sua cabina, quasi in modo ossessivo, chiedendo un segno a testimonianza della presenza divina. Dal ponte si sentono passi pesanti, sembra trattarsi di una guardia, che non c’era prima, seguono urla che richiamano Sarah sul ponte, dove vede facce impaurite, il capitano in ginocchio ad osservare un fucile lasciato a terra, Benjamin confuso e l’equipaggio che grida ad alta voce, sorpreso, sbigottito e terrorizzato per la scomparsa di un membro dell’equipaggio. L’io narrante di Sarah coglie l’interiorità e la drammaticità di ciò che accade, la scomparsa del marinaio secondo il capitano è dovuta ad un omicidio e, quindi, cerca un colpevole che individua e incatena trascinandolo nella stiva. Il monologo continua drammaticamente sull’essere o non essere la moglie di Benjamin, oltre all’odio per il capitano, l’evento dell’abbaglio di luce si ripete e altri due fucili vengono ritrovati sul ponte con la scomparsa di un marinaio e del cuoco. Il Capitano Richardson prende un membro dell’equipaggio «Eri tu il suo complice, tedesco, e dovrete pagare per i vostri delitti», fino a quando lo schiocco del grilletto del fucile mette fine alla loro esistenza.

Devo ammetterlo, qui niente è più normale. Non io, che dovrei essere piegata dallo schifo, dalla vergogna, perfino dalla nausea nel vedere due cadaveri, due crani perforati, schizzi di sangue e rimasugli di cervella sopra il legno; e invece niente, me ne resto a guardare, come stessi leggendo di tutto questo in un romanzo.

Adesso sia il capitano che Benjamin e i due marinai rimasti sono terribilmente scossi, Richardson crede di essere un diavolo, gli altri credono di essere posseduti da qualche spirito maligno, mentre Sarah diventa insensibile ad ogni evento. Appare nella notte un’altra luce immensa, seguita da altre due, il capitano Richardson si butta contro sparando e urlando, fino a quando sparisce, a terra rimane il fucile e i suoi vestiti. Successivamente è il marinaio tedesco a sparare ma anche lui sparisce, lasciando a terra la divisa e il fucile, poi è Benjamin a sparare contro tutte le luci, sorridendo, ma scompare inesorabilmente, mentre Sarah raccoglie il suo fucile e, dopo avere appoggiato a terra la bambina, spara, spara contro la luce e, prima di chiudere gli occhi per sempre, un’altra luce le passa davanti portando via la bambina.

La nave Mary Celeste rimane sola, vicina alle Azzorre, con il suo carico, senza nocchiero e contro tutte le intemperie, gli abbagli e le tempeste, mentre il silenzio tombale pone fine al bellissimo monologo di Ivano Mingotti.  

 

Celeste 1872
Ivano Mingotti
Alter Ego, 2015
Pagine 166
Prezzo di copertina € 13,00

Franco Santangelo

Franco Santangelo

Critico e Storico